Dark Redeemer – Nel nero dipinto di nero

Quando gli Aleph nel 2018 annunciarono la volontà di interrompere la loro carriera, un po’ tutti abbiamo sperato in un ripensamento. Invece quella decisione appare irreversibile, poco male però, dopo tre anni ritroviamo i protagonisti di quella splendida parentesi alle prese con un nuova creatura che pare la nemesi degli Aleph: i Dark Redeemer hanno un approccio old school, benché arricchito da splendide trame di tastiera, che mostra un piglio più ben più aggressivo rispetto al passato. Abbiamo parlato del loro ottimo esordio, “Into the Deep Black” (Blasphemous Records / Grand Sounds Promotion), con Dave e Giulio, rispettivamente voce\chitarra e tastiere.

Benvenuti ragazzi, non è un mistero che i Dark Redeemer nascono dalle ceneri degli Aleph. Quella avventura si era conclusa con queste parole “Questa scelta non nasce da divisioni tra di noi ma dalla consapevolezza di aver detto tutto quanto avevamo da raccontarvi”. I Dark Redeemer vi permettono di raccontare qualcosa che con gli Aleph non era possibile fare?
(Dave) Ciao a te! Beh, non è un mistero perché lo abbiamo esplicitato! Sentivamo di non avere più bisogno di strutture così progressive per esprimerci e abbiamo deciso di tirar fuori il lato più aggressivo e senza briglie della nostra musica, raccontando qualcosa che agli Aleph era precluso.

Come è nata la band e che aspettative avete?
(Dave) La band è nata dalla voglia di continuare a scrivere e suonare insieme, metterci alla prova su canzoni più dirette, che comunque conservano il nostro spirito. Ci aspettiamo, o meglio ci auguriamo, di suonare in giro un bel po’, visto che non accade dal 2018. Per il resto, questo ultimo anno e mezzo ci obbliga a stare un po’ a vedere come tutto potrà andare.

Il dover iniziare da zero con una nuova band immagino che vi abbia dato entusiasmo, ma come lo si mantiene vivo questo entusiasmo quando la novità passa ed iniziano ad arrivare i problemi e gli scazzi della vita ordinaria di una band underground?
(Giulio) Essendo noi quattro insieme, in un modo o nell’altro, da un mucchio di anni dovremmo avere una risposta… Io personalmente non ce l’ho! O almeno non una sola. Non basta l’amore per quello che fai, serve una grande capacità nell’immagazzinare entusiasmo anche dalle piccole e piccolissime soddisfazioni, un legame forte coi tuoi compagni, moltissima pazienza…

Come detto, i Dark Redemeer hanno sicuramente un approccio più diretto rispetto agli Aleph. Questo cambio di marcia è stato voluto o i brani sono venuti così inconsciamente?
(Dave) Abbiamo cercato intenzionalmente di rispettare questo approccio, ma una volta iniziato a lavorare sui brani abbiamo trovato la nostra solita fluidità.

Quando avete iniziato a lavorare sui primi pezzi dei Dark Redeemer?
(Dave) Tre di questi pezzi avrebbero dovuto essere sul quarto disco degli Aleph, quindi i primi embrioni risalgono al 2016-17; una volta deciso di seppellirli li abbiamo riarrangiati e resi totalmente Dark Redeemer.

Ho particolarmente apprezzato le tastiere di Giulio Gasperini perché su una base molto swedish old school mi hanno ricordato i primissimi Tiamat, che adoro, e perché contrariamente a quanto avviene spesso nel death, non hanno un suono freddo, ma sono quasi riconducibile alla scena horror\dark metal italiana. Come sono state sviluppate queste parti?
(Giulio) Ti ringrazio molto, hai colto il mio amore per suoni e arrangiamenti, diciamo horror, e l’intenzione con cui ho affrontato gli arrangiamenti. L’obiettivo era quello di conferire a brani già comunque “autosufficienti”, ulteriore colore, centellinando il più possibile gli interventi. Avere delle tastiere in una band che vuole suonare death metal vecchio stile poteva risultare una contraddizione, ma siamo stati credo bravi a trovare il giusto bilanciamento, sia a livello di partiture che di mix.

Il rapporto con la Blasphemous Records come è nato, avete avuto difficoltà a trovare un’etichetta?
(Giulio) Abbiamo avuto la fortuna di avere Simone come primissimo discografico ai tempi del debutto con gli Aleph nel 2006…. E quella di ritrovarlo nel 2021, questa volta con una label tutta sua, la Blasphemous appunto.

Il disco uscirà a settembre, avete già programmato delle date o preferite aspettare di capire come si evolverà la situazione sanitaria?
(Dave) Abbiamo appena annunciato il release party, di cui puoi trovare i riferimenti sulla nostra pagina Facebook. Per il resto abbiamo delle conversazioni aperte per concerti in giro per l’Italia. Dati i tempi, tutto è ancor più complicato di prima. Viviamo nel regno dell’assurdo e chi fa musica, professionalmente e no, vede benissimo come questa è considerata nel Paese dell’arte.

Secondo la vostra esperienza, paradossalmente in un Paese come l’Italia, in cui gli spazi e gli eventi dedicati al metal dal vivo sono pochi, il blocco dei concerti ha avuto sui gruppi un impatto minore rispetto ad altre nazioni in cui c’erano un maggior fermento e un numero superiore di show oppure ne usciremo ulteriormente impoveriti da questa pandemia?
(Dave) Cito Quèlo: “la seconda che hai detto”. E’ una mia impressione, ma credo che il disastro sia maggiore dove le strutture, l’organizzazione sono carenti, a prescindere dalla quantità precedente degli eventi ma spero di sbagliarmi.

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