Cult of Lilith – I figli della dea

Gli islandesi Cult of Lilith potrebbero essere la risposta alle preghiere di tutti quelli che chiedono agli dèi del metallo qualcosa di nuovo. La band capitanata da Daniel Þór Hannesson è arrivata all’esordio dalla porta principale, quella con la targhetta Metal Blade sul campanello, mostrando già un’ottima personalità e poca paura di sbagliare. All’interno di “Mara” troverete una varietà impressionanti di generi (estremi e non) che convivono felicemente, tanto da candidare i Cult of Lilith al titolo di sorpresa del 2020.

Ciao Daniel, potresti presentare la tua band ai nostri lettori?
Siamo i Cult of Lilith e il nostro obiettivo è quello di creare musica stimolante ed estrema abbinata a un’immagine non convenzionale. Traiamo ispirazione da più generi e da svariati periodi della storia della musica con l’intenzione di comporre qualcosa di veramente unico e diversificato, anche se sempre legato a un tema unico e coerente.

Lilith è una figura della mitologia ebraica, perché, nonostante voi siate islandesi, non hai scelto una divinità dal pantheon nordico?
Lilith è una figura più interessante, secondo me, si adatta al meglio al concept della band. Avere un nome legato con la mitologia norrena sarebbe stato fuorviante laddove la nostra musica non suona affatto nordica. Anche vivendo e crescendo in parte in Islanda, ci sarebbe sembrato un cliché l’utilizzo mitologia nordica.

Altra cosa interessante che vorrei che m spiegassi è la definizione che hai dato alla tua musica: cosa significa “Necromechanical baroque”?
Dato che proponiamo un death metal dal feeling meccanico e lo fondiamo, tra le altre cose, con influenze barocche, troviamo questa descrizione un mashup interessante non solo per il suono ma anche per le immagini. I nostri temi lirici spaziano dalla mitologia antica alla fanyasy, alla fantascienza e all’horror fantascientifico.

Alcune linee vocali e certi cori sul disco denotano dell’influenze Fear Factory, Cynic e Strapping Young Lad, sei d’accordo?
Effettivamente, il nostro cantante è fortemente influenzato da Devin Townsend, quindi ha senso. Posso anche capire il riferimento ai Fear Factory per alcune parti, mentre i Cynic sono una mia grande influenza, potrebbero aver influito sul suono.

Parliamo allora proprio del vostro sound: non è la tipica musica fredda del Nord Europa, c’è un tocco di mediterraneo. Come spieghi questa “incongruenza” geografica?
Bene, abbiamo un cantante spagnolo che è ci fornisce un legame diretto con il mediterraneo. Anch’io sono in parte spagnolo, però penso che alla fine il tutto sia dovuto principalmente alle nostre influenze. Ci ispiriamo alla musica barocca e classica, che erano molto importanti nei paesi mediterranei, e naturalmente anche al flamenco.

Approfondiamo maggiormente le vostre influenze flamenco, in questo senso sul vostro album c’è un pezzo emblematico, “Profeta Paloma”. Come è nata questa canzone?
Volevamo includere un po’ di influenze flamenco nell’album e ribadire il nostro legame con la Spagna. Credo che queste sonorità si adattino molto bene alla parte puramente black metal che apre il brano. Abbiamo contattato Reynir Hauksson, un grande chitarrista di flamenco, che ha scritto ed eseguito quel fantastico interludio. Un cantante spagnolo, di nome Fernando Pérez, ha poi registrato la voce cantando i testi del nostro Mario.

Mario Infantes Ávalos è entrato da poco nel gruppo, ma credo che in qualche modo abbia influenzato non poco la resa finale del disco, no?
Ha portato tanta varietà e un’impressionante gamma vocale, quindi ha avuto un impatto enorme sulla progressione della band. Abbiamo sempre voluto pensare fuori dagli schemi e provare cose nuove e lui si adattava perfettamente a quelle aspirazioni.

Un’altra traccia che adoro è “Le Soupir du Fantome”, potresti dire qualcosa su questa canzone?
In realtà ho scritto l’introduzione di quella canzone molti anni fa. Volevo terminare l’album con un pezzo epico, quindi ho ripreso da dove avevo interrotto e ho iniziato a sovrapporre l’intro con una contro-melodia alla chitarra e alcuni altri strumenti per aggiungere un tocco sinfonico. Alla fine, partendo da quello, ho costruito una canzone death metal completamente ispirata al barocco. Anche il nostro cantante Mario ha fatto un ottimo lavoro aggiungendo nella parte iniziale quei cori gregoriani che ben si sposano con l’organo da chiesa che si inserisce più tardi nella canzone.

All’inizio mi hai detto che il vostro obiettivo è quello di creare musica poco convenzionale da abbinare ad un’immagine poco standardizzata. Nella foto promozionale non indossate, infatti, il solito abbigliamento da band estrema, ma non temi che questo particolare aspetto potrebbe essere fuorviante per classificare il vostro sound?
Volevamo fare qualcosa di diverso, sentivamo la necessità di adottare un abbigliamento che si adattasse perfettamente al nome della band dando l’idea di un’elegante setta, dallo stile barocco e classico, dedita all’adorazione del culto di Lilith.

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