Vitam et Mortem – Il fiume della morte

Il black metal è nato da un forte sentimento di rifiuto e di chiusura. Però nel tempo ha mostrato sempre più una forte propensione all’apertura, alla contaminazione, che paradossalmente l’ha reso una sorta di spugna capace di assorbire ogni forma di disagio. Così può capitare di incrociare un gruppo come i colombiani Vitame et Mortem che nei loro testi approfondiscono aspetti legati a un male più terreno, come quello che ha falcidiato la loro terra per decenni. Ed è proprio di questo che parla il nuovo album, “El Río De La Muerte” (Satanath).

Ciao Julian, potresti presentare la tua band ai nostri lettori, magari non particolarmente avvezzi alla scena sudamericana?
Ciao amici a Il Raglio del Mulo, i Vitam et Mortem sono una band colombiana di blackened death nata nel 2002 a El Carmen de Viboral, una città nella regione orientale del dipartimento di Antioquia, dove in passato sono stati sorti gruppi metal estremi come Parabellum, Reencarnación e Masacre. I
V.E.M. sono in attività da diciotto anni con un lavoro ininterrotto e abbiamo pubblicato sei album che sono stati distribuiti in Colombia e in Europa. La nostra attività ci ha garantito un posto importante nella scena estrema in Colombia.

Il vostro è un ottimo mix di death e black dalle tinte teatrali, come siete arrivati al suono odienro?
All’inizio la nostra musica era black metal etnico (una formazione metal standard più strumenti preispanici), ma anno dopo anno il nostro suond è diventato sempre più pesante; per noi suonare e cantare death metal è poi risultato facile, naturale, organico, quindi questo suono è diventato la base della nostra musica, ma con molte influenze di black metal, musica rituale, musica etnica ed elementi sinfonici.

Avete scelto un nome in latino, cosa che in qualche modo crea un legame lontano con il mio Paese: ti piace la scena estrema italiana?
Sì, “Vitam et Mortem” potrebbe essere tradotto come “Vita nella morte”, la morte è l’argomento fondamentale nel nostro concept. Essendo un compositore e un cantante, sono fan della musica italiana in generale, adoro i vostri compositori del passato come Verdi, Puccini, Rossini e molti altri; ci sono molte buone band metal italiane che ho ascoltato come Graveworm, Stormlord, Evol, Fleshgod Apocalypse, Opera IX.

Pur non parlando lo spagnolo, o forse proprio per questo, ho sempre subito una certa fascinazione per questa lingua in ambito estremo. La trovo selvaggia ed evocativa. Quando mi capita alle band italiane che cantano in italiano di chiedere quali difficoltà tecniche questa scelta comporti, tutti mi confermano che per motivi di metrica l’inglese è più agevole. Vale la stessa cosa anche per la tua lingua madre?
La musica metal è stata tradizionalmente cantata in inglese, ma per noi è molto importante esprimerci nella nostra lingua madre perché trattiamo temi legati alle nostre antiche radici culturali e alla guerra che ha tenuto in ostaggio la Colombia per 60 anni. Cantare nella nostra lingua madre ora è diventato più facile per me, ma la cosa più importante è che mi permette esplorare forme poetiche, forme ritmiche ed estetiche che l’inglese non ha. La lingua era ed è tuttora anche un modo per mostrare il proprio dominio su altre culture, per questo motivo è molto importante che tutte le culture del mondo possano esprimersi in modo differente e rimanere autentiche e diverse.

“El río de la muerte” è il vostro ultimo lavoro, ti va di parlarcene?
“El río de la muerte” è il nostro sesto CD, è stato mixato e masterizzato da Jari Lindholm a Stoccolma, mentre Gustavo Adolfo Valderrama ha ricoperto il ruolo di produttore esecutivo a Vancouver. L’album è stato pubblicato dall’etichetta russa Satanath Records e dall’ecuadoregna Exhumed Records.

Mi pare di capire che si tratti di un concept album…
Esatto, si basa su l’analogia tra il fiume Magdalena, durante il periodo di massima violenza colombiana, e il fiume Acheronte della mitologia greca. Il viaggio dei morti nell’Ade è anche il viaggio dei cadaveri senza nome messi a tacere dai gruppi armati illegali e dalle forze militari statali che li condannarono a perire sul fiume Magdalena. Caronte, il traghettatore che trasporta i morti nell’Ade, rappresenta anche i pescatori eli Magdalena che si ritrovano nelle loro reti pesci e corpi dei defunti che abitano nelle profondità del fiume più importante e spaventoso della Colombia.

Di solito il black metal viene utilizzato per scrivere elegie di Satana e del male, voi siete un’eccezione perché invece trattate un tema storico dalla forte valenza sociale. Credi che i Vitam et Mortem in questo senso possano essere considerati una band politicizzata?
Vitam et Mortem sono una band immersa nel proprio contesto storico e nel presente: in questo nuovo album abbiamo parlato di una vecchia guerra che rimane una ferita sanguinante per il nostro Paese: si tratta di migliaia di morti, misere vittime. Noi parliamo per conto di coloro che sono stati messi a tacere dai proiettili dei gruppi paramilitari, dalla guerriglia e dalle forze militari nazionali. Una stima conta almeno 261.619 vittime tra il 1958 e il 2018. 214.584 di queste erano civili, 46.675 combattenti e ci sono ancora 360 morti non riconosciuti. Le uccisioni mirate sono gli atti di violenza più ricorrenti e sono stati compiuti da gruppi paramilitari, guerriglieri e forze militari nazionali. C’è un mucchio di 177.719 cadaveri causati da gruppi paramilitari (94.57), guerriglieri (36.682), forze militari nazionali (9.837). Noi Vitam et Mortem non parliamo di politica, parliamo di morte.

Ricordo il rapimento da parte delle FARC di Ingrid Betancourt nel 2002,se ne fece un gran parlare anche da noi, ora è migliorata la situazione nel tuo Paese?
La guerra in Colombia è cambiata ma rimane. Le FARC sono smobilitate, ma ci sono molti altri gruppi armati; il traffico di droga è la causa principale dell guerriglia in Colombia e va dalla giungla al Congresso della Repubblica: la droga è la nostre piaga.

Ho letto di alcuni metalhead uccisi dai narcos nel 90, è ancora pericoloso andare ai concerti metal in Colombia?
Non ne ho mai sentito parlare, la Colombia oggi è molto diversa dagli anni ’90, c’è ancora una guerra civile, ma è in luoghi strategici per il trasporto di cocaina, ma le città sono tranquille e ci si può godere un concerto senza pericolo.

2 pensieri riguardo “Vitam et Mortem – Il fiume della morte

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