Hateful – Il suono dell’odio

La Transcending Obscurity Records il prossimo 26 settembre pubblicherà il terzo album degli italiani Hateful. Con qualche giorno d’anticipo rispetto all’uscita di questo ottimo lavoro di death metal tecnico, abbiamo contattato il cantante bassista Daniele Lupidi per saperne di più.

Ciao Daniele, e grazie per questa intervista, ti andrebbe di raccontare brevemente la storia degli Hateful partendo dall’inizio?
Per forza di cose devo riassumere velocemente più di 20 anni di attività, cercherò quindi di essere breve! Ci siamo formati a cavallo fra il 1997 e il 1998 per volontà mia e di un mio amico chitarrista dopo la dipartita di entrambi dalla precedente band nella quale militavamo entrambi. Dopo poco lui abbandonò il progetto Hateful, ma io ero determinatissimo a continuare e reclutai fra gli altri Marcello, che tutt’ora è l’altro membro stabile della band. Posso dire che il suono attuale del gruppo si è sviluppato diversi anni dopo, intorno al 2003, anno in cui finalmente abbiamo deciso di lasciare ogni freno compositivo e di creare un mix completamente personale senza curarsi di come sarebbe stato accolto dalla “scena”. Altre tappe importanti sono state scandite dalle uscite ufficiali, 2006 per lo split cd con Impureza ed Hellspawn, 2010 e 2013 per i nostri due full abum “Coils of a Consumed Paradise” e “Epilogue of Masquerade”, per arrivare finalmente quest’anno al nostro disco più sofferto ma più importante “Set Forever on Me”, in uscita per Transcending Obscurity Records.

La vostra nuova release esce a ben sette anni di distanza dal vostro secondo full “Epilogue of Masquerade”: quali sono, secondo te, le principali differenze tra i due album?
“Set Forever on Me” è un disco al contempo più complesso e più “facile” dei precedenti. Complesso perché compositivamente mi sono concentrato molto sugli arrangiamenti e sull’interazione fra le due chitarre e il basso. Conseguentemente anche il drumming di Marcello è diventato più tecnico e ragionato, costruito insieme alle linee di basso. In generale le canzoni sono molto più stratificate e quasi più “orchestrali”, con molte più sfumature armoniche e melodiche. D’altro canto questa maggiore attenzione alla melodia e alla ricerca di un’atmosfera più cupa ha reso l’ascolto più fluido e diversificato rispetto ai primi lavori, che avevano un’intensità continua quasi da brutal death metal. Le liriche inoltre hanno un taglio decisamente più oscuro, con alcuni testi maggiormente personali ed emotivi ed altri di ispirazione letteraria. Il tutto scritto nel mio solito stile pittorico/visionario.

Il vostro nuovo “Set Forever on Me” uscirà per l’attualmente attivissima Transcending Obscurity Records, come è nato l’interesse della label nei vostri confronti?
E’ una storia abbastanza curiosa! Qualche anno fa stavo facendo una ricerca oserei dire “nostalgica” di tutte le recensioni riguardanti i nostri primi due album e cercavo di ricordare dove ne avessi letta una particolarmente lusinghiera dell’epoca “Epilogue of Masquerade”. La ritrovai nella webzine “Diabolical Conquest” e mi affrettai a cercare il nome dell’autore che era appunto Kunal di TOR, che nel frattempo aveva fondato la sua label. Però io di questo ultimo dettaglio ero completamente all’oscuro e quando gli chiesi l’amicizia su Facebook, più che altro per ringraziarlo di quelle splendida recensione, scoprii da lui che aveva appunto intrapreso questo percorso di label owner! Ovviamente lui stesso si rivelò subito interessato a sapere cosa stava bollendo in pentola riguardo ad Hateful e il resto è storia!

Entrando più nel particolare, come avviene la creazione di un vostro brano? Chi di voi si occupa del songwriting?
I brani nascono quasi sempre da intuizioni o da suggestioni mentali di melodie o ritmi, quasi mai mi metto alla chitarra aspettando il riff giusto da cui partire. La maggior parte della struttura di un brano viene immaginata e talvolta addirittura appuntata tramite un registratore vocale, in modo da non dimenticare i movimenti e la loro sequenza. Sono sempre stato più bravo di fantasia che di tecnica, per cui passo a tradurre le idee sulla chitarra solo in un secondo momento. Una volta che mi ritrovo con una struttura soddisfacente la porto in sala prove e iniziamo a lavorare sulle linee di batteria. Si tratta di un lavoro molto stratificato in effetti, dove conta sia l’ispirazione che una certa scientificità. Poi finalmente passo agli arrangiamenti di basso, dei testi e delle linee vocali. Ho composto praticamente tutto il materiale di “Set Forever on Me” ma ovviamente Marcello è stato fondamentale durante la fase di arrangiamento, in quanto la batteria è sicuramente una grossissima parte di quello che poi si andrà ad ascoltare in una canzone death Metal.

