Nachtblut – Creatures of the night

Reduci da un periodo non proprio felice, i Nachtblut hanno riversato su disco tutte le proprie riflessioni. Il risultato è una natura morta, dal titolo “Vanitas” (Napalm Records), che il batterista Skoll ci ha raccontano nelle minime sfumature.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Skoll. Le “vanità” sono delle nature morta – molto diffuse tra gli esponenti della scuola pittorica olandese del XVII secolo – contenenti simboli lugubri messi là a ricordare della inevitabilità della fine. Possiamo considerare questo nuovo album una sorta di natura morta?
Sì e no. Le nostre canzoni e l’album hanno molta energia, quindi sono tutto tranne che morte o oggetti inanimati. Ma in effetti, l’album tratta aspetti legati alla mortalità, alla fine e alla transitorietà. Inoltre, nella tradizione dello stile “Vanitas”, mettiamo in discussione alcuni punti di vista su scelte o stili di vita. Abbiamo approfondito questi temi ma non abbiamo fatto dieci canzoni solo sulla morte. L’album tocca molti aspetti della vita: “Vanitas” è divertente e stimolante allo stesso tempo.

Come è nato “Vanitas”?
Abbiamo iniziato a pensare per la prima volta a un nuovo album in concomitanza con gli ultimi spettacoli del nostro Apostasie Tour 2018, ma ci è voluto un po’ per raccogliere tutte le idee. Come tutti i nostri dischi, anche “Vanitas” è un’istantanea delle cose che avevamo in mente in quel preciso momento. Purtroppo, questa volta abbiamo dovuto affrontare anche la perdita di persone care. Naturalmente, riflettere sulla caducità e sulla mortalità in in una situazione del genre è cosa ovvia. Ma abbiamo anche incluso le esperienze che abbiamo fatto negli ultimi anni durante i tour in diversi paesi, incontrando ogni tipo di persone. Forse è per questo che il disco appare così riflessivo.

Il primo singolo è “Das Puppenhaus”, una canzone che ricorda i Rammstein: possiamo parlare di scuola tedesca industrial goth?
Tutti nella band ascoltano i Rammstein, quindi immagino che abbiano un’influenza su di noi. Ma non siamo degli imitatori. Abbiamo abbastanza canzoni per dimostrare che il nostro suono è unico. Se ti piace definire quella canzone german industrial goth school, per me va bene. Personalmente non sono un fan delle etichette, quindi alla fine non importa come viene bollata una canzone fintanto che noi e le persone là fuori ci divertiamo.

Vi ispirate ai grandi compositori d’opera tedeschi del passato?
Sì, e penso che tu possa avvertire una certa loro influenza nelle nostre canzoni. Forse un po’ di più nei dischi precedenti, ma tutti ascoltiamo anche musica classica. Non ci limitiamo ai soli compositori tedeschi, ad esempio Vivaldi è molto apprezzato nella band.

“Vanitas” è l’album più vario della tua carriera?
Sono d’accordo, con Vanitas offriamo molte sfaccettature e varietà. Nonostante tutte le diversità, siamo comunque riusciti ad avere un suono omogeneo, c’è un’atmosfera di base su “Vanitas”. È un vero sollievo lasciarsi alle spalle tutte le critiche di quelli che dicono “non puoi farlo, perché non è dark metal”. La nostra risposta è: “sì, possiamo!”. Se ci piace avere una melodia o uno strumento folk in una delle nostre canzoni e in quella successiva un sintetizzatore degli anni ’80, è quello che faremo. Penso che sia anche rigenerante, niente è più noioso di un album in cui ogni canzone suona come quella precedente.

Per voi che vi siete esibiti durante il Wacken Open Air e il Summer Breeze Open Air, quanto è difficile la vita durante il blocco dei concerti? Solo pochi giorni fa gli Anathema hanno annunciato il proprio scioglimento a causa della difficile situazione economica causata dalla pandemia di Covid 19.
È difficile, il 2020 è stata un’enorme delusione se parliamo di festival e concerti. Comunque non possiamo cambiarlo. L’unica cosa che possiamo fare è aspettare e incrociare le dita che il 2021 sia migliore. Molte band cercano nuove alternative, come i concerti con posti a sedere, ma per noi non funziona. Nei nostri spettacoli c’è sempre stato molto movimento e interazione sul palco come davanti al palco, ad esempio stage diving e mosh pit con i fan. Quindi aspetteremo fino a quando potremo dare di nuovo il 100%: vai alla grande o stai a casa!

Avete mai suonato in Italia?
Sì, l’abbiamo fatto. Finora abbiamo suonato due spettacoli in Italia, uno a Bolzano e l’altro a Brescia. Sarebbe bello tornare o, in generale, suonare di più in Italia. Le ultime volte sono state più che divertenti!

