Fulci – Il tropico della morte

Nell’agonizzante mercato discografico c’è ancora chi si muove con disinvoltura, forse perché tra i morti ci sta più che bene. Con un cocktail in una mano e un machete nell’altra, i casertani Fulci si sono fatti strada lasciando alle proprie spalle una pila di cadaveri sulla quale sventola il vessillo di “Tropical Sun” (Time to Kill Records).

Benvenuto Fiore (voce), “Tropical Sun” a che ristampa è arrivato? Ormai è difficile starvi dietro.
Ciao Giuseppe, il nostro secondo album “Tropical Sun” si avvia verso la terza ristampa: sia in formato CD che vinile. Time to Kill Records ha inoltre stampato 100 cassette che sono andate sold out in circa un paio di settimane… In arrivo altre ristampe e sorprese: stay tuned!

Oltre a un discorso prettamente qualitativo, come vi spiegate un successo commerciale del genere in una fase storica in cui di dischi non se ne vendono più?
In effetti siamo felicemente sorpresi, sapevamo di aver sfornato un buon disco, nessuno di noi però immaginava di arrivare alla terza ristampa in così poco tempo. Il concept album, la buona musica e la super copertina sono alla base del successo commerciale del disco. Ovviamente la promozione dell’etichetta e il tour oltreoceano hanno giocato un ruolo fondamentale. Nonostante tutto “Tropical Sun” continua a vendere!

Ok l’arte, ma è indubbio che una band deve tener conto anche di alcuni fattori economici, l’attuale situazione di blocco dei concerti a tempo indeterminato immagino che vi penalizzi anche dal punto di vista delle vendite dell’album e del merchandising, notoriamente materiale da “banchetto”. Mi sbaglio?
Come anticipato nella precedente risposta: riguardo le vendite non possiamo lamentarci. I supporter hanno continuato ad acquistare dischi e merch, anche in un periodo così buio per la musica e l’arte in generale. Il “dolore” più grande è quello di non poter andare ai concerti e soprattutto non poter suonare dal vivo!

Cos’ha “Tropical Sun” che mancava al vostro esordio “Opening the Hell Gates”?
“Tropical Sun” è un vero e proprio tributo alla storica pellicola di Lucio Fulci: Zombi 2 e va al di là della sola attitudine death metal! Il disco ti “trasporta” sull’isola di Matul, in quell’Inferno di morti viventi, tamburi assordanti e chiese che bruciano, grazie all’introduzione dei synth suonati dal nostro chitarrista Dome e i sample estratti dal film.

Vi ribalto la domanda: c’è qualcosa che aveva “Opening the Hell Gates” e che manca a “Tropical Sun” e che magari vorreste recuperare in futuro?
No! Non c’è! Ahahah, scherzi a parte… “OTHG” è un disco che suona “acerbo” rispetto all’ultimo; ci sono comunque dei brani di qualità a mio avviso. Indimenticabili i feat con il nostro fratello Marco Dubbioso (Face Your Enemy) e “The Boss” Enrico Giannone (Undertakers). #GORELIFE

Il genere da voi proposto si rifà apertamente alla scuola americana, eppure c’è un qualcosa che vi distingue dal resto delle compagini che propongono queste sonorità. Direi che il vostro sound ha un qualcosa di tipicamente italiano, anche se non avvertibile a livello conscio. Qual è il vostro ingrediente segreto?
L’ingrediente segreto è la passione per il cinema horror ed il death metal! Il sound che contraddistingue “Tropical Sun” è soprattutto merito di Leandro Ferraiuolo e del suo lavoro presso i “Till Deaf” Recordings Studio. Di tipicamente italiano c’è di sicuro il “gusto” e l’essere genuini… Oltre a Lucio Fulci ovviamente, ahahah.