Cosa puoi dirmi invece riguardo alle lyric? I testi sono a se stanti oppure si nasconde un vero e proprio “concept” dietro?
Ogni canzone è decisamente a se stante per quanto riguarda le liriche. L’ispirazione può arrivare da spunti di riflessione su svariate tematiche, talvolta insospettabili. Di solito alcuni concetti rimangono nella mia testa fino a quando non sento il bisogno di creare una sorta di immagine mentale, dai connotati quasi pittorici, e di tradurre queste visioni in parole. In “Set Forever on Me” alcune delle liriche hanno, forse per la prima volta, una genesi “interiore”, ovvero ho plasmato le parole partendo da alcuni stati d’animo decisamente negativi che in alcuni periodi hanno pervaso la mia mente. Credo che anche da questo punto di vista questo sia il nostro disco più oscuro e profondo.

Se dovessi farmi tre nomi, quali sono le band dalle quali traete maggior ispirazione per la composizione dei vostri brani?
Faccio tre nomi quasi casuali in quanto le influenze vanno dal death metal al rock progressivo senza alcuna regola precisa! Sicuramente band come Suffocation, Monstrosity e i primi At The Gates hanno avuto una parte importante nel plasmare il nostro sound, ma sarei in grave difficoltà se dovessi applicare un’ipotetico bollino “for fans of…” ai nostri album! Credo che l’apertura, a livello di ascolti, verso generi “extra-metal”, abbia giocato un ruolo importante nelle nuove composizioni, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti di basso e batteria.

Un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi un attimo è la grafica in quanto anch’io me ne occupo nel mio piccolo, ho notato che l’autore dell’artwork sei tu, posso chiederti qual è il significato dello stesso?
La cover sotto diversi aspetti è una rappresentazione in chiave “straniante” delle paure e delle difficoltà incontrate negli anni della realizzazione del disco da me e più in generale dalla band. E’ un’immagine aperta a diverse interpretazioni ma quello che non manca di sicuro è il sottile senso di inquietudine e di “fine catastrofica”, sicuramente qualcosa che a posteriori stiamo vivendo attualmente causa pandemia globale.

C’è qualche autore che, in tal senso, funge da modello per te?
Sicuramente pittori come Beksinski, Redon, Klinger, Giger e Kubin hanno creato immaginari a me molto affini. Per “Set Forever on Me” inoltre mi sono ispirato (credo inconsciamente) anche a diverse opere sci-fi anni 60/70 che ho rispolverato da alcuni volumi che ho fin da bambino.

Qual è la vostra opinione riguardo la scena estrema italiana? Quali, secondo te, sono le band che possono competere con le ben più quotate band straniere?
Credo ci siano tante band estreme di altissima qualità, ma credo che questa sia una frase abbastanza scontata. Alcune si sono fatte conoscere nell’underground e oltre come ad esempio Hour of Penance, Putridity, Blasphemer, Hideous Divinity o Unbirth (a proposito consiglio caldamente l’ultimo disco Blasphemer, veramente clamoroso)… Altre non hanno ancora l’esposizione che meriterebbero come ad esempio Laetitia in Holocaust, Esogenesi, Demiurgon, Gravesite e tanti altri. Devo dire che un grossissimo dispiacere me lo ha dato lo scioglimento di una grandissima band come Daemusinem, spero un giorno ci ripensino e tornino a massacrarci le orecchie in studio e sul palco! In generale spero di sentire sempre più band italiane con un sound unico e riconoscibile, sono piuttosto stanco di sentire sempre le solite soluzioni “revival” di questo o quest’altro periodo storico.

Purtroppo questo periodo, segnato dalla pandemia, ha interrotto tutte le attività live delle band… Non appena uscirà il full quali saranno le vostre intenzioni da questo punto di vista, avete già pianificato qualcosa?
Non so davvero che dire… è imperativo fare più date possibili per supportare “Set Forever on Me” anche in sede live, ma solo quando ci sentiremo totalmente sicuri a livello sanitario. Speriamo che nei prossimi mesi arrivino segnali definitivamente incoraggianti. Abbiamo diverse idee ma ancora nulla di pianificato purtroppo, vista la situazione globale.

L’intervista è da considerarsi conclusa, davvero grazie per la chiacchiera Daniele, concludi pure come vuoi.
Ti ringrazio tantissimo, Luca, per l’intervista decisamente interessante! Spero di aver stuzzicato la voglia dei vostri lettori di dare un’ascolto alla nostra nuova release! Speriamo di rivederci tutti sopra o sotto un palco non appena possibile.

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