Eresia – La voce del fondatore

I longevi deathster veneti Eresia tornano sulle scene dopo appena un anno dal precedente “Aìresis”, pubblicando la loro quarta fatica da studio intitolata “Neocosmo”, distribuito dalla DeathStorm Records / Andromeda Relix, ne parliamo con Max (voce e basso) e Bonfy (batteria).

Ciao ragazzi, innanzitutto grazie per la vostra disponibilità e benvenuti sul Raglio del Mulo, vi andrebbe di parlarci un po’ della storia della band dall’anno della sua nascita fino ad oggi?
Max: Ciao Luca, grazie infinite a te e a tutto lo staff del Raglio, per la disponibilità e lo spazio che ci dedicate. La band nasce nell’aprile del 1995, da tre amici ed ex compagni di scuola, io, il Bonfy e Mirko, che allora era il cantante chitarrista. C’è da dire che già dal 1994 qualche esperimento era stato fatto, ma la formazione si consolida nel ’95. Iniziamo con un sound ed un’attitudine punk/hardcore, che presto si tramuta in thrash metal. In quel periodo realizziamo qualche registrazione (compreso il demo ’98), partecipiamo a qualche compilation e poi nel ’99 realizziamo il nostro primo album “Parole al Buio”, rimasto poi per volere unanime della band mai pubblicato. In quell’album la cosa che mi piace sottolineare è la presenza di due pezzi, scritti da me e dal Bonfy, “Habitat Brutale” e “Dahmer” che, rispetto agli altri, hanno un gusto decisamente più death metal. Infatti nel giro di due anni, con l’uscita dei due chitarristi Federico e Mirko, l’ingresso di Barry alla chitarra ed il mio passaggio alla voce realizziamo “Moto Imperpetuo”, disco decisamente death metal.
Finita la promozione dell’album in giro per l’Italia, con la formazione a quattro grazie all’ingresso di Andy alla chitarra, la formazione subisce un ennesimo scossone, proprio nel momento in cui stiamo scrivendo il successore di “Moto Imperpetuo” e ci si prospettava la possibilità di andare a suonare in Est Europa. Nel 2004 rimaniamo io e il Bonfy. Nel 2009 entra in formazione il chitarrista Teo, scriviamo i pezzi per un album e facciamo parecchi concerti, ma prima delle registrazioni perdiamo di nuovo il chitarrista. Torna Andy nel 2017, col quale realizziamo “Aìresis”, uscito a gennaio 2019, a 18 anni da “Moto Imperpetuo”, ma nel luglio dello stesso anno ci lascia. Nel frattempo era però entrato Valand col quale riusciamo a scrivere, in circa un anno, il nuovo “Neocosmo” uscito a dicembre 2020. Come puoi capire la nostra storia con i chitarristi è davvero complicata, e non credere che, purtroppo, sia finita qui.

Una cosa che mi ha parecchio incuriosito è come mai è trascorso così tanto tempo tra la realizzazione del vostro secondo full “Moto Imperpetuo” (2001) e il successivo “Aìresis” (2019)? Praticamente 18 anni, quasi una vita! Cosa è successo?
Bonfy: Purtroppo si, 18 anni sono una vita. Abbiamo avuto problemi di formazione, in particolar modo, come ti ha già accennato il Max, il problema è stato trovare un chitarrista. Ne abbiamo provati alcuni, ma è stato difficile trovarne uno che si unisse a noi ed abbracciasse questo progetto con passione e dedizione, passione per il genere (per alcuni eravamo troppo estremi o vecchia scuola) e dedizione nel venire in sala prove con costanza e voglia e senza che fosse un peso, per sè e per noi.

L’italiana DeathStorm Records si è occupata della distribuzione del vostro ultimo “Neocosmo”, potete dirci com’è nata la vostra collaborazione con la label nostrana?
Bonfy: Per questa nostra uscita, come anche per “Aìresis”, la DeathStorm Records collabora con la Andromeda Relix nel promuovere il disco sulle riviste, ‘zine e webzine specializzate.
Max: Esatto, si occupano principalmente di questo, di farci avere recensioni ed interviste, quindi visibilità. Purtroppo una vera distribuzione non l’abbiamo, una di quelle che fa arrivare il disco nei pochi negozi rimasti, o negli store europei. Il disco lo si può acquistare tramite le due etichette oppure contattando noi tramite la nostra pagina facebook www.facebook.com/eresiadeathmetal o scrivendo una mail a maxeretico@gmail.com

