Gus G. – Into the unknown

Gus G. (Firewind, Ozzy Osbourne, Mystic Prophecy, Nightrage, Arch Enemy, Dream Evil) ha lanciato il suo progetto solista, che ha fatto il suo debutto ufficiale nel 2002, nel 1998. Dopo tre album a suo nome – “I Am The Fire” (2014 ), “Brand New Revolution” (2015) e Fearless (2018) – chiude il 2021 con un nuovo lavoro solista, “Quantum Leap” (AFM Records), che include 10 brani strumentali e un CD bonus “Live in Budapest 2018”.

Ciao Gus, come stai? È più difficile lavorare su un album da solista o su uno con la tua band principale, i Firewind?
Hey! Sto bene, grazie. Penso che ormai sia un po’ più difficile lavorare sugli album dei Firewind, dal momento che abbiamo già fatto nove album in studio e abbiamo creato un certo suono e stile. Quindi è una sfida realizzare grandi canzoni all’interno di un’area specifica che abbiamo sondato in lungo e largo. Gli album da solista in questo momento sono un po’ più divertenti per me, posso semplicemente fare quello che mi piace, sperimentare, collaborare con persone diverse e non preoccuparmi di un gruppo specifico di persone. Ma alla fine della fiera, sono entrambi miei bambini.

Come capsici se una canzone va bene per il tuo album solista o per la tua band?
Con i Firewind ovviamente non posso sperimentare troppo. Possiamo fare metal classico, o roba più veloce o talvolta brani hard rock più melodici. Quindi, qualsiasi cosa all’interno di quelle linee sarebbe accettabile per un disco targato FW. Con la mia carriera da solista, posso davvero adattarmi a qualsiasi altra cosa. Ad esempio, ora ho realizzato un album del tutto strumentale.


Quando hai iniziato a lavorare su “Quantum Leap” avevi le idee chiare sul suo contenuto o è venuto tutto per caso?
No, avevo la netta sensazione che avrei fatto un album strumentale. La cosa più difficile era quali idee si adattassero meglio e come sviluppare una traccia senza voce. Certo, ho scritto canzoni strumentali in passato, ma non è mai stato la specificità al 100%. Quindi, è stata un’esperienza divertente e istruttiva per me immergermi più a fondo in questo mondo.


Le canzoni mi sembrano strutturate per avere comunque delle linee vocali, è una mia impressione?
Immagino che significhi che ho fatto un buon lavoro con la creazione di melodie orecchiabili? Per rispondere alla tua domanda, no, non sono stati creati per la voce. Erano solo riff e idee che avevo e li ho sviluppati tenendo sempre in mente la chitarra. A volte ho provato a far suonare alla chitarra melodie che potessero essere cantate.

Qual è il tuo rapporto con la tua voce? Ti piace cantare?
Mi piace fare i cori, e lo faccio spesso nei Firewind e nei miei spettacoli da solista. Ma non credo di avere una voce così bella da essere sfruttata da cantante solista. Almeno lo credo! Ahah….

Hai raggiunto il tuo quarto album da solo, lo avresti mai previsto quando hai lasciato il Berklee College of Music dopo poche settimane?
Non avrei mai potuto prevedere tutte le cose incredibili che mi sarebbero accadute di lì in poi e che avrei avuto una carriera del genere quando ero alla Berklee! Sono davvero fortunato ad aver fatto un viaggio del genere finora.

Quali sono stati i tuoi della giovinezza? Hai comprato album strumentali?
Troppi davvero! Ero un grande fan di Yngwie, ma anche un grande fan di Satriani, Vai, Paul Gilbert, Marty Friedman, Uli Jon Roth, Michael Schenker, Gary Moore… la lista potrebbe continuare all’infinito. E sì, ho comprato album strumentali quando ero più giovane, ho collezionato la maggior parte delle cose che uscivano per Shrapnel Records.

Ti consideri un esempio per i giovani musicisti di oggi?
Non sta a me dirlo o giudicarlo. Faccio solo quello che faccio. Ma se la mia storia o la mia musica ispirano qualcuno a prendere in mano la chitarra, scrivere una canzone o perseguire il proprio sogno, mi dà gioia, è un onore e mi sembra di fare qualcosa di giusto.

La mia copia promozionale include un secondo CD, “Live in Budapest”: come è nata l’idea di un CD live bonus? La cosa ha che fare con l’attuale blocco di concerti?
È stata una mia idea che ho suggerito ad AFM Records, perché avevamo già un mix dello spettacolo a Budapest del 2018. Non l’abbiamo mai pubblicato, ad eccezione di un EP digitale due anni fa. Quindi, ho pensato perché non offrire un buon rapporto qualità-prezzo ai fan e regalare loro un album dal vivo insieme alla nuova musica? Penso che sia piuttosto bello. L’unico problema è che dovevamo limitarci alle canzoni di proprietà dell’AFM, dato che il mio catalogo è con un’altra etichetta e ovviamente ci sarebbero stati problemi legali. Per quanto riguarda l’attuale situazione dei concerti, spero solo di tornare sul palco il prima possibile!

Gus G. (Firewind, Ozzy Osbourne, Mystic Prophecy, Nightrage, Arch Enemy, Dream Evil) launched his solo project, that made its official debut in 2002, in 1998. After three albums under his own name – “I Am The Fire” (2014), “Brand New Revolution” (2015) and Fearless (2018) – he closes 2021 with a new solo effort, “Quantum Leap” (AFM Records), including 10 instrumental tracks and a bonus CD “Live in Budapest 2018”.

