Morticula Rex – Riti autunnali

Abbiamo chiesto ad Alessandro Wehrmacht di condurci nel mondo magico e inquietante dei Morticula Rex, formazione che con il nuovo “Autumnal Rites” (Satanath Records), frutto di una lineup accresciuta, ha confermato la bontà del proprio pagan death\doom metal old school.

Ciao Alessandro, ti va di introdurci nei vostri “riti autunnali”? Come e quando è nato il nuovo disco?
Ciao Giuseppe, prima di ogni cosa ringrazio te e lo staff de “Il Raglio del Mulo” per lo spazio che ci state dedicando. Rispondo subito alla tua prima domanda sottolineando il gravoso sforzo messo in atto per fare quest’album di cui siamo orgogliosi ma che ha avuto diversi stop and go dovuti a questa situazione di merda nella quale, ahimè, tutti quanti ci ritroviamo. I nostri “Riti Autunnali” rappresentano, per quanto ci concerne, un periodo del nostro percorso che inevitabilmente si rifà all’avvicendarsi delle stagioni. Allegoricamente: se l’estate nelle nostre vite ha incamerato una fase di incubazione artistica e di accrescimento del background musicale, con l’autunno abbiamo dato vita alla nostra maturità stilistica e di intenti. Dal punto di vista culturale, e quindi del songwriting, il nostro approccio al paganesimo o neopaganesimo qual dir si voglia, resta saldamente ancorato a quel che sono gli archetipi classici della mitologia mediterranea e romantico-europea.

Il titolo è stato scelto per il suo contenuto evocativo o ha un collegamento diretto con la storia della vostra Sicilia?
Vorrei intanto puntualizzare che i Morticula Rex sono oramai un duo delle due isole (Sicilia e Sardegna), per cui i testi e le atmosfere all’interno del disco sono la risultante di queste due regioni pregne di antiche tradizioni e culti. Il titolo come già anticipato in precedenza, rappresenta un’età di cardine, e come ci suggeriscono gli antichi culti e pratiche magico-religiose, di cambiamento e rinascita attraverso la morte.

Resterei in tema DNA siciliano, anche se riconducibile al death\doom, il vostro genere da voi proposto è fortemente siciliano. Fa venire in mente realtà come i primi Sinoath, per esempio. Come vi spiegate questo suono particolarmente oscuro che arriva da una regione che molti associano al sole e al mare?
Non può che farci piacere essere associati a nomi di tale caratura. La Sicilia è solare quanto funerea, meravigliosa e al contempo atroce, e nel suo rincorrere la modernità, resta inevitabilmente legata alle sue tradizioni che spesso e volentieri richiamano il culto della morte e dei morti definendo così le atmosfere del nostro sound.

“Autumnal Rites”, il brano che da il titolo al disco è stato scelto anche come primo singolo, la ritieni la traccia più rappresentativa dell’album?
Come title-track abbiamo deciso di comune accordo con Aleksey, boss della Satanath Records, di fare uscire “Autumnal Rites” come premiere del disco, ma c’è da dire che nella sua interezza l’album non è un concept per come lo si intende in maniera tradizionale, piuttosto direi che ogni pezzo è una rappresentazione a se stante, un frammento che andrà a comporre quel mosaico di storie e miti che è “Autumnal Rites”.

Molto evocativa la copertina, che raffigura una città in fiamme mentre delle persone celebrano una sorta di rito pagano. Cosa rappresenta, una di vittoria degli spiriti ancestrali sulla civiltà moderna?
Evidentemente l’autore del dipinto ha metabolizzato bene il messaggio racchiuso nell’album e come ogni buon artista è stato capace di trasporre questo concetto. Quindi si, hai centrato il bersaglio.

Il primo album ha visto una formazione con un solo elemento, te. Oggi vi ripresentate come duo con l’ingresso Pavor Nocturnus: cosa ha aggiunto e cosa ha tolto la presenza di un secondo elemento in fase compositiva ed esecutiva?
Mauro Salaris aka Pavor Nocturnus, ha dato una bella impronta a questo nuovo disco, basti pensare che l’apporto del suo gusto e del suo stilema hanno determinato una parte del sound che nel precedente lavoro risultava più Bolt-Throweriano e comunque death/thrash con chiare tinte doomeggianti. Per cui direi che non ha assolutamente tolto nulla, ma anzi, ha arricchito e portato a nuovi livelli i Morticula Rex.

Ritieni che un domani la line-up possa essere allargata ad altri elementi, magari anche solo in sede live?
Assolutamente si! Già in Autumnal Rites compaiono a sprazzi le tastiere del talentuoso Francesco Milia che nel prossimo lavoro entrerà in formazione. Attualmente siamo alla ricerca di un batterista in carne ed ossa, fin ora le batterie sono state create e programmate da me e ci auguriamo che il nuovo elemento dietro le pelli possa portare la band dalla dimensione studio a quella live.

Altro particolare che distingue “Autumnal Rites” dal precedente “Grotesque Glory” è la presenza di un’etichetta alle vostre spalle. La scelta di abbandonare l’autoproduzione per affidarvi alla Satanath Records (in collaborazione con la Immortal Souls Productions) nasce dalla convinzione che l’autopromozione, nonostante i mezzi tecnologici odierni, porti a risultati inferiori rispetto a quelli ottenibili con una label?
“Grotesque Glory” non è un’autoproduzione, ma seppur con qualche iniziale inconveniente, è stato prodotto dalla Immortal Souls Productions di Juro Harin (Slovacchia). Puntualizzato ciò, devo dirti con estrema onestà che l’autoproduzione rimane uno degli strumenti più liberi che un artista/band ha a sua disposizione e credo fermamente che nel nuovo Evo continuerà ad essere uno dei maggiori strumenti attraverso i quali la musica potrà continuare a sopravvivere nonostante i diktat delle grandi e delle piccole label che in buona parte oggi hanno la sfacciataggine di chiedere un lauto compenso in cambio di promozioni, visibilità, merch e cazzate varie. Credo comunque che in tutto questo mare di merda, ci siano ancora delle realtà dove il sottobosco musicale del quale noi facciamo parte, riesca ancora ad avere la capacità e l’onere di portare avanti tutta quella miriade di scene che altrimenti non avrebbero la possibilità di essere fruibili ai più. Onore e Gloria a tutti coloro che si spendono e credono in ciò!

Credo che sia troppo presto per parlare di un nuovo album, ma come immaginate il vostro futuro, con un sound fedele a se stesso oppure arricchito da nuove influenze?
In tutta onestà, devo confessarti che stiamo già lavorando a nuovi brani che andranno a comporre il prossimo disco ed essendo cresciuti di numero, siamo armati fino ai denti! Per quel che riguarda il nostro sound, posso dirti citando uno dei miei illustrissimi conterranei, che “il mio stile è vecchio come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore”, per cui resteremo “Fedeli alla Linea”.

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