Necrodeath – L’Inferno è qui

L’emergenza Covid-19 sta condizionando le esistenze di tutti, inesorabilmente anche durante una semplice intervista a supporto di un nuovo lavoro non può non essere trattato l’argomento. Anche perché la categoria dei musicisti ha risentito pesantemente delle nuove norme di distanziamento sociale: show saltati, con serie conseguenze economiche per band, locali e promoter. Fortunatamente, la vita di un’artista non si limita solo alla dimensione palcoscenico, c’è anche l’attività in studio. Così, nel bel mezzo della crisi, i Necrodeath hanno tirato fuori un EP, “Neraka”, che parzialmente va a ristorare il danno subito dai fan che avevano già cerchiato sul proprio calendario una delle prossime, e ormai saltate, date dell’act Genovese.

Ciao ragazzi, inizierei con Peso: in occasione della nostra ultima intervista, tra il serio e il faceto, mi hai detto che il segreto della longevità dell’attuale line up è, testuali parole, “Frequentarci il meno possibile”. Direi che in questo momento storico non c’è rischio di scioglimento! Scherzi a parte. Quanto è dura questa fase per chi vive di musica – nel senso più ampio del termine, dai musicisti, ai promoter, ai tecnici, ecc – e oggi non può lavorare?
Peso: Considero i Necrodeath una grande bella famiglia in cui faccio ironicamente la parte del patriarca. Dico grande perché non mi limito a noi quattro della formazione, ma anche alle persone che ci sono vicine che collaborano ogni giorno con noi e anche a un paio di ex come Claudio e John, che per un motivo o per l’altro sono sempre dalla nostra parte. Come tutte le famiglie, ci sono momenti in cui si satura un po’, soprattutto quando sei in tour, per cui le abitudine di ognuno di noi magari si scontrano… se io mi sveglio quando Flegias va a dormire, capisci che la convivenza in piccoli spazi non è semplicissima, ma abbiamo imparato a sopportarci e a volerci bene in tutti questi anni.
In questo momento, per noi musicisti è durissima, siamo stati la prima categoria a saltare e probabilmente saremo gli ultimi a ritornare in campo. Concerti annullati e corsi di musica, per quanto mi riguarda la mia professione, interrotti. Detto ciò abbiamo tutti la consapevolezza che non dobbiamo arrenderci, ma resistere in questo periodo buio con la volontà di ritornare al momento opportuno ancora più forti!

Avevate alcune date in programma, io avevo cerchiato quella di Bari. State già lavorando per salvarne qualcuna?
Flegias: Assolutamente si, quando ci daranno la possibilità e non ci saranno più rischi per la salute pubblica torneremo più carichi che mai. Stiamo assiduamente lavorando con la nostra agenzia di booking, la Merlin Music Management, per far sì che tutte le date perse vengano recuperate senza lasciarne indietro neanche una, ma per far questo abbiamo bisogno anche della collaborazione dei promoters che finora si sono dimostrati tutti disponibili. La situazione non è facile da gestire per tutti i membri della filiera e siamo in trepida attesa degli sviluppi per organizzare tutto al meglio.

Quello della musica dal vivo era già un settore in crisi, tranne per alcuni grandi eventi a livello nazionale, il pubblico sembrava quasi disinteressato ai concerti. Come ve la spiegate questa cosa e credete che il post-emergenza acuirà questo trend negativo?
Pier: La spiegazione a mio avviso si trova nei social e negli smartphone che hanno rivoluzionato il modo di vivere e di ascoltare la musica. E’ sempre più difficile trasmettere alle nuove generazioni l’emozione di vivere un concerto in mezzo al pubblico piuttosto che guardando il telefono. Nello stesso tempo anche a noi della vecchia scuola fa comodo l’uso dei social a livello promozionale, che come tutte le cose hanno il risvolto della medaglia di cercare di farti vivere guardando lo schermo. Sui tempi al momento è inutile fare previsioni, a mio avviso questa clausura forzata dovrebbe stimolare la voglia di uscire e vivere le prossime esperienze in prima persona.

Torniamo in studio, la vostra ultima fatica si intitola “Neraka”, contiene tre inediti, una traccia live e una cover. Inizierei proprio dal trittico di brani nuovi: a me sembrano il linea con la vostra ultima produzione, sono stati scritti appositamente per questa opera o risalgono alle sessioni di “The Age Of Dead Christ”?
Pier: Si tratta degli ultimi brani scritti, quindi assolutamente freschi ma sicuramente seguono il metodo di composizione e registrazione sperimentato a partire da “The Age of Dead Christ”. Cioè l’immortale “vecchia scuola”. Nessun metronomo in fase di registrazione, nessun uso dei trigger e di tutti quegli elementi che caratterizzano le produzioni moderne che portano a suonare da “maestrini” perdendo tutta l’aggressività e l’espressività dei brani. Per questo ultimo EP abbiamo proprio composto e registrato negli stessi giorni i brani, lavorando molto in presa diretta.