Hi Gus, how are you? Is it more difficult to work on a solo album or on one with your main band Firewind?
Hey! I’m fine thanks. I think it’s probably a bit harder to work on Firewind albums by now, since we’ve already done nine studio albums and have created a certain sound and style. So it’s a challenge to make great songs within a specific area that we’ve cornered ourselves. Solo albums at this time are bit more fun for me, I can just do whatever I like, experiment, collaborate with different people and not worry about a specific group of people. But they’re both my babies at the end of the day.

How do you feel  if a song is good for your solo album or for your band?
With Firewind I obviously cannot experiment too much. We can do classic metal, or faster stuff or sometimes more melodic hard rock tunes. So, anything within those lines would be acceptable for a FW record. With my solo thing, I can fit in anything else really. For example, now I made a full instrumental album.

When you started working on “Quantum Leap” did you have a clear idea of its content or did it all happen by chance?
No, I had a clear diea that I was gona go for an instrumental album. The thing that was the most hard was which ideas would fit best and how to develop a track without vocals. Sure I’ve written instrumental songs in the past, but it wasn’t my area 100%. So, it was fun and learning experience for me to dive in deeper into this world.

 The songs seem to me born to have vocal lines, is it just me?
I guess that means I did a good job with creating catchy melodies? To answer your question – no, they weren’t made for vocals. It was just riffs and ideas I had and I just developed them having the guitar in mind at all times. Sometimes I tried to make the guitar play melodies that can be sing-able.

 What’s your feeling with your voice? You like singing?
I like doing backing vocals, and I do that a lot in Firewind and in my solo shows. But I don’t think I have as great voice to be a lead singer. I wish! Haha….

You’ve reached your fourth album alone, would you ever have predicted that when you left Berklee College of Music after a few weeks?
I could have never predicted that all these amazing things would happen to me and have such a career since that time I was at Berklee! I’m really blessed to have had such a ride so far.

What were your heroes in your youth?  Did you buy instrumental albums?
Too many really! I was a huge Yngwie fan, but also huge fan of Satriani, Vai, Paul Gilbert, Marty Friedman, Uli Jon Roth, Michael Schenker, Gary Moore….the list goes on and on. And yes, I did buy instrumental albums when I was younger, I picked up most of the stuff that came out of Shrapnel records.

Do you consider yourself an example for young musicians today?
It’s not my place to say or judge that. I just do what I do. But if my story or my music inspires someone to pick up the guitar, write a song, or pursue his own dream, it brings me joy, it’s an honour and it feels like I’m doing something right.

My promotional copy includes a second CD, “Live in Budapest”: how did the idea of a bonus live CD come about? What to do with the current concert block?
It was my idea that I suggested to AFM Records, cause we already had a mix of the show in Budapest from 2018. We just never released it, except of a digital EP two years ago. So, I thought why not offer value for money to the fans and give them a live album together with the new music? I think it’s pretty cool. The only issue is that we had to be limited to songs that AFM owns, as my back catalogue is with another label and obviously there would be legal issues. As for the current concert situation – I just hope to return to the stage sooner than later!

Paradox – End of a legend

Le leggende non muoiono mai e, a volte, ritornano. I Paradox hanno ripreso il filo del concept lasciato in sospeso 31 anni fa con “Heresy”, realizzando a sorpresa “Heresy II – End of a Legend” (AFM Records / All Noir). Se di fine si tratta, di certo non è quella dei Paradox, come ci ha confermato Charly Steinhauer.

Ciao Charly, cosa hai provato quando sei tornato, dopo 30 anni, sulla scena del crimine con questo “Heresy II – End of a Legend”?
La sensazione è indescrivibile. È associata alla nostalgia ed è associata all’orgoglio. Non riesco ancora a credere di avere tra le mani un successore di “Heresy”. L’album ha richiesto molto a tutti noi. Le mie batterie erano completamente scariche alla fine del processo e ci è voluto un po’ di tempo per recuperare le forze mentali. Ma è molto molto bello aver creato questo capolavoro.

Dopo la crisi del movimento thrash nella seconda metà degli anni ’90, avresti mai immaginato di comporre la seconda parte di “Heresy”?
Prima di tutto, non mi aspettavo che i Paradox potessero esistesse ancora dopo così tanto tempo. Non sono un grande fan delle seconde parti e non mi sarei mai aspettato di pubblicare in seguito un altro album chiamato “Heresy”.

Quando hai capito che era il momento giusto per dare a “Heresy” un successore?
Non sapevamo se fosse il momento giusto per fare una seconda parte di “Heresy”. “Heresy II – End Of A Legend” non era previsto. Non avremmo nemmeno fatto una seconda parte se il concept della storia non fosse stato così buono, ma Peter Vogt, il nostro paroliere, non ci ha dato scelta. Quando abbiamo letto la storia per la prima volta, ci è stato chiaro che avrebbe avuto senso tradurla in musica, a differenza di “Heresy” (1989) che era basato su una storia vera, la storia di “Heresy II – End Of A Legend” è il frutto dell’immaginazione.

Quanto ha influito su questa tua decisione il ritorno di Axel Blaha?
Axel ha giocato un ruolo decisivo in questo album, ma ha avuto poco a che fare con la decisione di un successore di “Heresy”. Come il resto della band, era entusiasta del concept. Axel è stato il mio migliore amico sin da quando eravamo bambini. Ci incontriamo regolarmente e lavoriamo molto duramente sulle canzoni e su come dovrebbero suonare.

Per riprendere il filo, sei partito dal suono di “Heresy” o dal concept?
Peter Vogt, il nostro scrittore di testi, ci ha suggerito per primo il concept e ne siamo rimasti tutti entusiasti. Mi ha dato 14 titoli di canzoni, tutte da elaborare musicalmente. 13 di loro sono entrate nell’album. Poi ho iniziato a comporre nel luglio 2019 e ne ho scritto la musica. Tutto ha funzionato perfettamente. Peter Vogt aveva già scritto i testi di “Heresy” (1989) e siamo rimasti in contatto nel corso degli anni. Siamo molto uniti e tutto è stato molto facile.

