Rhapsody of Fire – Il fuoco eterno

I Rhapsody of Fire tornano sul mercato e lanciano un antipasto (rinforzato) del loro prossimo album. Quello che doveva essere un semplice singolo, “I’ll Be Your Hero” (AFM Records / All Noir), si è trasformato – così come ci ha raccontato Alex Staropoli – in un vero e proprio EP pieno di chicche per i fan della band tricolore.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Alex. Il vostro nome contiene da qualche anno ormai la parola “fire”, ma quanto è difficile mantenere acceso oggi quel fuoco considerando tutti i problemi che attanagliano il mondo della musica? Mi riferisco all’impossibilità di fare concerti a causa della pandemia, pirateria, scarsi guadagni dallo streaming ecc ecc…
Grazie per avermi invitato! Certamente rispetto a 20 o 30 anni fa il music business è cambiato parecchio e vivere di musica metal oggi può non essere cosi facile. Per noi il fuoco della passione, il desiderio di creare musica e di suonare per i nostri incredibili fan è sempre vivo.

A fonte di questa situazione difficile, quanto è impostante per un gruppo avere un prodotto fuori, anche solo un EP come nel vostro caso?
Il nostro nuovo EP uscito da poco, è l’apripista, ci saranno molte novità a seguire nelle prossime settimane e mesi. L’entusiasmo è alle stelle e non vediamo l’ora che i nostri fan ascoltino il nuovo studio album.

Se non erro, questo è il vostro terzo EP, quali sono i vantaggi di questo formato?
L’idea iniziale era quella di fare uscire il primo singolo, ma avendo anche altri brani disponibili, tra live e versioni alternative in lingue differenti, abbiamo deciso di fare un EP e rendere cosi il prodotto più corposo ed appetibile. Durando quasi 40 minuti, trovo sia interessante per i nostri fan, in preparazione al nuovo studio album.

Il disco si apre con “I’ll Be Your Hero”, possiamo considerare questa canzone rappresentativa dell’album che seguirà oppure il disco si muoverà su coordinate differenti?
Ogni brano è a se stante, le coordinate sono differenti e al contempo tutti i brani sono collegati da un filo conduttore importante. Elementi come la velocità, l’impatto orchestrale, la trama corale e vocale in questo disco sono stati curati al minimo dettaglio.

Come e quando è nata questa canzone?
Posso dire che l’intero nuovo album è stato scritto, arrangiato, registrato e mixato negli ultimi 2 anni. La fase compositiva è sempre complessa da descrivere. Non sempre lavoro sullo stesso brano, anzi, molto spesso lavoro su brani diversi contemporaneamente e lo trovo alquanto stimolante in quanto lavori su ogni brano sempre a mente fresca.

La seconda traccia è “Where Dragons Fly”, come mai avete voluto ripresentare questa canzone in una nuova versione e quali sono le maggiori differenze rispetto a quella originale?
Questo brano è uscito a suo tempo solo in Giappone contenuto nell’album “Legendary Years”. Abbiamo quindi pensato di rilasciarlo ora anche in tutti gli altri paesi. Tutti i brani contenuti in “Legendary Years” sono stati completamente ri-registrati e presentati in una nuova veste sonora. Con l’ingresso di Giacomo alla voce abbiamo voluto creare un disco rimettendo a nuovo alcuni dei brani più classici della nostra discografia, senza nulla togliere alle versioni originali, ci riteniamo soddisfatti del risultato, soprattutto per “Where Dragons Fly”, in cui abbiamo potuto usare strumenti veri e originali come l’arpa celtica e l’oboe barocco (non presenti nella versione originale) ed ovviamente il flauto barocco suonato da mio fratello Manuel Staropoli.

“Rain of Fury” e “The Courage to Forgive” appaiono in una versione live, entrambi I pezzi sono stati registrati a Milano durante il “The Eighth Mountain Tour” del 2019. Cosa ricordate di quella data e perché avete deciso di utilizzare proprio quei brani per questa uscita?
Suonare in Italia è sempre speciale ed abbiamo voluto celebrare quella serata a Milano con la testimonianza di questi due brani. La performance della band e l’entusiasmo del pubblico mi hanno convinto subito, cosi ho scelto quei due brani in particolare per rendere omaggio a quella serata e ai nostri fan italiani.

“The Wind, The Rain And The Moon” appare in quattro versioni differenti – inglese, spagnolo, italiano e francese. Da un punto di vista tecnico è stato difficile adeguare il brano alle differenti metriche? Vi siete limitati a una traduzione letterale del testo oppure avete apportato qualche lieve variazione?
Non è stato difficile, anche se ci vuole una certa dedizione e aiuto da persone madrelingua. Ovviamente, i testi non sono sempre facilmente traducibili, questo ti permette di creare testi alternativi in altre lingue con significati in linea con la versione originale del brano, ma espressi in modo diverso. Molto spesso, anzi sempre, la versione in Italiano ha una marcia in più!

Sul fronte live, magari in Europa, si vedono spiragli o è troppo presto per poter pensare a un vero e proprio tour?
Nei primi mesi del 2022 abbiamo varie date previste in Europa e siamo pronti a tornare on stage!! Desideriamo vedervi numerosi!

In chiusura vorrei farvi una domanda basata sulla tua esperienza: quando esplose il fenomeno Rhapsody, nella seconda metà degli anni 90, il vostro successo giovò a tutto il metal italiano, anche a gruppi con un sound molto differente dal vostro. Credete che oggi, senza entra nei dettagli della qualità della musica proposta e del cammino fatto, il successo dei Måneskin possa in qualche modo possa dare visibilità alla scena musicale italiana?
Non ne ho idea, non li ho mai sentiti. Non guardo la TV da molti anni e quindi non sono a conoscenza di un certo tipo di eventi e realtà. In Italia, soprattutto nel metal ci sono band fortissime, ci sono tantissimi gruppi e musicisti che suonano per passione e tantissime scuole di musica e altrettanti studenti che sono appassionati dalla musica. Il successo è relativo. Si può essere felici suonando uno strumento senza per forza avere successo o visibilità.

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