Netherblade – Reborn in thrash!

Danilo Sunna, batterista dei Netherblade, ci ha presentato “Reborn” (Dark Hammer Legion e Volcano Records), primo full length dei thrasher (anzi, no… capirete meglio leggendo) italiani.

Ciao ragazzi, immagino che siate belli carichi per il primo full length “Reborn”!
Sì, siamo assolutamente gasatissimi anche perché ci abbiamo lavorato tantissimo e non vediamo l’ora di far ascoltare a tutti la nostra ultima fatica!

Come mai un titolo come “Reborn”? Sembra quasi il nome di un disco di una band che torna da una lunga pausa se non da uno scioglimento.
La band è nata dalle ceneri di un altro progetto attivo dal 2011, i Blindeath. Dopo lo scioglimento ad inizio 2016, i restanti membri – io, Simone Aiello, e Luca Frisenna – decisero di accogliere Andrea Ledda e Riccardo Bona in formazione per poter ricominciare a scrivere e comporre musica nuova. Dal quel momento abbiamo lavorato a quello che doveva essere il nostro primo album “Annihilation Of Self”, purtroppo durante la fase in studio le cose non sono andate per il meglio, il fonico ed il managment che avevamo all’epoca era totalmente in contrasto con la visione che noi avevamo della band e non ci siamo sentiti di pubblicare quel lavoro. Disco che poi è stato riarrangiato e riregistrato, mixato e masterizzato da quello che è attualmente il nostro sesto membro attivo della band, Carlo Meroniche. Insieme a Max Iantorno, ci ha aiutato tantissimo nel percorso che ha portato poi alla pubblicazione di “Annihilation Of Self” sottoforma di Ep per la Vomit Arcanus Prod. nel 2018/2019. Da lì abbiamo cominciato a lavorare al nuovo album componendo canzone su canzone tutte le tracce che avrebbero fatto parte della nuova release. Una volta conclusa la composizione, ci sentivamo rinati, ricaricati, pronti per prendere a pugni chi non ha mai creduto in noi o chi non avrebbe puntato un centesimo su questo nuovo album e, permettetemelo, credo che ci siamo riusciti.

Haii accenanto che prima della registrazione del disco la line up ha subito alcuni cambi, tiva di parlarne in modo più approfondito?
Sì, come già accennato prima dopo la prima registrazione di “Annihilation Of Self” nel 2017 la band ha perso Riccardo Bona che ha voluto separarsi per motivi artistici, abbiamo continuato per buona parte del 2018 in quattro, per poi accogliere ad inizio 2019 Davide Zacco alla chitarra in pianta stabile. Dopo le registrazioni di “Reborn”, anche Luca Frisenna ha deciso di lasciare la band ed è stato sostituito da Fabio Vanotti, che è l’attuale bassista dei Netherblade.

A febbraio avete rilasciato il singolo “Senza Volto” che non appare nella tracklist definitiva di “Reborn”, come mai?
In realtà, “Senza Volto” doveva essere uno dei singoli speciali che avevamo in programma per il disco e infatti è contenuto come bonus track, ma solo per la prima tiratura: purtroppo per via del Covid-19 abbiamo dovuto ritardare l’uscita del disco e quindi molti piani sono andati a scombinarsi, tra questi anche quello di “Senza Volto”. Abbiamo deciso di inserire la traccia solo sul supporto fisico come bonus track e solo per la prima tiratura.

Quali sono i brani più rappresentativi del disco?
Personalmente, ritengo che ci siamo quattro brani che rappresentino in tutto e per tutto il nostro percorso, anche perché tutti e dieci sono stati composti in un lasso di tempo di due anni , lasso di tempo durante il quale molte situazioni sono cambiate e anche molti approcci da parte di ognuno di noi alla musica che facevamo son cambiati. Partirei da “Reborn”, perché sicuramente tutto il significato del disco ruota intorno a quel testo e perché musicalmente secondo me sono i Netherblade che stanno assestando ancora il tiro, quelli che hanno capito in che direzione vogliono andare. Poi metterei “Nothing Is Real”: il testo è un sunto delle sensazioni che io stesso ho provato tra il 2016 ed il 2018 riguardo a tutto quello che ci è successo e musicalmente sono i Netherblade che hanno capito qual è la direzione giusta per loro. “Wasted Genereation” invece è un pezzo che inizialmente era stato scritto quando ancora io, Simone e Luca militavamo nei Blindeath, è stato un po’ il canto del cigno di quella band, è un pezzo valido secondo me, che rappresenta il nostro passato e che ci ricorda da dove veniamo. Il testo è stato riscritto da Andrea per renderlo più in linea con le tematiche attuali della band, parla delle nuove generazioni e di come si stanno buttando via per colpa delle vecchie generazioni prima di loro. “Killing Spree” invece, canzone riguardante il terrorismo, è secondo me la nostra anima sperimentale. È una traccia dove non ci siamo posti limiti, nella quale abbiamo deciso di mettere qualsiasi cosa ci passasse per la testa musicalmente, infatti nella intro abbiamo strumenti classici, organi, e persino un bouzuki che Simone ha trovato lì in studio e, cazzeggiandoci sopra, ha deciso di inserire come lead nella intro… rendendo il tutto molto mediorientale.

Quale pensate che sia il vostro pubblico di riferimento?
Noi puntiamo al pubblico del metal “Mainstream”, se così si può dire. Le nostre ispirazioni principali sono: Metallica, Machine Head, Slayer, Exodus… ma abbiamo una forte ammirazione anche per tutta la corrente moderna del metal. Il bello di questa band è che ognuno porta le sue influenze all’interno di essa: Born of Osiris, Slipknot, As i Lay Dying, Pantera, Death, Angelus Apatrida, Havok, Savage Messiah… insomma, seppur il nostro sound e le nostre ispirazioni principali sono gruppi thrash, abbiamo tantissimi elementi che si discostano dalla versione classica del genere e che non ci facciamo problemi a inserire nel nostro sound. Se possiamo essere sinceri, l’etichetta di thrasher ci sta cominciando ad andare un pochettino stretta. Dover per forza costringere la propria ispirazione e la propria creatività dietro quattro paletti imposti da un’etichetta… sinceramente a noi non va.

Il disco esce per un’accoppiata di case discografiche, Dark Hammer Legion e Volcano Records, dobbiamo aspettarci dei formati diversi per ognuna di loro?
Assolutamente no, il disco verrà rilasciato in formato digitale su tutte le piattaforme ed in formato fisico. Le etichette sono due, ma è come se fossero un organismo unico.

Dal vivo pescherete anche dall’EP d’esordio?
Sinceramente parlando, forse sì, ma non assicuro. Siamo talmente gasati riguardo questo nuovo disco che vogliamo spararvelo tutto una canzone dopo l’altra!

Credo che l’Italia stia vivendo un ottimo periodo in ambito thrash, con un nugolo di band di altissimo livello. Voi che fate parte del movimento ritenete che si possa parlare di vera propria scena o si tratta di entità distinte che vivono e ragionano in proprio?
Parlando francamente, credo che una scena vera e propria non ci sia mai stata, ho sempre e solo visto gruppetti formati da molti musicisti supportarsi a vicenda per amicizia o convenienza. Sinceramente non ho mai visto una collaborazione vera e propria in Italia. Noi personalmente supportiamo molte band del nostro Paese. Amici e non, perché ci piace la loro musica e stimiamo le persone che ne fanno parte. Credo però che, salvo rari cas,i si parla sempre di entità distinte che ragionano e vivono in proprio.

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