Non credi che possa essere un rischio proporre questa seconda parte dopo 31 anni? I tuoi fan più nostalgici potrebbero non apprezzare questa uscita.
Come compositore non vuoi fare la stessa musica per 40 anni senza evolverti ulteriormente. Tuttavia, dovresti sempre soddisfare i tuoi fan fedeli della vecchia scuola. Abbiamo cercato di farlo molto con questo album. Le prime reazioni all’album sono travolgenti. Quando ascolti “Heresy II – End Of A Legend” sai immediatamente chi sta suonando. Non è sempre facile. Può essere un rischio solo se va male, ma è andata molto bene. Ne siamo tutti molto contenti. Inoltre, i Paradox sono sempre in grado di fare un puro album old school. Forse potrebeb essere un buono spunto per il prossimo CD. Chi lo sa?!

Qual è la canzone rappresentativa del primo album e qual è quella che meglio dà la dimensione del tuo sound più recente?
In “Heresy” (1990), la title track “Heresy” è chiaramente la canzone più rappresentativa per me. Contiene tutti gli elementi della musica dei Paradox dell’epoca. “Escape From The Burning” e “Priestly Vows” su “Heresy II – End Of A Legend” rappresentano la musica di Paradox attuali. Avrai sentito che lo stile di Paradox non è cambiato molto. Il suono è stato solo adattato ai giorni nostri senza dimenticare le nostre radici.

“Heresy” è probabilmente l’album più amato dai tuoi fan, qual è il tuo?
Se dovessi scegliere un solo album, sarebbe un doppio album composto da “Heresy” I + II. Entrambe le parti rappresentano perfettamente il viaggio musicale dei Paradox tra il passato e il futuro. Ma anche “Tales Of The Weird” è stato un grande album, ed è segretamente il mio preferito.

L’album termina con “End of a Legend”, pensi che sia davvero finita o potresti scrivere “Heresy part III” in futuro?
Il sottotitolo “Fine di una leggenda” indica la fine della serie “Heresy”. Non ci sarà mai un “Heresy part III”. Però di certo non significa nemmeno la fine di Paradox, perché stiamo già pianificando la direzione musicale da intraprendere per il prossimo album. Stay stay tuned!

Legends never die and sometimes they come back. Paradox have resumed the thread of the concept left in suspense 31 years ago with “Heresy”, creating “Heresy II – End of a Legend” (AFM Records / All Noir). If it comes to the end, it certainly isn’t the Paradox one, as Charly Steinhauer confirmed.

Hi Charly, what did you feel when you returned, after 30 years, to the crime cene with this “Heresy II – End of a Legend”?
The feeling is indescribable. It’s associated with nostalgia and it’s associated th pride. I still can’t believe that I’m holding a “Heresy” successor in my hands. The album emanded a lot from all of us. My batteries were completely empty in the end of the process and it took a while to regain my mental strength. es…it feels very, very good to have created this personal masterpiece.

After the crisis of the thrash movement in the second half of the 90s, would you have ever imagined composing the second part of “Heresy”?
First of all, I didn’t expected that “Paradox” still exist after such a long time. I’m not a big fan of 2nd parts and I also never expected to release later on another album called “Heresy”.

When did you realize it was the right time to give “Heresy” a successor?
We didn’t know if it was the right time to do a second part of “Heresy”. Heresy II – End Of A Legend” wasn’t planned. We wouldn’t have done a second part either if the story concept hadn’t been so good, but Peter Vogt, our lyricist, didn’t give us a choice. When we first read the story, it was clear to us that it makes sense to translate it musically. Btw. in contrast to “Heresy” (1989) which was based on a true story, the story of “Heresy II – End Of A Legend” is a fictional one.

How much did the return of Axel Blaha affect your decision?
Axel played a decisive role on this album, but he had little to do with the decision of a “Heresy” successor. Like the rest of the band, he was enthusiastic about the concept. Axel has been my best friend privately since we were a child. We meet regularly and we work very hard on the songs and how they should sound.

To pick up the thread, did you start from the sound of “Heresy” or from the concept?
Peter Vogt our text writer first suggested the concept to us and we were all nthusiastic about it. He gave me 14 song titles, all of which had to be processed musically. 13 of them made it onto the album.
Then I started composing in July 2019 and wrote the music for it. Everything worked out perfectly. Peter Vogt already wrote the lyrics for “Heresy” (1989) and we have been in contact over the years. We are very familiar and everything was very easy going.

Don’t you think it could be a risk to propose this second part after 31 years? Your most nostalgic fans may not like this release.
As a composer you don’t want to make the same music for 40 years without rther developing. However, you should always satisfy your loyal old school fans. We anaged to do that very well with this album. The first reactions to the album are verwhelming. When you hear “Heresy II – End Of A Legend” you immediately know which and is playing here. That’s not always easy. It can only be a risk if it’s bad, but it’s turned out very well. We are all very happy with it. In addition, “Paradox” are always able to make a pure old school album. Maybe a hint for the next CD. Who knows?!

What is the most faithful song to the first album and which one is the one at best gives the dimension of your most recent sound?
On “Heresy” (1990), the title track “Heresy” is clearly the most expressive song for me. It contains all the elements of the music from “Paradox” at the time. “Escape From The Burning” and “Priestly Vows” on “Heresy II – End Of A Legend” represent the music of “Paradox” these days. You hear that Paradox’s style hasn’t changed much. The sound has only been adapted to the present day without forgetting its roots.