Pur mentendo un approccio tipicamente classico al genere, non vi risparmiate delle collaborazioni con generi differenti. Mi riferisco a “Death by Metal” , il vostro singolo realizzato con il rapper Metal Carter: idea vostra o sua?
Spaziamo molto negli ascolti e le nostre composizioni sono influenzate da ciò che ci piace. La collaborazione con Metal Carter è una nostra idea. Marco “Death Master” ci segue fin dagli esordi essendo lui un grande fan del cinema horror e del death metal, nonché fondatore dei Corpse Fuckingart! Dopo aver condiviso il camerino in occasione di un festival e parlato per ore di metal estremo, cinema e tatuaggi è nato questo sodalizio che ha portato alla stesura di “Death by Metal”, titolo che accomuna tutti noi e che onora l’immenso Chuck Shuldiner e i Death.

Magari ne avete parlato tra voi, è difficile rappare su una base death metal?
Proprio ieri ho avuto il piacere di incontrare Marco, quale miglior occasione per rivolgere direttamente a lui la medesima domanda? Questa è stata la sua risposta: “non ho avuto difficoltà a rappare su quel riff… quel tempo cadenzato alla Obituary lo abbiamo studiato insieme, ho chiesto i BPM che si utilizzano nel rap classico. Il riff metal è semplice, entra in testa e si presta alla mia metrica”.

Altra scelta coraggiosa è quella di non avere un batterista in carne e ossa, vorrei sapere che cosa vi ha portato a questa decisione e se è una scelta definitiva o in futuro le cose potrebbero cambiare?
All’inizio suonare con una drum machine è stata una necessità. Oggi è diventato un punto di forza in quanto riusciamo ad organizzarci e spostarci molto velocemente concentrandoci maggiormente sull’impatto atmosferico dello show attraverso la proiezione delle scene dei film o inserendo elementi “decorativi” sul palco. Ciò non esclude la possibilità di registrare un album o suonare dal vivo con un vero batterista, esperienza già vissuta (in parte) durante l’esecuzione di un brano in occasione del CBC Party 6!

Argento, Bava, Lenzi, Avati: perché avete scelto proprio Fulci per il nome della vostra band?
Grandi nomi per film che lasciano il segno, registi che indubbiamente amiamo e ammiriamo. La scelta però è ricaduta su Fulci in quanto (capolavori a parte), il connubio tra le storie cruente unite alle scene gore dei suoi film e un genere musicale come il death metal è assolutamente fatale!

Nelle vostre canzoni usate sample estratti da film horror, ma non avete mai pensato di rilasciare un concept album, magari la colonna sonora di un film immaginario?
L’utilizzo dei sample è indispensabile per intraprendere “il viaggio onirico” e vivere così una “Cinematic Death Metal Experience”. Stiamo lavorando alla soundtrack di un corto, per il momento non posso dire altro. Per il resto ci dedichiamo con molta responsabilità ad omaggiare le pellicole del Maestro.

Fighissima e cinematografica la copertina: chi l’ha realizzata?
Hehehe, grazie, piace un sacco anche a noi. L’opera è dell’illustratore Chris “Misanthropic Art” che tra l’altro ha collaborato con band del calibro di Behemoth, Asphyx, Hate Eternal, Mortuary Drape ecc. L’artwork di “Tropical Sun” è stato selezionato e inserito nel libro illustrato “Best Metal Artworks 2019” insieme ad altri suoi lavori.

Restiamo in tema di immagini, anche se in movimento: quanto è importante per una band come i Fulci avere un video fuori e quali sono i canali più opportuni per la sua circolazione?
I videoclip sono un mezzo diretto e veloce per promuovere la propria musica, quindi importantissimo per noi, come per tutte le altre band. Abbiamo girato vari videoclip, la cosa ci diverte molto e ci permette di esprimere a pieno la nostra attitudine estrema e la passione per il cinema da cui prendiamo spunto. Ultimamente abbiamo girato anche dei video live presso i “Till Deaf” Recodings Studio con il supporto di Davidino “Kill the Slow” alla camera inaugurando il format chiamato “Rehearsal Doom”. Consideriamo youtube (e nello specifico canali youtube dedicati) il migliore dei portali per la diffusione video con il suo miliardo di utenti e il suo approccio semplice ed intuitivo.

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