Camera Obscura Two (CO2) – My ways are not your ways

Del progetto Camera Obscura Two (CO2) – capitanato dall’ex Schizo Alberto Penzin – se ne parlava da tanto. Nonostante una line up di tutto rilievo (Alberto Penzin, Andrea Ragusa, Marco Mastrobuono, Giuseppe Orlando e Giulio The Bastard) e alcune tracce pubblicate, il disco d’esordio s’è fatto attendere, alimentando le fantasie dei fan. Ora che “D.Ö.D.” (Selfmadegod Records) è finalmente qui, possiamo scoprire la bontà della proposta di questo dream team del metal estremo italiano.

Ciao Alberto, avresti mai immaginato a metà anni ’80 che un giorno ti saresti ritrovato a promuovere un disco nel pieno di una pandemia?
Ciao Giuseppe, francamente no! Mi vengono in mente gli Agent Steel con la loro “Mad Locust Rising” per trovare una similitudine temporale. Cavallette a parte, dopo oltre tre decenni caratterizzati, musicalmente parlando, dai vari Napster, Youtube, Spotify e via discorrendo forse una bella pandemia era il minimo che potesse capitarci in fondo, no? Ennesimo oscuro segno dei tempi, ahimè. Ironia a parte (Spotify lo uso anch’io peraltro ma confesso, essenzialmente per ascoltare i vecchi classici che avevo già in LP) è veramente una situazione tragico-surreale, da cui speriamo di uscirne più o meno integri, anche e soprattutto nello spirito.

Un periodo particolare per un’uscita altrettanto particolare, lo sticker sulla copertina di “D.Ö.D” recita: “A mean compendium of songs arranged, rehearsed and experienced during the early days of the band. And a farewell mémoire to friend and vocalist Giulio The Bastard, no longer involved with CO2. All tracks freshly revamped and committed to tape with no holds barred, mostly fueled by a glorious array of HM-2/5150 set to explode.” Possiamo dire che in un certo qual modo questo disco rappresenta in un colpo solo l’inizio ufficiale della band ma anche la fine di un’epoca?
Sì, sostanzialmente. Siamo contenti che GTB sia stato dei nostri fin qui. Adesso sappiamo su quali coordinate musicali muoverci, avendo maturato una certa esperienza come “nuovo” gruppo, ed anche come farlo sotto il profilo suoni e produzione dei brani. Poi, come sempre, il naturale corso delle cose e l’ispirazione del momento detteranno gran parte delle nostre scelte. Semplificando il concetto, quando si suona solo per il piacere di farlo è tutto molto più genuino ed appagante, anche senza uscire dalla sala prove, volendo. Detto questo, e roboante descrizione dello sticker di copertina a parte, abbiamo appena iniziato quindi, esattamente, dopo aver concluso questo processo iniziale. Abbiamo già in canna diversi altri progetti che intendiamo finalizzare nei prossimi mesi / anni.

I brani, come detto, hanno avuto una genesi differente, è stato complicato amalgamarli per rendere omogeneo il disco?
Non particolarmente. Ho immaginato una specie di storia – se noti i primi sei brani portanti del disco rimano anche nei titoli – a cui ho poi aggiunto in coda i due vecchi brani cover Schizo, introdotti / traghettati dalla traccia nascosta numero sette, una sorta di minimalista stacco temporale-musicale. Poi abbiamo lavorato tutti assieme sugli arrangiamenti dei brani per dargli una sfumatura diversa, più in linea a livello sonoro con quello che suoniamo adesso, mantenendo intatte invece tutte le parti vocali di Giulio già presenti sulle precedenti versioni demo incise negli anni trascorsi assieme. È stato interessante lavorare in questo modo poco ortodosso. Laborioso ma non complicato.

In chiusura ci sono appunto un paio di brani degli Schizo: “Deathstress” e “Swamp Angel”. Queste due tracce rappresentano due momenti differenti della carriera della tua ex band, il primo lo troviamo originariamente sul demo “Total Schizophrenia” del 1987, mentre il secondo su “Nero”, il singolo che per anni, prima del ritorno sulle scene, ha rappresentato il canto del cigno degli Schizo. La scelta immagino che non sia casuale…
Esattamente ma non necessariamente. “Deathstress” è sempre stato uno dei miei brani preferiti pre “Main Frame Collapse”, assieme forse a “Just Before I Die”. Quando mi sono ritrovato di nuovo in sala prove assieme ad altri amici per iniziare questa nuovo progetto musicale CO2 (il solo Andrea era presente della attuale formazione) il pezzo mi tornò in mente ed iniziammo a suonarlo, anche perché mi ricordavo bene tutti i suoi riff, soprattutto l’insistito mid-tempo finale, a differenza di altri vecchi brani, presumo. L’abbiamo poi riproposta sempre anche dal vivo. “Swamp Angel” invece (nella sua versione originale aveva un “The” ad inizio titolo) era un qualcosa di molto differente dal contesto ma rappresentava un altro momento piuttosto depresso ma egualmente ricco di avventure della mia precedente band. A riguardo Dario (attuale batterista Schizo) te ne potrebbe raccontare qualcuna ad esempio. Mi piaceva molto il testo ed allora decidemmo egualmente di riarrangiarla e provarla idem. Come contraltare all’andamento vagamente “grunge” gli buttammo sopra delle crudissime vocals alla Chris Barnes ed il gioco fu fatto. Da li in poi è sempre rimasta in scaletta. Non so però se continueremo ancora a suonarla live. Atipica.