“Heresy” is probably the most loved album by your fans, which one is yours?
If I were to pick a certain album, it would be a double album consisting of “Heresy” I + II. Both parts perfectly combine the musical journey of “Paradox” between the ast and the future. But also “Tales Of The Weird” was a great album and my secret favorite.

The album ends with “End of a Legend”, do you think it’s really over or could ou write “Heresy part III” in the future?
The subtitle “End of A Legend” means the end of the “Heresy” series. There ll be no more “Heresy part III”. It definitely doesn’t mean the end of Paradox either, ecause we are already planning the musical direction for the next album. Stay stay tuned!

Rhapsody of Fire – Il fuoco eterno

I Rhapsody of Fire tornano sul mercato e lanciano un antipasto (rinforzato) del loro prossimo album. Quello che doveva essere un semplice singolo, “I’ll Be Your Hero” (AFM Records / All Noir), si è trasformato – così come ci ha raccontato Alex Staropoli – in un vero e proprio EP pieno di chicche per i fan della band tricolore.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, Alex. Il vostro nome contiene da qualche anno ormai la parola “fire”, ma quanto è difficile mantenere acceso oggi quel fuoco considerando tutti i problemi che attanagliano il mondo della musica? Mi riferisco all’impossibilità di fare concerti a causa della pandemia, pirateria, scarsi guadagni dallo streaming ecc ecc…
Grazie per avermi invitato! Certamente rispetto a 20 o 30 anni fa il music business è cambiato parecchio e vivere di musica metal oggi può non essere cosi facile. Per noi il fuoco della passione, il desiderio di creare musica e di suonare per i nostri incredibili fan è sempre vivo.

A fonte di questa situazione difficile, quanto è impostante per un gruppo avere un prodotto fuori, anche solo un EP come nel vostro caso?
Il nostro nuovo EP uscito da poco, è l’apripista, ci saranno molte novità a seguire nelle prossime settimane e mesi. L’entusiasmo è alle stelle e non vediamo l’ora che i nostri fan ascoltino il nuovo studio album.

Se non erro, questo è il vostro terzo EP, quali sono i vantaggi di questo formato?
L’idea iniziale era quella di fare uscire il primo singolo, ma avendo anche altri brani disponibili, tra live e versioni alternative in lingue differenti, abbiamo deciso di fare un EP e rendere cosi il prodotto più corposo ed appetibile. Durando quasi 40 minuti, trovo sia interessante per i nostri fan, in preparazione al nuovo studio album.

Il disco si apre con “I’ll Be Your Hero”, possiamo considerare questa canzone rappresentativa dell’album che seguirà oppure il disco si muoverà su coordinate differenti?
Ogni brano è a se stante, le coordinate sono differenti e al contempo tutti i brani sono collegati da un filo conduttore importante. Elementi come la velocità, l’impatto orchestrale, la trama corale e vocale in questo disco sono stati curati al minimo dettaglio.

Come e quando è nata questa canzone?
Posso dire che l’intero nuovo album è stato scritto, arrangiato, registrato e mixato negli ultimi 2 anni. La fase compositiva è sempre complessa da descrivere. Non sempre lavoro sullo stesso brano, anzi, molto spesso lavoro su brani diversi contemporaneamente e lo trovo alquanto stimolante in quanto lavori su ogni brano sempre a mente fresca.

La seconda traccia è “Where Dragons Fly”, come mai avete voluto ripresentare questa canzone in una nuova versione e quali sono le maggiori differenze rispetto a quella originale?
Questo brano è uscito a suo tempo solo in Giappone contenuto nell’album “Legendary Years”. Abbiamo quindi pensato di rilasciarlo ora anche in tutti gli altri paesi. Tutti i brani contenuti in “Legendary Years” sono stati completamente ri-registrati e presentati in una nuova veste sonora. Con l’ingresso di Giacomo alla voce abbiamo voluto creare un disco rimettendo a nuovo alcuni dei brani più classici della nostra discografia, senza nulla togliere alle versioni originali, ci riteniamo soddisfatti del risultato, soprattutto per “Where Dragons Fly”, in cui abbiamo potuto usare strumenti veri e originali come l’arpa celtica e l’oboe barocco (non presenti nella versione originale) ed ovviamente il flauto barocco suonato da mio fratello Manuel Staropoli.

“Rain of Fury” e “The Courage to Forgive” appaiono in una versione live, entrambi I pezzi sono stati registrati a Milano durante il “The Eighth Mountain Tour” del 2019. Cosa ricordate di quella data e perché avete deciso di utilizzare proprio quei brani per questa uscita?
Suonare in Italia è sempre speciale ed abbiamo voluto celebrare quella serata a Milano con la testimonianza di questi due brani. La performance della band e l’entusiasmo del pubblico mi hanno convinto subito, cosi ho scelto quei due brani in particolare per rendere omaggio a quella serata e ai nostri fan italiani.

“The Wind, The Rain And The Moon” appare in quattro versioni differenti – inglese, spagnolo, italiano e francese. Da un punto di vista tecnico è stato difficile adeguare il brano alle differenti metriche? Vi siete limitati a una traduzione letterale del testo oppure avete apportato qualche lieve variazione?
Non è stato difficile, anche se ci vuole una certa dedizione e aiuto da persone madrelingua. Ovviamente, i testi non sono sempre facilmente traducibili, questo ti permette di creare testi alternativi in altre lingue con significati in linea con la versione originale del brano, ma espressi in modo diverso. Molto spesso, anzi sempre, la versione in Italiano ha una marcia in più!

Sul fronte live, magari in Europa, si vedono spiragli o è troppo presto per poter pensare a un vero e proprio tour?
Nei primi mesi del 2022 abbiamo varie date previste in Europa e siamo pronti a tornare on stage!! Desideriamo vedervi numerosi!

