Helfir – Musica da viaggio

Gli Helfir con “The Journey” (My Kingdom Music) tagliano il delicato traguardo del terzo disco, lo fanno confermando quanto di buono fatto nei due capitoli precedenti e rilanciando le proprie ambizioni. Dietro questo progetto si cela un uomo solo, Luca Mazzotta, ed è con lui che abbiamo discusso del nuovo lavoro.

Ciao Luca, non ci sentiamo da un bel po’, dalla tua data a supporto di “The Human Defeat” nel 2017: cosa è accaduto in questi tre anni?
Ciao a tutti voi! Sì, dall’uscita di “The Human Defeat” ho intrapreso nuove collaborazioni, registrato su alcuni dischi di artisti locali e suonato live in giro con varie band. In tutto ciò mi sono occupato della promozione e delle vendite del disco ed ho iniziato da subito a scrivere il nuovo album “The Journey” ed altro materiale di cui ancora non ne sto parlando. È difficile vedermi fermo e annoiato!

Il terzo disco è una soglia fatidica nella vita di una band, credi di esserci arrivato al massimo del tuo potenziale?
La scrittura di un disco, sia delle musiche che dei testi, è un processo quasi ludico per me. Non mi pongo mai dei traguardi o mi analizzo artisticamente e tecnicamente, semplicemente mi diverto a scrivere, lasciandomi trasportare dalle emozioni. Dall’uscita di “Still Bleeding” sicuramente sono cambiate molte cose, ho imparato tantissimi trucchi ed accorgimenti nella scrittura e nell’uso degli arrangiamenti, ho continuato a studiare, quindi credo proprio che con questo terzo disco ho potuto applicare al meglio tutto ciò che ho imparato fino ad ora.

Il disco in qualche modo è stato condizionato dalla drammatica situazione che viviamo?
Assolutamente sì, non tanto nelle tematiche trattate o nella scrittura della musica quanto nella fase di realizzazione del disco. In piena pandemia, costretto a restare a casa giornate intere, mi sono ritrovato a fare qualunque tipo di ripresa nel mio studio personale senza poter avere l’aiuto di un tecnico del suono o di qualcuno più esperto di me. Quindi la scelta di microfoni ed il loro posizionamento, la selezione di ampli ed effetti, tutto è stato completamente guidato da me, con uno sforzo incredibile in quanto non sono proprio del mestiere. È stata comunque una bella esperienza perché era diventata una sfida tra me e tutta la fase di ripresa, soprattutto delle voci e delle chitarre acustiche.

Se si eccettua il contributo di Tamara My su “Silent Path”, hai fatto tutto da solo: da dove nasce questa esigenza di non avere con te altri compagni di avventura negli Helfir?
In ogni album che faccio mi piace ospitare amici e musicisti con cui ho il piacere di collaborare e che nutro profonda stima. In “Silent Path” avevo il desiderio di una voce femminile molto graffiante e Tamara è stata perfetta! Helfir nasce come esigenza personale di scrivere e divertirmi a suonare tutto. È una valvola di sfogo, un processo catartico ma al tempo stesso mi diverto a sperimentare, ad inventare, sempre con i miei tempi e con le mie esigenze, senza dover dare conto a nessuno. Quindi il non voler avere altri compagni di avventura nasce dalla pura esigenza di intraprendere un viaggio in solitaria, un viaggio introspettivo. Questo è Helfir.

Lavorando da solo, e non avendo un confronto con altre persone, quando capsici che un brano è completo e non ha più bisogno di essere perfezionato?
Quando inizio a scrivere un brano, scelgo i suoni, sperimento con diversi arrangiamenti, sostituzioni di accordi e scale ma è come se avessi già in mente quale sarà il risultato finale. È come se la canzone esistesse già, come se l’avessi già ascoltata e quindi stessi cercando di riprodurla con gli strumenti che ho a disposizione. Ci sono stati casi in cui, dopo vari tentativi, il risultato non mi convinceva, quindi mi sono ritrovato a scartare intere canzoni e casi in cui, al contrario, sono rimasto addirittura stupito dal risultato che si è rivelato essere oltre ogni mia aspettativa.

Un connubio che dura da tanto ormai è quello con la My Kingdom Music, su cosa si fonda questa lunga collaborazione?
La collaborazione con la My Kingdom Music, e quindi con Francesco, è iniziata nel 2013 e continua tuttora. Come succede nei rapporti di amicizia, anche nelle collaborazioni tra musicista ed etichetta, ci deve essere una base di stima e fiducia reciproca. Questi sono gli ingredienti fondamentali per un lavoro di squadra, in cui ognuno ha il proprio ruolo e mette a disposizione le proprie competenze. Io mi trovo molto bene a lavorare con Francesco, chiedo consigli, dritte sulle prossime azioni da intraprendere ed è sempre stato così. Poi c’è un elemento che ci accomuna e che ci fa sentire le cose allo stesso modo: la musica!

Credi che nell’album ci sia una canzone che più di altre rappresenta il vostro sound attuale?
Una caratteristica di Helfir di cui vado molto fiero è l’eterogeneità di stili musicali che ci sono al suo interno. Il mix di stili che si possono ascoltare in un mio disco rappresentano l’anima di questo progetto, i diversi volti di uno stesso lato oscuro della musica, quella che mi piace. Per questo motivo è difficile trovare una canzone che più rappresenta il sound attuale ma credo che sia più giusto parlare di miscela di stili e con questo album penso di aver raggiunto il suono che volevo, la formula che cercavo. 

Il video di “The Past”, con il suo grigio, l’ho trovato molto evocativo: chi ne ha curato lo storyboard e regia?
Bella domanda! Come per tutto l’aspetto musicale, anche per parte video mi sono divertito a fare tutto da solo e senza strumenti troppo complessi. Fin da quando ero bambino, ho sempre amato accostare la musica alle immagini o video perché mi suscitava emozioni fortissime e lo trovavo molto stimolante. Una delle influenze musicali maggiori per me è stata quella dei Pink Floyd e ricordo che quando vidi per la prima volta il videoclip di “Learning To Fly” rimasi scioccato; loro sono i maestri in questa arte. Forse l’amore per questa band mi ha aiutato tanto ad accostare le immagini alla musica.

Ora che il disco è fuori ed è complicato, se non impossibile esibirsi dal vivo, quali sono i tuoi programmi?
Sono molto fiducioso, da questo incubo ne usciremo e spero nel più breve tempo possibile. Nel frattempo mi dedicherò a promuovere il disco con qualche live in zona e via web. Dovrò quindi preparare la scaletta per gli show, studiare i suoni e gli arrangiamenti. Poi sono rimaste fuori da questo disco circa una decina di altri brani che non vedo l’ora di riprendere in mano e proseguire con la scrittura.

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