Sono un fan degli Schizo un po’ particolare: per ragioni di età, io ho avuto il mio primo contatto con la tua ex band con “Sounds of Coming Darkness” e “Tones of the Absolute”, per un sacco di tempo, prima che uscisse una ristampa di “Main Frame Collapse”, per me gli Schizo erano quelli. Nei CO2 io ritrovo i “miei” Schizo, più di quanto non sia accaduto quando ho acquistato “Cicatriz Black”. E’ solo una mia impressione o realmente i Camera Obscura Two hanno ripreso il discorso interrotto all’epoca?
Si, me ne avevi parlato infatti. Non sei l’unico devo anche dirti. Guarda, non credo sia un qualcosa di voluto ma probabilmente una certa similitudine può anche starci. Il nostro piglio è più diciamo Terrorizer piuttosto che (primi) Machine Head chitarristicamente parlando, ma gli inserti simil-elettronici, alcune parti vocali e l’accordatura bassa possono anche rimandare a quel periodo. Più promo due pezzi “Tones / Deify Me” che “Sounds” probabilmente, così a naso. Andrò a risentirmelo.

La formazione accredita sull’album è una sorta di dream team del metal estremo italiano, come si riesce a raggiungere la coesione, anche in considerazione del fatto che vivete sparpagliati in giro per l’Europa, quando tutti i soggetti coinvolti nella band hanno un nome e una storia importante nella scena metal?
All star lineup infatti, ahah! Beh, diciamo che dopo molti anni di esperienze musicali varie, avendo in comune una certa affinità stilistica (anche Peppe in fondo è una batterista alla Dave Lombardo, pur suonando roba più “elegante” per così dire) una certa spontanea alchimia di fondo non è una missione impossibile. Cinghio e Giuseppe hanno anche un altro progetto assieme, gli Inno, quindi sono extra affiatati di loro. Ed io e Andrea comunichiamo musicalmente su base quotidiana, anche a distanza. Qui la tecnologia moderna aiuta.

• Finora ci siamo concertati su “D.Ö.D” , ma il futuro è già alle porte, è in dirittura di arrivo, se non erro, un lavoro “T.Ö.D” con un nuovo cantante. Puoi già anticiparmi di chi si tratta?
Si, corretto. No, non posso. Però sarà una bella sorpresa, una sorta di ritorno a casa potremmo anche dire. L’idea sarebbe quella di registrare un 7” fra qualche mese, prima di “T.Ö.D.” appunto, per introdurlo. Magari uno split EP come già fatto in occasione del precedente “Total Insanity”. Il pezzo l’abbiamo già pronto per essere inciso, ti lascio anche il titolo: “Head of Pain [Endgame]”. Faceva già parte della nostra scaletta, ma mai registrato finora. Qualora non trovassimo una band interessante con cui condividere un lato di questo 7”, una bella cover potrebbe essere una soluzione, e lì c’è solo l’imbarazzo della scelta. A me è sempre piaciuta – giusto per citarne una – “Seekers of the Truth” dei Cro-Mags, da rivisitare.

Data la particolare genesi di “D.Ö.D”, “T.Ö.D” ci presenterà dei CO2 diversi oppure ascolteremo dei suoni in linea con la vostra vecchia produzione?
I brani del prossimo “T.Ö.D.” non si discosteranno più di tanto da quelli di “D.Ö.D.”, anche se saranno presenti delle sfumature diverse e delle variazioni in più. Come recita lo sticker di copertina su “D.Ö.D.”, citato prima, il pedale Boss HM-2 di cui sia io che Cinghio siamo collezionisti sarà sempre il protagonista, quindi quel tocco “swedish death metal” non mancherà comunque. Qualche rallentamento sulfureo in più magari, qualche inserto noise/drone (ho recentemente acquistato alcuni nuovi pedali/effetti misconosciuti ma veramente malefici). Oppure anche riprendere tipo il riff principale rallentandolo di brutto è una cosa che personalmente mi è sempre piaciuta, ma ho/abbiamo fatto poche volte, ad esempio. Insomma, vedremo cosa uscirà fuori.

Alla fine di questa chiacchierata, vorrei farti una domanda personale: alla luce di quello che rappresenta “Main Frame Collapse” nella storia del metal estremo e, in considerazione della produzione discontinua che hai avuto con gli Schizo prima e con i CO2 dopo, non ha mai avvertito la sensazione di non aver mai capitalizzato al massimo il tuo talento?
Talento è una parola grossa, in primis. Diciamo che sono uno a cui piace fare rumore in un certo modo. Mi piace però quello che affermi, e il fatto che “MFC” possa aver lasciato un piccolo ma tangibile segno nell’underground musicale estremo non può che rallegrarmi. Sul discorso capitalizzazione et dintorni, nessun rimpianto in ogni caso. Va bene così.

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