In chiusura vorrei farvi una domanda basata sulla tua esperienza: quando esplose il fenomeno Rhapsody, nella seconda metà degli anni 90, il vostro successo giovò a tutto il metal italiano, anche a gruppi con un sound molto differente dal vostro. Credete che oggi, senza entra nei dettagli della qualità della musica proposta e del cammino fatto, il successo dei Måneskin possa in qualche modo possa dare visibilità alla scena musicale italiana?
Non ne ho idea, non li ho mai sentiti. Non guardo la TV da molti anni e quindi non sono a conoscenza di un certo tipo di eventi e realtà. In Italia, soprattutto nel metal ci sono band fortissime, ci sono tantissimi gruppi e musicisti che suonano per passione e tantissime scuole di musica e altrettanti studenti che sono appassionati dalla musica. Il successo è relativo. Si può essere felici suonando uno strumento senza per forza avere successo o visibilità.

Evergrey – The escape and the rebirth

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Avevamo lasciato gli Evergrey circa due anni fa con il raffinato e rabbioso “The Atlantic”, che sigillava il termine di una trilogia iniziata con “Hymns For The Broken”. Oggi li ritroviamo con il nuovo “Escape Of The Phoenix” (AFM Records), costruito sempre con brani di gran classe, ma allo stesso tempo più spontanei e “liberi” dalla narrazione di un concept album. Del resto la band, ci ha sempre abituati ad un progressive metal fatto con il cuore e l’anima e non basato sul tecnicismo. Ne abbiamo parlato con Jonas Ekdahl, il batterista della band.

“Escape of the Phoenix” è stato scritto e registrato durante il lockdown del 2020 e arriva dopo i tre album di una “trilogia concettuale”, che si è conclusa con “The Atlantic” del 2019. Personalmente ho notato che nelle ultime uscite c’è tutto ciò che i fan della band si aspettano dagli Evergrey: riff thrash, un’atmosfera oscura e malinconica, assoli veloci, incursioni occasionali al prog e molto ritmo. Ti siamo davvero molto grati di aver creato musica così brillante ultimamente, ma cosa possiamo aspettarci di nuovo dall’ultimo album?
In effetti il nuovo album ha tutte le cose che gli Evergrey rappresentano adesso, che hai appena sottolineato. Il fatto è che l’unica cosa su cui ci concentriamo quando si tratta di scrivere e registrare un nuovo album è che vogliamo che la prossima canzone sia sempre migliore dell’ultima. Vogliamo progredire come musicisti, cantautori e produttori. Dal momento in cui non siamo stati più legati ad un storia unica, in questo album siamo stati più liberi e in un certo senso ci è stato possibile inserire espressioni differenti.

Pensi che fermarsi nell’attività dei live show per così tanto tempo, rispetto alla consuetudine, e di dedicare più tempo alla scrittura delle canzoni sia stato rilevante per la qualità delle canzoni di “Escape of the Phoenix”? Pensi che in un altro momento storico questo album avrebbe suonato in maniera differente e avrebbe trattato argomenti diversi? Posso sentire in canzoni come “In Absence of Sun” o “Eternal Nocturnal” la reale mancanza di luci o il calore che puoi ricevere dalle persone in un concerto o in un incontro.
Il fatto che siamo stati in grado di dedicare tutto il tempo per scrivere musica invece di suonare in spettacoli e in tournée è stato molto bello, almeno dal punto di vista della scrittura. Ma non credo che l’album sarebbe stato diverso se avessimo avuto meno tempo per scriverlo. Ci spingiamo sempre al limite per ogni album per renderlo il migliore possibile, non importa quale sia il lasso di tempo.

La fenice è l’uccello longevo che ciclicamente si rigenera e rinasce dalle sue ceneri. Cosa rappresenta per te la “Fuga della Fenice”? Sembra che sia così difficile ora rinascere dal nostro dolore e dai nostri errori. Il concetto per il titolo vuole trasmettere qualcosa senza speranza oppure altro? Questo periodo ci porta il buio ma stiamo cercando la luce, una resurrezione.
“La Fuga della Fenice” rappresenta la liberazione dai vecchi schemi, da qualcosa che ti ha influenzato negativamente per molto tempo e dirigerti invece verso qualcosa di positivo. Puoi sicuramente adattarlo a tutto ciò che sta accadendo nel mondo in questo momento, ma non ha nulla a che fare con la pandemia.

Ogni album ha le potenziali hit che poi diventano canzoni classiche da suonare dal vivo. So che non possiamo pianificare quando vedervi di nuovo sul palco, ma quali canzoni avremo sicuramente il piacere di vedere in una futura scaletta? I singoli ovviamente e poi?
Sì, credo tutti i single. Oltre a questi, voglio davvero suonare “Stories” dal vivo, penso che sarà una grande canzone dal vivo. “In the Absence of Sun”, ‘A Dandelion Cipher” e “Escape of the Phoenix” sono anche sulla mia personale lista di canzoni da suonare live.

La canzone “The Beholder” con Tom che canta in duetto con James LaBrie è uno dei momenti più impressionanti dell’album. I Dream Theater hanno avuto un’influenza molto importante nel sound degli Evergrey e sappiamo che la collaborazione nasce naturalmente con una richiesta via e-mail. Questa canzone è stata scritta pensando a questo duetto o successivamente aver contattato James? Cosa ne pensi delle ultime uscite di DT e LeBrie, non sono più la stessa band che vi ha ispirato?
La musica è stata scritta prima che avessimo in mente la collaborazione con lui, i testi e le melodie sono stati in parte scritti prima, in parte dopo. Proprio come tante band, noi compresi, anche i Dream Theater si sono progrediti e hanno sviluppato il loro suono nel corso degli anni. Personalmente penso che si siano concentrati maggiormente sul loro lato tecnico, un po’ troppo per i miei gusti. I miei album preferiti dei DT sono “Awake” e “Falling into Infinity”. Il loro ultimo album ha però alcune canzoni piuttosto interessanti. Sono ancora una grande band e sono ancora i re del progressive metal.