A chi va di descrivere velocemente le tre canzoni?
Flegias: “Inferno” è sicuramente la più sulfurea e pregna di malvagità, in questo brano si parla del riscatto messo in atto da Lucifero per risalire alle vette del paradiso perduto. Anche se messa così può sembrare banale, io cerco sempre di scrivere tramite allegorie e in questa volevo evidenziare il riscatto dell’”ultimo” nella nostra società consumistica.
In “Petrify” è la figura mitologica di Medusa a far da protagonista. Il brano presenta una andatura più epica che strizza l’occhio ad aperture quasi melodiche nel ritornello. Il giusto collante tra il brano di apertura e la successiva “Succubus Rises” dove torniamo a spingere sull’acceleratore e di narrare “inenarrabili” incontri notturni con il nostro subconscio.

Quando sono circolate le prime voci sul nuovo EP, mi aspettavo di vedere tra i brani uno che si chiamasse “Neraka”, così non è stato. Allora ti chiedo: da dove spunta fuori il titolo di questa opera?
Flegias: Abbozzando il brano “Inferno” ero esaltato dal poterlo usare come titolo dell’album perché era semplice e diretto… oserei dire: “bello ignorante” e descriveva appieno il mood dell’album, ma dopo un rapido ragionamento pensai che esistevano tanti album che usavano quel titolo, basti pensare ai ben più famosi Motorhead o ai nostrani Raw Power. Decidemmo di non abbandonare del tutto l’idea e di controllare come si dicesse “inferno” in altre lingue. La prima che controllai fu l’indonesiano e ci piacque subito. Quindi, in realtà, il brano “Neraka” lo trovi, solo che è tradotto.

“Inferno” non sarà diventata la title-track, ma comunque è stata utilizzata per il vostro nuovo lyric video…
L’abbiamo scelta perché vogliamo portarla anche come brano di apertura dei nostri show. Ci piace l’idea di fare dei lyric video dei brani proposti in sede live per dar modo a tutti di potersi memorizzare i testi e urlarli con noi sotto il palco. Per la realizzazione abbiamo optato per un metodo leggermente diverso dai soliti lyric video, infatti, oltre alle solite immagini di grafica abbiamo aggiunto le riprese del playback della band fatte nello studio di registrazione dei Musicart di Rapallo. I fotogrammi sono stati tutti “one-shot”, filmando il singolo musicista dall’inizio alla fine senza interruzioni e poi, in fase di montaggio, inseriti in parallelepipedi che continuano a ruotare perennemente in loop in un vortice infernale. Di pari passo seguono il movimento i testi. Le velocità e i cambi di rotazione, ad un occhio attento, seguono i cambi della struttura musicale. L’effetto che volevamo ottenere era quello di calare lo spettatore nei gironi infernali lasciando un senso di disorientamento e alienazione.

Altra cosa che mi aspettavo di trovare nella tracklist è un vostro vecchio brano ri-arrangiato. In passato avete fatto spesso questo tipo di operazione, invece per “Neraka” avete optato per un brano live, come mai?
GL: Esatto, già in passato abbiamo ri-arrangiato canzoni di album precedenti, basti pensare al nostro cavallo di battaglia “Mater Tenebrarum” o addirittura la ri-registrazione di un intero album come “Fragments of Insanity” nel più attuale “Defragments of Insanity”. Proprio perché l’ultima produzione era un album ri-registrato abbiamo optato per “Neraka” di includere una traccia live ed abbiamo scelto “Flame of Malignance” (tratta dall’album ‘Mater of All Evil’ del 1999) registrata durante un concerto in Belgio per il tour Europeo di “The Age of Dead Christ”. Riteniamo che “Flame of Malignance” si addica meglio alle sonorità di “Neraka” e volevamo rendere l’EP piuttosto vario, ecco perché oltre ad un brano live trovi anche una cover.