Come band siete molto longeva, qual è la vostra opinione riguardo a come e quanto è mutata la scena metal estrema a livello globale e per ciò che concerne invece quella italiana?
Max: Beh direi che è cambiato molto, soprattutto negli ultimi 10/15 anni. Musicalmente oggi trovi di tutto nel metal estremo; trovi sia musica vecchia scuola, con vecchie band ancora attive o nuove che amano riproporre un sound della prima ora, così come trovi musica più moderna ed un sacco di contaminazioni, e questo anche in band vecchiotte, magari non della prima ondata, e che hanno mutato il loro modo di comporre e suonare. E questa situazione direi che la troviamo anche nella scena italiana. Quello che più di tutto è cambiato, a mio avviso, sia in Italia che all’estero, è il contatto fra le band. La scena una volta era fatta da una fitta rete di contatti fra band di ogni parte del mondo, che si scambiavano le demo, o delle cassette con su registrato i loro ascolti del momento. Ci si scambiava contatti di ‘zine e radio e circolavano liste di locali nei quali suonare con tanto di contatto telefonico. Per stare in contatto dovevi scrivere, telefonare, spostarti in auto o treno o aereo, dovevi insomma spendere dei soldi, sacrificarti… Oggi tutto questo è svanito. Nell’era di internet, dei mille mila minuti e giga a pochi euro al mese, wifi gratuiti ovunque, non si fa più molta attenzione a chi si scrive aspettando la risposta. Si scrive a chiunque con un click e a volte non si sa nemmeno a chi e forse non si da nemmeno molta importanza alle risposte. Quello che importa sono il numero delle visualizzazioni, dei like, dei follower… Purtroppo quella fitta rete di contatti fra band che formava la scena, non c’è più.

Siete stati tra le primissime band che, in barba a ciò che la tradizione vuole, hanno sempre remato “controcorrente” componendo i vostri testi in lingua italiana, com’è nata questa scelta?
Bonfy: L’idea di cantare in italiano è nata fin da subito: una scelta del tutto normale e naturale per noi. All’epoca erano davvero poche le band che lo facevano, ma per noi non c’era alcun dubbio, e non c’è nemmeno oggi.
Max: Proprio così. Ci risulta più naturale scrivere e cantare i pezzi in italiano, riusciamo ad essere più disinvolti e riusciamo ad interpretarli meglio. Può sembrare più difficile trovare soluzioni metriche efficaci, per cantare metal in italiano, ma non è così! E te lo possono dimostrare anche le altre band che cantano metal in italiano! Certo non sono soluzioni così immediate come in inglese, ma il nostro idioma ci mette a disposizione molteplici possibilità e soluzioni, basta solo avere la pazienza e la voglia di cercarle ed elaborarle!

Menzione d’onore per Dave Ingram, frontman degli storici Benediction! Com’è stato collaborare con lui? Ci raccontate com’è nata questa idea?
Bonfy: Io e il Max siamo grandi fan dei Benediction, ed è uno degli ultimi concerti visti qui in Italia prima del lockdown. Quando stavamo per entrare in studio di registrazione, ho avuto questa idea e agli altri è piaciuta. Così è nata questa grande collaborazione e per noi è stata una grandissima soddisfazione.

Come definireste il vostro sound? E quali sono le band che vi hanno “forgiato” dal punto di vista stilistico?
Max: Mi piace definire il nostro sound come death metal! I nostri ascolti spaziano in quasi tutta la musica esistente, dal rock e prog anni ‘70 al grind, dal black metal più intransigente al jazz, dal blues al brutal death. Non so dirti quali band possano aver influito maggiormente il nostro stile, ma credo sia possibile sentire nelle nostre canzoni tracce di hardcore, di black metal, di thrash metal e ovviamente di death metal. Ma l’attitudine ed il collante è decisamente il death metal.

Chi di voi, e in che misura, contribuisce alla creazione del songwriting?
Bonfy: L’idea può partire da chiunque di noi, che poi la porta in sala prove e la sviluppiamo fino a creare la canzone. A volte ci troviamo in sala prove senza idee, allora ognuno si isola suonando senza ascoltare gli altri e da lì, magari da un giro di batteria, di basso o chitarra, esce l’input che da il via all’idea per un pezzo! Ovviamente per definire la costruzione di un pezzo la chitarra è lo strumento più attivo.

Invece per ciò che concerne i testi che mi dite? Chi è il compositore?
Max: I testi li ho quasi sempre scritti io. Mi lascio influenzare dalla canzone, cerco di sentire nei giri, nel tipo di canzone, quale tematica possa esserne più adatta; quando la trovo do un titolo alla canzone, ancora prima di svilupparne il testo. A volte, nello sviluppo di una tematica, mi aiuto ispirandomi a qualche romanzo letto o anche con influenza cinematografica. Poi spesso mi diverto, se il testo si presta e se riesco a trovare dei collegamenti nei ricordi delle mie letture e dei miei studi, ad inserire dei passi di romanzi o poesie.

Siamo arrivati alle battute finali, vi ringrazio molto per questa bella chiacchierata, concludete l’intervista come volete!
Bonfy: Un grandissimo ringraziamento a voi per il tempo e lo spazio concesso. Speriamo di vederci tutti sotto un palco!
Max: Grazie di cuore per lo spazio e la disponibilità! Concordo col Bonfy, speriamo si torni quanto prima, a goderci un concerto tutti assieme con la birra in mano sotto un palco.

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