Essendo un fan di lunga data della band, ricordo il momento difficile per gli Evergrey dopo l’uscita di “Glorious Collision”. Alla rottura con i soci fondatori, Tom è rimasto solo ed i risultati non sono stati molto entusiasmanti. Per fortuna è arrivato “Hymn for The Broken” e da quel momento… avete concepito solo capolavori. Cosa è successo in quel periodo? Cosa ha tenuto in vita la band?
Da quello che ricordo, Tom (e per non dimenticare Rikard, che anche lui era ancora nella band durante questo periodo) stava pensando di fermarsi con gli Evergrey dopo “Glorious”. Ma avevano già firmato per un altro album con l’etichetta. Quando io e Henrik ci siamo riuniti (prima come session) abbiamo scoperto che noi quattro eravamo maturati dalla separazione l’uno dagli altri e c’era un altro tipo di rispetto reciproco. L’energia era molto diversa e questo ha reso tutti entusiasti. Ci siamo resi conto che ci mancava suonare insieme e anche scrivere insieme. Quindi abbiamo ripreso tutto, lentamente ma costantemente, da lì. Quindi “Hymns ..” era una specie di test per vedere se potevamo fare un album insieme o no, volevamo provarlo e vedere se l’alchimia c’era ed evitare di finire dove eravamo dopo l’album “Torn” .

Parliamo di un meraviglioso album adesso che è “In Search of Truth”. Questo ragazzo compie 20 anni quest’anno. Speriamo in un tour per il suo anniversario, se questo sarà possibile. Che cosa ne pensi? Potrà mai succedere? Quali canzoni ti piacciono di più di questo album?
È un album fantastico e un classico degli Evergrey. Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con la band come tecnico della batteria / tecnico / addetto al merch, proprio nel periodo di uscita dell’album. Tuttavia, non credo che ci sarà un tour per l’anniversario. Quando il mondo aprirà di nuovo le sue porte, la priorità è andare in tour il più possibile con “Escape of the Phoenix” per rendere giustizia a quest’album. In “In Search ..” le mie canzoni preferite sono “Watching the Skies”, “Mark of the Triangle” e “Dark Waters”.

“A Night to Remember”, il DVD e album live, è stato pubblicato nel 2005 ed è un perfetto manifesto di ciò che stavate suonando in quel periodo. Dopo molti album usciti in seguito, con molti nuovi classici aggiunti nei live degli Evergrey, non pensi che sia ora di pubblicare un altro album dal vivo?
Sì, un nuovo DVD sarebbe carino da fare. Da allora abbiamo pubblicato molti album. Dobbiamo però trovare il momento giusto per farlo. Alla fine accadrà, ne sono sicuro.

Quando ascolto la vostra musica mi sento bene con me stesso. Posso raggiungere ogni posto, specialmente i paesi esotici sull’oceano, immagino perché Tom ne parla spesso, guardando il mare dal suo balcone a Stoccolma o da qualche spiaggia della Thailandia. Quale paese ti piace visitare di più quando sei in tour e perché?
Io amo l’Italia. Io e mia moglie andiamo a Milano in vacanza o per un fine settimana il più spesso possibile. L’atmosfera è così bella lì e, naturalmente, il vino e il cibo. Altri paesi che amo sono anche la Spagna, il Brasile e il Canada.

Siamo alla fine, hai qualcosa che vorresti dire ai fan italiani?
Ciao a tutti! DaTe un’occhiata al nostro nuovo album “Escape of the Phoenix”, è già uscito ovunque. E grazie per aver dedicato del tempo a leggere questa intervista. Spero di vedervi presto in Italia. Arrivederci!

We left Evergrey about two years ago with the refined and angry “The Atlantic”, which has finished the end of a trilogy that began with “Hymns For The Broken”. Today we find them with the new “Escape Of The Phoenix” (AFM Records), always built with high-class songs, but at the same time more spontaneous and “free” from the narration of a concept album. After all, the band has always accustomed us to a progressive metal made with heart and soul and not based on technicality. We talked about it with Jonas Ekdahl, the drummer of the band.

“Escape of the Phoenix” has been written and recorded during the 2020 lockdown and it come after the three albums of a ‘conceptual trilogy,’ which concluded with 2019’s “The Atlantic”. Personally I noticed that in the last releases there is everything the band’s fans have come to expect from Evergrey: thrash riffing, dark and melancholic atmosphere, speed soloing, the occasional foray into prog, and plenty of up-tempo playing. We are very grateful to you to create such brilliant music, but what we can expect of new from the last album?
It has all the things that Evergrey represents, that you just pointed out. The thing is that the only thing we are focused on when it comes to writing and recording a new album is that we want that the next song should be better than the last one. We just want to progress as musicians, songwriters and producers. Since we haven’t been tied to a concept on this album, it has felt a bit more free for different expressions in a way.

Do you think the stop of gigging as much time as usual and to dedicate more time to the songwriting has been relevant for the quality of “Escape of the Phoenix” songs? Do you think in another historical moment this album had would sound different and it would speak about different topics? I can feel in songs such “In Absence of Sun” or “Eternal Nocturnal” the real lack of the lights or the warm that you can receive from people in a gig or in a meet.
The fact that we’ve been able to put all the time on writing music instead of playing show and touring has been very nice, at least from a songwriting perspective. But I don’t think the album would sound different if we’d have less time to write it either. We push ourselves to the limit for every album to make it as good as we possibly can make it, no matter what the time frame is.

