Twang – Il tempo dell’inverso

Ospiti di Mirella Catena ad Overthewall i Twang, autori dell’album “Il tempo dell’inverso”.

“Il tempo dell’inverso” è il primo full length dei nostri ospiti di oggi, i Twang, cinque giovani musicisti torinesi, con un bagaglio musicale abbastanza importante e soprattutto interessante. Benvenuti!
Grazie mille, Mirella. Ciao a tutti!

Abbiamo la line up al completo! Volete presentarvi ai nostri ascoltatori?
Bartolomeo Audisio: Ciao, io sono Bart e suono chitarra e flauto, e alle volte seconde voci.
Federico Mao: Io sono Fede, sono chitarrista e corista.
Moreno Bevacqua: Io sono Morris, bassista e seconda voce.
Simone Bevacqua: Ciao, io sono Simo, voce solista e chitarra ritmica.
Luca Di Nunno: Ciao, io sono Luca e suono la batteria, e a volte chitarra acustica e voce.

Quali sono le vostre esperienze musicali prima di formare la band?
Bart: Beh, siamo tutti abbastanza giovani (in scala, nati dal 1994 al 1998) ma fortunatamente siamo riusciti tutti a collezionare un bel po’ di esperienze importanti. Io per esempio studio musica praticamente dai sei anni, mi sono laureato al conservatorio nel 2015 e tuttora continuo gli studi classici. Attualmente, oltre che con i Twang, suono nella formazione Duo Volgaris.
Fede: A 14 anni ho cominciato a calcare vari palchi di Torino (come Spazio211 e Cap10100) grazie alla scuola “The House Of Rock”, frequentata anche da Simo e Morris. Di questi tempi, suono il basso con le band Zagara e Moonlogue.
Morris & Simo: Siamo ovviamente cresciuti insieme in tutti i modi possibili, attraverso la succitata House Of Rock (con i maestri Roberto Bovolenta e Chiara Maritano) e con il nostro primissimo progetto, i 9000dol, con il quale abbiamo suonato anche all’Hiroshima e al Fortissimo Festival.
Luca: Io ho cominciato a studiare batteria jazz da bambino , con mio padre Cesare come insegnante …

Un figlio d’arte, praticamente !
Luca : Diciamo di sì. Ai tempi del liceo suonavo con una band psichedelica, i Crode, e con i Crawling Waves. Poi per un po’ sono rimasto sgruppato, finché non ho incontrato casualmente il vecchio Simo, alla fine del 2015…

Come avete scelto il nome della band? Il nome Twang è legato a qualche aneddoto particolare?
Fede: E’ una storia abbastanza buffa, perché l’abbiamo scelto praticamente a caso, puntando letteralmente il dito su un vocabolo random in un dizionario inglese; fortunatamente, però, è legato a molti elementi che ci caratterizzano. Di per sé è un’onomatopea, può ricordare il suono di una corda di chitarra che si spezza, o il carattere tipico di una Fender Telecaster (posseduta da tutti e tre i chitarristi del gruppo, ma sono dettagli). Inoltre è un nome abbastanza facile da ricordare, e ci si può giocare in mille modi.

Dalla vostra bio ho appreso che l’idea della band nasce verso la fine del 2015, durante un concerto dei Blues Brothers, come sono andate le cose?
Simo: Io, Bart e Luca abbiamo frequentato lo stesso liceo artistico, e certamente andavamo d’accordo, ma non è che non fossimo proprio amici. Così sono rimasto alquanto stupito quando Bart mi ha chiamato, nel Maggio del 2015, dicendomi “Weiiiii Simo, ti va di incontrarci al concerto dei Blues Brothers stasera in Piazza San Carlo? Devo farti una proposta!” “C’è un concerto dei Blues Brothers stasera???”… Poche ore appresso, durante la jam di “Sweet Home Chicago”, Bart ha offerto a me e al mio inseparabile fratello di creare un gruppo di matrice Blues Rock, giusto per cercare un po’ di palchi, senza paranoie, e magari con una Voce Femminile… Sarebbe stato bello, ma nulla di più lontano da quel che poi i Twang sono diventati. Qualche mese dopo il concerto abbiamo cominciato a provare in power trio, con me alla batteria, e alla fine del 2015 la formazione era esattamente quella che oggi si sente ne “Il Tempo Dell’Inverso”.

Alla fine, a quanto pare, è rimasta una formazione prettamente maschile.
Inutile dire che la voce femminile non l’abbiamo trovata, si sono dovuti accontentare di me come cantante! Però nell’album le voci femminili ci sono eccome, nei brani “Esilio” e “Il Pirata”.

