RawFoil – Materiale grezzo

Il nuovo EP dei RawFoil, “Tales from the Four Towers” (Buil2Kill Records), non è solo una cascata di riff, ma anche un vero e proprio tsunami di ironia. Un’onda distruttrice che mette a serio rischio le seriose fondamenta su cui si regge la scena metallica italiana.

Ciao Francesco (Ruvolo, voce), un paio di anni fa avete pubblicato il vostro esordio “Evolution in Action”, oggi tornate con un EP: possiamo considerare “Tales from the Four Towers” il frutto dell’evoluzione in atto che dava il titolo titolo del vostro primo album?
Intanto, grazie mille per questa intervista e per lo spazio che ci dedichi! Guarda, secondo noi sì! Dove per evoluzione intendiamo una crescita come band, una leggera variazione nello stile e una voglia crescente di osare e di provare cose nuove con i prossimi lavori. Avendo atteso tanto tempo a far uscire il primo album, ci è sembrato giusto tornare con del nuovo materiale così da testare le canzoni contenute in questo EP, interamente fatte dalla nuova formazione. Un modo per avere in mano un esempio di cosa potevamo realmente fare, lavorando sui nuovi pezzi con molta più sicurezza.

Infatti, mi domandavo: come mai avete scelto di pubblicare un lavoro di solo quattro brani e non di attendere di avere qualche pezzo in più per incidere un vero e proprio album?
Giusta domanda! Questo EP possiamo considerarlo in realtà un concept. Abbiamo raccolto quattro storie particolari e le abbiamo volute appositamente scindere da un album cosi da aumentarne l’importanza! Poi data la natura “ironica” delle tracce, abbiamo preferito mantenere il tutto in un unico EP, sia per i contenuti musicali, sia per quelli visivi. Copertina, foto e booklet sono stati studiati appositamente attorno a questi brani.

Come si è arrivati dal culto della personalità decantata alcuni decadi fa dai Living Colour al culto dell’ignoranza che dà il titolo a un vostro brano?
Ottima la citazione dei Living Colour, che adoro! Ti dirò la verità, “Cult Of The Ignorance” nasce da un progetto “parallelo” che si era creato nel 2014 ma mai concretizzato. Ci è sembrato giusto omaggiare quella fase! Parlando della traccia in sé, il culto dell’ignoranza deriva dal bisogno di raccogliere le situazioni di disagio e di ignoranza, appunto, che abbiamo vissuto o visto, e nell’immaginario dell’EP ci sembrava un ottimo legante tra le varie canzoni. Oltretutto, non credi che suoni molto bene “Culto dell’Ignoranza” se paragonato alle varie religioni e credi già esistenti?!

I Rawfoil propongono un thrash metal dall’alto contenuto ironico, da questo punto di vista il nuovo EP non fa una piega: in una scena seriosa come quella metal italiana, non credete che la cosa possa essere controproducente?
Secondo me no. Magari, se ne fosse esistita una, forse sarebbe stata la scena a doversi prendere meno sul serio. Noto sempre di più che le persone, o le stesse band, tendono a vedere il metal come una situazione già ben definita per inneggiare agli stereotipi che lo hanno reso grandioso, come la rabbia, la voglia di ribellione, il bisogno di distaccarsi dall’auto-conformismo e tanti altri elementi. Senza considerare, poi, che il metal è e può essere intelligente, divertente e tutt’altro che banale! Potrei citare un sacco di band che fanno dell’ironia e del divertimento il loro punto forte (vedi i Tankard su tutti). Non intendo che un gruppo debba per forza scherzare, (anche perché l’80% dei pezzi del nostro primo album, come del nuovo, parlano di tematiche serie e personali) ma pensiamo che il divertimento nel suonare i propri pezzi debba essere presente!