The Phoenix is the long-lived bird that cyclically regenerates and born again from her ashes. What’s represent the “Escape of the Phoenix” for you? It seems it’s so much difficult now to reborn from our pain and our mistakes. it’s like something without hopes or other? This period brings us the dark but we are searching the light, a resurrection.
“Escape of the Phoenix” represents breaking free from old patterns, from something that has affected you negatively for a long time and head towards something positive instead. You can surely fit this in with everything that’s going on in the world right now, but it has nothing to do with the pandemic at all.

Every album has potential hits and they become classic songs to play live. I know we can’t plan when to see you guys on stage again, but which songs for sure we will have pleasure to see in a future setlist? The singles of course and then?
Yes I’m guessing the singles. Besides them, I really want to play ‘Stories’ live, I think it will make a great live song. ‘ “In the Absence of Sun”, ‘A Dandelion Cipher” and “Escape of the Phoenix” is on my live setlist as well.

The song “The Beholder” with Tom singing a duet with James LaBrie is one of the most impressive moment of the album. Dream Theatre has been a very important influence in the Evergrey sound and we know the collaboration is born naturally with an email request. Is this song been written thinking about this duet or after? What do you think about latest DT and LeBrie releases, are they not anymore the same band that inspired you?
The music is written before we had the collaboration in mind, the lyrics and melodies were partly written before, partly after. Just as so many bands, us included, Dream Theater has progressed and developed their sound over the years. Personally I think they have put more focus on their technical side a bit too much for my taste. My favorite DT albums are “Awake” and “Falling into Infinity”. Their latest album has some pretty cool songs though. They’re still a great band, and they’re still the kings of progressive metal.

Being a long-time supporter of the band, I remember the difficult time for Evergrey following the release of “Glorious Collision”. The split with the founding members, Tom was left alone and the results were not very enthusiastic. Luckily, “Hymn for The Broken” arrived and from that moment… only masterpieces. What happened during that time? What kept the band alive?
From what I recall, Tom (and not to forget Rikard, who also was still in the band during this time) were talking about putting the band to rest after “Glorious”. But they had already signed for one more album with the label. When me and Henrik re-joined, (first as session players) we discovered that the four of us had matured on our own, from being apart from each other and there was another kind of respect for each other than before we split. The energy was way different, and that made everyone excited. We realized that we had been missing playing together and also writing together. So we took everything, slowly but steady, from there. So “Hymns..” was kind of a test to see whether we could do an album together or not, we wanted to try it out and see if the chemistry was there and to avoid ending up where we were after the “Torn” album.

Let’s talk about a wonderful album is “In Search of Truth”. This boy is turning 20 years old this year. We are hoping for an anniversary tour, if it can be possible. What do you think about? Can it be possible? And which songs you like more of this album?
It’s a great- and a classic Evergrey album. I was lucky enough to start working with the band as a drum tech/ backline tech/ merch guy, just around the release of the album. I don’t think there will be an anniversary tour though. When the world opens up the priority is to tour as much as we can on ‘Escape of the phoenix’ to make that album justice. On “In Search..” my favorite songs are “Watching the Skies”, “Mark of the Triangle” and “Dark Waters”.

“A Night to Remember”, the DVD and live album, has been released in 2005 and it’s a perfect manifesto of what you were playing in that time. After many albums later, with many new songs added as classic Evergrey’s songs, don’t you think it’s time to release another live album with the last releases songs?
Yeah, a new dvd would be nice to do. We’ve released a lot of album since then. We have to find the right time for it though. It will happen eventually, I’m sure.

When I listen to your music I feel good with myself. I can reach every places, especially exotic countries with the ocean, I guess cause Tom talk about this often, watching the sea from his balcony in Stockholm or from some Thailand beach. Which country do you like to visit more when you are touring and why?
I love Italy. Me and my wife go to Milano on vacations or for a weekend as often as we can. The atmosphere is just so nice there, and of course, the wine and food. Another country I also love Spain, Brazil and Canada.

In the end, anything you’d like to say to the Italian fans?
Ciao tutti! Make sure to check out our new album “Escape of the Phoenix”, it’s out everywhere by now. And thanks for spending time reading this interview. Hope to see you in Italy soon. Arrivederci!

Iron Savior – Ode to the brave

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Gli Iron Savior ultimamente hanno trovato un buon ritmo, con una cadenza quasi annuale pubblicano un nuovo album. Non fa eccezione questo sfortunato 2020, “Skycrest” (AFM Records) è qui a rallegrare i fan della band in questi giorni difficili.

Ciao Piet, dal 2014 pubblicate ogni anno un nuovo album in studio: “Rise of the Hero” (2014), “Megatropolis 2.20” (2015), “Titancraft” (2016), “Reforged – Riding on Fire” (2017), “Kill or Get Killed “(2019) e “Skycrest” (2020)! Come ti spieghi questo cambio di marcia dopo “The Landing”? Hai variato il tuo approccio alla composizione?
Beh, “Megatropolis” e “Reforged” non sono esattamente nuovi album in studio. “Megratropolis” è un remix di un album già esistente mentre “Reforged” contiene vecchie canzoni ri-registrate dei tempi della Noise. Ma sì, “Kill or Get Killed” e “Skycrest” sono piuttosto vicini l’uno all’altro. Dopo che “KOGK” è stato completato, ero ancora così eccitato che ho iniziato a scrivere canzoni solo poche settimane dopo averlo finito. Quindi già prima dell’autunno 2019 avevo le basi per quattro canzoni. Durante l’inverno ho scritto altre tre-quattro tracce e avevo già alcuni spunti per un altro paio. Poi è arrivata la devastante diagnosi di cancro del nostro bassista Jan e dopo è giunto il Covid19. Un periodo piuttosto buio in cui ho avuto molto tempo ma nessuna motivazione per fare musica. Quando a Jan è stato detto che sarebbe guarito al 100% e dopo che le cose sul Covid19 si sono un po’ rasserenate, ero di nuovo in fiamme e ho finito l’album in poche settimane. Ovviamente avremmo potuto aspettare fino al 2021 per pubblicare “Skycrest”, ma viste tutte le cose brutte che sono successe nel 2020 volevo che questo album positivo ed edificante uscisse nello stesso anno.