Chiude l’EP una cover dei Dead Kennedys. Anche in questo caso non siete nuovi ad operazioni del genere, basti pensare al vostro album “Old Skull”. Come mai un brano così distante da quello che è lo spirito dei Necrodeath?
GL: Come ti dicevo prima, essendo un EP di durata ridotta, volevamo infine inserire una chicca chiudendo con una cover reinterpretata da noi. Abbiamo scelto “California Uber Alles” dei Dead Kennedys durante una cena con amici tra i monti Genovesi. Eravamo un po’ tutti alticci ed è uscito il discorso della cover… un nostro amico, tra un bicchiere e l’altro, ha proposto appunto “California Uber Alles” e da subito è piaciuta a tutti, anche perché, per quello che mi riguarda, le canzoni dei Dead Kennedys fanno parte del mio patrimonio musicale, quindi l’idea di reinterpretare uno dei loro pezzi più famosi mi è piaciuta immediatamente. Non credo che i Dead Kennedys siano molto distanti dalla nostra attitudine musicale e comunque ci è sempre interessato esplorare nuovi territori, per trarne ispirazione.

Alla fine, risulta più difficile o divertente necrodeathtizzare i brani altrui?
Pier: Entrambe le cose, difficile perché è sempre una sfida, devi suonare un brano di altri, spesso anche un brano storico, dando in qualche modo una veste nuova e personale; divertente perché non sai come verrà fuori se non dopo che lo hai registrato.

Mi soffermerei un attimo sul formato EP, attuamene molto in voga, dopo un periodo, coinciso con l’avvento del CD, di quasi abbandono. Io mi spiego il ricorso a questa formula con motivazioni economiche: registro meno brani, il disco mi costa meno, tanto la mia base di fan più duri l’acquista lo stesso o comunque le vendite di un full-length non sarebbero così superiori da giustificarne una spesa maggiore. Mi sono allontanato molto dalla verità?
Peso: No non ti allontani molto, ma considera che un discorso così un gruppo agli esordi non può farlo. Se non esci col supporto di un etichetta è durissima far vedere al mondo chi sei, e se lo fai devi dimostrare di aver scritto almeno una decina di pezzi belli o brutti che siano. Noi, che di canzoni nel corso degli anni ne avremo scritte circa duecento, possiamo permetterci di auto produrci, di comporre tre/quattro brani all’anno o anche uno solo facendo un bel video. Siamo una cult band che non ha velleità ormai di cavalcare il successo mainstream. Vogliamo solo suonare la nostra musica con la stessa passione con cui abbiamo iniziato 35 anni fa, anche nei peggiori chiringuitos, se ci fossero le condizioni tecniche per suonare. Siamo ormai lontani dalle logiche di mercato e dal business e non ci interessano proprio più.

A proposito di etichette: come mai è uscito per Black Tears of Death e non per la “solita” Scarlet?
Peso: Questa domanda è un po’ legata alla precedente. La Scarlet non era interessata in quanto formato ridotto, alla distribuzione del nostro EP, che comunque è auto prodotto nei nostri studi, per cui realizzato inizialmente anche con la consapevolezza che ci saremmo gestiti tutto, portando semplicemente una tiratura limitata ai nostri concerti, senza neanche entrare in nessun mercato di distribuzione. Come vedi una scelta totalmente anti-commerciale ma semplicemente artistica, perché è questa l’essenza dei Necrodeath. Di fatto poi Daniele della Black Tears, che è della nostra Genova, venendo a conoscenza del nostro lavoro in studio, si è proposto con grande entusiasmo anche perché lui ancora prima di essere un discografico è un fan della band. Abbiamo così deciso di lasciargli la licenza del formato mini-cd. Per quanto riguarda invece il formato vinile si è fatta avanti la greca Sleaszy Rider REC. che prossimamente lo farà uscire.

Chiuderei con uno sguardo sul futuro: prossime mosse?
GL: Siamo in attesa che esca “Neraka” e speriamo di poterlo promuovere come si deve suonandolo dal vivo. Purtroppo a causa delle recenti restrizioni per l’emergenza sanitaria abbiamo dovuto spostare in autunno alcuni concerti già fissati, sperando che questa situazione migliori. Per ora le prossime mosse sono quindi la promozione del nuovo EP, sia per quanto riguarda l’aspetto live, che quello delle vendite tramite i canali classici e digitali. Guardando ancora più in là posso dirti che è da parecchi anni che sforniamo periodicamente sempre nuove produzioni e di sicuro le idee non ci mancano, quindi staremo a vedere se ci saranno nuovi frutti.

Intervista originariamente pubblicata su www.metalhammer.it nel 2020 in occasione dell’uscita di “Neraka”
http://www.metalhammer.it/interviste/2020/04/06/necrodeath-linferno-e-qui/

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