Il vostro esordio avviene con un EP che avete auto-prodotto nel 2017 e che vi ha dato parecchie soddisfazioni e nello stesso anno, con il singolo “La legge del più forte”, siete i vincitori del premio Miglior Band del concorso nazionale “Senza Etichetta”, presieduto da Mogol. Com’è stata la vostra reazione a queste importanti conferme?
Luca: Sicuro, registrarlo autonomamente in garage da Bart (e con mezzi di fortuna) è stata un esperienza meravigliosa, considerando i risultati poi ottenuti da “Nulla Si Può Controllare”. Ma la vittoria a Senza Etichetta è stata una sorpresa meravigliosa, soprattutto il momento in cui il Maestro Mogol ci ha preso da parte, sul palco, appena dopo l’annuncio : praticamente, per cinque minuti il pubblico non ha sentito altro che silenzio, mentre Mogol ci spiegava cosa andava e non andava nel testo del brano, metodo di scrittura ecc…

Avrete fatto sicuramente tesoro delle sue parole nei vostri lavori seguenti.
Luca: Assolutamente sì!

Parliamo del nuovo album, “Il tempo dell’inverso”. Quant’è durata la gestazione e dove è stato realizzato?
Morris: Rispetto a “Nulla si può Controllare”, il processo di produzione è stato un salto di qualità assurdo, a partire dallo studio di registrazione. L’abbiamo realizzato da capo a piede agli Imagina Production di Torino con il produttore Alessandro Ciola, che in seguito ha avuto l’idea di portarci in Inghilterra per mixare i due singoli (“Attacco” e “Il Tempo dell’Inverso”). Abbiamo mixato i brani ai Real World Studios di Peter Gabriel, una specie di oasi paradisiaca nel mezzo della campagna inglese, un’esperienza di vita senza pari. Inoltre, completamente a sorpresa, Alessandro ha organizzato una sessione di mastering agli Abbey Road Studios, che non hanno certo bisogno di presentazione.

Insomma, il vostro produttore sembra esservi molto affezionato , deve essere rimasto particolarmente colpito da voi.
Morris: Sì, Ale è stato fondamentale per la buona riuscita di questo LP, siamo davvero felici di averlo incontrato. Comunque, nel complesso la lavorazione dell’album è durata all’incirca un anno, anche perché Fred viveva a Londra e Bart ad Amsterdam, ma ne è decisamente valsa la pena.

Il cantato in italiano per alcuni è uno scoglio che impedisce lo sdoganamento delle band, voi, invece, ne avete fatto un punto di forza. Perché questa scelta, quanto mai azzeccata?
Simo: In verità, un tentativo di scrittura in inglese è stato fatto, durante i primi esperimenti di composizione, ma nessuno era propriamente convinto dei risultati. Sentivamo il bisogno di esprimerci nella nostra lingua, ed è complice anche il fatto di aver sempre scritto in inglese nei nostri primi progetti. La difficoltà più grande è sempre il rischio di sovraccaricare i versi, cadendo in un territorio quasi “rap” che assolutamente non ci appartiene, ma basta resistere alla tentazione e vengono fuori dei cantati più che soddisfacenti. A questo proposito, è difficile che un testo venga redatto da capo a coda solo da uno di noi. Io e Luca siamo i parolieri più prolifici, ma il lavoro collettivo è sempre più ricercato e necessario. Ad esempio il brano “Caverna”, contenuto in ITDI, è stato composto interamente a sei mani, idem “Attacco”. Inoltre, personalmente, io mi sentirei a disagio a cantare un pensiero che non sia rappresentativo di tutti e cinque.

Quanto la pandemia ha bloccato i vostri progetti? Cosa state preparando per i prossimi mesi?
Fede: Abbiamo dovuto riorganizzare completamente la pubblicazione dell’album, ma la cosa che più ci è mancata e che ci manca tuttora è la possibilità di suonare dal vivo. E’ quello che tutti i musicisti aspettano di poter fare di nuovo, non vediamo l’ora e ci stiamo preparando per questo. Ci stiamo poi ingegnando per stampare le copie fisiche dell’album “Il Tempo dell’Inverso” (uscito il 2 Aprile su tutti gli store digitali). Inoltre, stiamo preparando il videoclip del singolo “Il Pirata”, e siamo finalisti regionali di Sanremo Rock 34.

Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi?
Bart: Penso di poter dire tranquillamente “visitate il nostro sito web“, ma anche Facebook, abbiamo una pagina Instagram che sta crescendo con rapidità, i vari store digitali come Spotify e iTunes, e ovviamente Youtube per tutti i nostri video.

Grazie di essere stati con noi. Vi lascio l’ultima parola!
E’ stato un piacere essere ospiti di Overthewall, prendetevi tempo per godervi “Il Tempo dell’Inverso” (il pessimo battutista è Simo) , e mille grazie a Mirella !!!

Ascolta qui l’audio completo dell’intervista andata in onda il giorno 5 aprile 2021:

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