Venite da una zona di Italia particolarmente colpita dal Covid-19, pensate che in futuro questa esperienza possa condizionare il vostro songwriting?
Il nostro songwriting non è mai stato condizionato da un particolare momento o da una situazione quindi anche in questo caso non pensiamo ci siano differenze. Sicuramente speriamo che venga condizionato il modo di pensare delle persone che seguono il nostro genere ed in particolare la musica emergente. Avendo visto quanto disagio e quanti problemi ha creato questa situazione, pensiamo che ci sia bisogno di più coesione e di più consensi anche per noi piccole realtà. Discorso che ovviamente vale anche per quei locali piccoli/medi che alla fine rendono possibile il potersi esibire.

Torniamo a cose più terrene: cosa diavolo sono le code le che escono fuori dalle quattro torri?Questa è una domanda interessante! In pochi riescono a trovare i dettagli nelle illustrazioni che le band tirano fuori! Infatti, è proprio un dettaglio che nemmeno io ho colto! Quali code?? AHAHAHAH penso tu intenda le “dita” della mano del KING (la ovvia rappresentazione violenta di Giovanni Rana, in alto a destra per intenderci) che ci si appoggia sovrastando le quattro torri! Se non intendevi quelle non saprei proprio e nel caso ne possiamo parlare!

Deliri da scribacchino, lasciamo stare! Se non erro la cover del disco è di Roberto Toderico, il disegno è una vostra idea o avete lasciato carta bianca all’illustratore?
Esatto, per l’illustrazione ci siamo affidati di nuovo a TODD! Dato l’ottimo lavoro del primo album siamo andati a colpo sicuro di nuovo, questa volta però avevamo più o meno un idea sia dei personaggi (che sono raffigurati esattamente come quelli veri da cui abbiamo preso ispirazione per le tracce) sia della posizione. Poi il Maestro ci ha messo ovviamente il suo tocco!

Musicalmente proponete un classico thrash, come è nato il vostro amore per questo genere?Siamo partiti senza avere uno stampo definito, ma con l’andare del tempo ci siamo resi conto che ciò che volevamo suonare era un genere diretto e veloce, che, però, potesse includere anche varie sfaccettature ed essere plasmato senza venire snaturato. La cosa che ci piace di più è spaziare attorno ad altri generi. Sperimentare e provare cose nuove o cimentarci in qualcosa di più difficile del classico riffone thrash. Ognuno di noi, a parte il thrash in comune, ascolta o suona anche generi completamente diversi e ciò rende possibile l’aggiunta di qualcosa di nuovo. Insomma, ci piace complicarci la vita, e già da questo EP la differenza si può sentire!

Ricordo che a metà anni 90 tutti davano per spacciato il thrash, invece oggi riscuote nuovamente tanto interesse: come vi spiegate il ritorno in auge di queste sonorità?
È un po come le mode, cosi come ogni tanto tornano in vita i panta a zampa, torna anche la musica!
Penso che ci siano state delle evoluzioni un po’ in tutti i generi che hanno messo in ombra quelli già esistenti, e per le persone abituate ad un determinato stile, sentirne uno leggermente diverso è stato un bel colpo! Sicuramente il fatto che tante band thrash degli anni 80 continuino a tirare fuori album, per la maggior parte molto buoni, è uno dei motivi per cui questo genere non mollerà tanto facilmente la presa! Un ottimo seppur triste motivo è l’abbandono di alcune band storiche, vedi gli Slayer. Basta che dicano che si sciolgono e riempiono il Forum di Assago anche tutti i sabati sera! Chiudo dicendo che il fattore “nostalgia” in questo genere sia fondamentale.

Esiste una scena thrash in italiana o ci troviamo innanzi a delle entità che si muovono individualmente?
Non mi sembra corretto parlare solo di scena thrash, io penso che ci sia una scena metal in italia che non ha nulla da invidiare a quelle straniere tanto acclamate, in termini di band, pubblico e addetti ai lavori. Noi stessi spesso abbiamo suonato con gruppi che non hanno nulla a che fare con il nostro genere e la cosa ci è piaciuta molto! Quello che per ora manca, o è comunque limitatissima, è la curiosità. Curiosità nello scoprire nuove band, nell’andarle a vedere In ambito live cosi da scoprire magari uno spettacolo inaspettato, curiosità anche solo nel conoscere gente nuova in luoghi come locali, concerti o eventi, e questo ci dispiace molto.

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