Come è cambiato il vostro pubblico dai primi giorni?
Onestamente non so se qualcosa è cambiato. Ovviamente al giorno d’oggi stiamo raggiungendo molte più persone. Abbiamo sempre avuto un buon mix tra la gente che ascolta la nostra musica. Dai gothic ai trve metalhead, troverai un’intera gamma tra i nostri fan.

Non avete mai pianificato un cambio di look senza trucco, come, per esempio, i Kiss negli anni ’90 o qualche band black metal nei ’00?
No, non ci abbiamo mai pensato. Fa parte della band, parte di noi. È importante per noi passare a in un’altra dimensione e lasciarci alle spalle la vita di tutti i giorni, concentrarci solo sul momento e sulla performance sul palco. Il trucco non riguarda il diventare qualcun altro o l’immagine di qualcun altro, ma l’impegno.

Out from an hard moment, Nachtblut poured all their reflections on record. The result is a still life entitled “Vanitas” (Napalm Records), which drummer Skoll told us in the slightest nuances.

Welcome on Il Raglio del Mulo. Vanitas is a still-life painting of a 17th-century Dutch genre containing symbols of death or change as a reminder of their inevitability. Is this new album a still-life?
Yes and no. Our songs and the album having a lot of energy, so it’s everything except dead or just an object. But indeed, the album deals with aspects of mortality, death and transience. Also, in the tradition of the Vanitas art, we’re questioning views on things, choices, or certain lifestyles. We expand here and didn’t make 10 songs just about death. The album reaches into many aspects of life. Vanitas is enjoyable and thought-provoking at the same time.

How is born “Vanitas”?
We first thought about a new album at one of our last shows of our Apostasie Tour 2018, but it took us a while to gather all ideas. Like all our records, also Vanitas is a snapshot on things that were on our mind at that very moment. Sadly this time we also had to deal with losing beloved persons. Of course, reflecting about transience and mortality in that situation is obvious. But so did we include experiences we made over the last years touring different countries, meeting all kinds of people. Maybe that’s why the records seems to be that thoughtful.

The first single is “Das Puppenhaus”, a song in the vein of Rammstein: Can we speak of German Industrial Goth school?
Everyone in the band is listening to Rammstein, so I guess they have an influence on us. But we are not a copycat. We offer enough songs to prove our unique sound. If you like to call that song German Industrial Goth school, it’s fine for me. I’m personally not a fan of labels, so in the end it doesn’t matter to me, how the song is labeled as long as we and the people out there enjoying it.

Are you inspired by the great German opera composers of the past?
Yes we are. I think you can hear some influence in our songs. Maybe a bit more in the previous records, but we all listen to classical music as well. We don’t limit ourselves to just German composer, for example Vivaldi is very popular in the band.

Is “Vanitas” the most various album of your career?
I would agree on that. With Vanitas we offer a lot of facets and variety. By all the diversity the album has, we still managed to have a homogeneous sound, so there is a fundamental vibe on Vanitas. It’s also very relieving, leaving behind all those “you can’t to that, because it’s not Dark Metal”. Our response to that is – yes we can! If we like to have a folky melody or instrument on one of our songs and on the next one a 80s synthesizer, that’s what we will do. I think it’s also refreshing, nothing is more boring, than an album on which every song sounds like the previous one.

You performed during Wacken Open Air and Summer Breeze Open Air, how is difficult the life for a band during the stop of the live concerts? Just few days ago Anathema announced their hiatus due the difficult economic situation due the Covid 19 pandemic.
It’s hard, 2020 is a huge disappointment if it comes to festivals and shows. Anyway we can’t change it. The only thing we can do is waiting and crossing fingers that 2021 will be better. A lot of bands trying new alternatives, like seated concerts, but this doesn’t work for us. In our shows there always have been a lot of movement and interaction on stage as in front of the stage, e.g. stage diving and mosh pits with fans. So we will wait until we can give 100% again – go big or go home.

Did you ever play in Italy?
Yes we did. We played two shows so far in Italy, one in Bozen and the other one in Brescia. It would be great to come back or in general playing more shows in Italy. It was more than enjoyable the last times!

How is changed your audience from your first days?
Honestly I don’t know if something changed. Obviously we’re reaching way more people nowadays. We always had a good mix of people listening to our music. From pale Gothics to trve Metalheads, you will find the whole range among our fans.

Have you never planned a change of look without painting, like Kiss in ‘90 or some black metal band in the ‘00?
No, never did we think about that. It’s part of the band, part of us. It’s important for us to transition to this state of leaving everything, everyday life, behind us and just focus on the moment and the performance on stage. The make up is not about becoming someone else or portraying someone else, it’s about commitment.

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