Non potrebbe essere un rischio pubblicare un nuovo album ogni anno? Il mondo della musica non vive la sua stagione migliore.
Sono d’accordo che la qualità è più preziosa della quantità, come Iron Savior siamo sempre stati molto critici con le nostre cose e non abbiamo mai fatto un brutto album. Ce ne sono alcuni migliori di altri, ma tutte le nostre uscite mantengono un certo standard di qualità. A parte questo, non penso che continueremo a fare nuovi album in studio così velocemente uno dopo l’altro come con “Skycrest”, ma ovviamente continueremo ad avere delle versioni speciali in mezzo. Ad esempio, il prossimo anno è il decimo anniversario di “The Landing” e anche “Reforged Vol2” è in cantiere

Più di 7.500.000 di persone hanno guardato in streaming “Heavy Metal Never Dies”: ti piace questo nuovo strumento di misura per il successo?
In realtà, in generale mi piacciono i servizi di streaming. Sono sicuro che riportino molte persone all’uso legale della musica. Se hai un abbonamento Spotify o Apple non vai più a siti torrent pirata. D’altra parte, la paga non è ancora adeguata. Questo è un retaggio dovuto al fatto che l’industria discografica per molti anni ha guardato ai servizi di streaming solo come strumenti promozionali per vendere i propri CD e quindi ha ceduto i diritti per pochi spiccioli… che devono essere corretti presto. In generale, gli abbonamenti fanno bene agli artisti, perché generano un reddito piuttosto costante.

Questo album è nato sotto l’influenza dell’emergenza Covid-19?
No! Assolutamente, no! Come ho sottolineato in precedenza, non ho lavorato all’album durante il primo blocco totale. L’intera situazione era semplicemente troppo deprimente, quindi non ero in grado di sedermi in studio e lavorare su canzoni edificanti e positive in stile Iron Savior. Inoltre, non volevo che la negatività in qualche modo si insinuasse nelle canzoni, quindi ho preferito fare una pausa invece di scrivere cose oscure e deprimenti.


Come sta Jan adesso?
Sta bene. Ovviamente ha ancora alcuni problemi da affrontare, ma il cancro è sconfitto. Si sta ancora riprendendo dalla chemioterapia, ma sta migliorando sempre più!

Ti piace inviare file avanti e indietro e lavorare in questo modo o desideri tornare ai bei vecchi tempi?
Entrambi vanno bene per me. Quando c’è poco tempo o grande distanza, l’invio di file avanti e indietro è un modo molto efficace. Per “Skycrest” siamo tornati a farlo alla vecchia maniera in studio. Inutile dire che per il gusto di farlo e per le “vibrazioni” questo è ancora il metodo migliore.

Hai dichiarato “Penso che” Skycrest “abbia tutte le potenzialità per diventare uno dei migliori album che gli Iron Savior abbiano mai pubblicato ed è in linea con momenti salienti della nostra carriera come l’acclamato debutto omonimo, “Condition Red” e “The Landing” “. Perché sei così soddisfatto di questa versione?
Penso che la scrittura e gli arrangiamenti siano ok al 100%. Il suono è killer, la dinamicità e la gamma musicale sono perfette, l’album traspira tanta emozione ed energia… quando inizi ad ascoltalo ti cattura dalla prima nota fino a quando l’ultima svanisce.

“Iron Savior”, “Condition Red” e “The Landing” sono davvero i tuoi migliori album?
I miei migliori allumi sono: “Iron Savior”, “Unification”, “Interlude”, “Dark Assault”, “Condition Red”, “Battering Ram”, “Megatropolis”, “The Landing”, “Rise Of The Hero”, “Titancraft”, “Kill or Get Killed” e “Skycres”.

Dopo l’uscita del debutto pensavi che saresti stato ancora qui dopo quasi 25 anni con il tuo 13° album in studio?
No… il primo album è stato fatto con l’idea che sarebbe rimasto principalmente un “sound-guy”. Ho realizzato il primo per dimostrare a me stesso che ero in grado di farlo. Che questo sarebbe stato l’inizio di una carriera non mi era venuto in mente.

Recently Iron Savior have recently found a good rhythm, with an almost annual cadence they release a new album. This unfortunate 2020 is no exception, “Skycrest” (AFM Records) is here to make happy the band’s fans in these difficult days.

Hi Piet, from 2014 you every year release a new studio album: “Rise of the Hero” (2014) , “Megatropolis 2.20” (2015), “Titancraft” (2016),  “Reforged – Riding on Fire” (2017), “Kill or Get Killed” (2019) and “Skycrest” (2020)! How can you explain this change of gear after “The Landing”? Did you change your approach to the composition?
Well, “Megatropolis” and “Reforged” are not exactly new studio albums. “Megratropolis” was a remix of an existing album while “Reforged” containes of re-recorded old songs from the Noise days. But yes, “Kill or get Killed” and “Skycrest” are rather close to each other. After “KOGK” was done, I was still so energized that I started to write songs only a few weeks after finishing up. So already before autumn 2019 I had the basis for 4 songs. During winter I wrote 3-4 more songs and already had some bits and peaces for a couple of more songs. Then came the devastating cancer diagnose of our bassist Jan and after that came Covid19… This was a rather dark period where I had a lot of time but no motivation at all to do music. When Jan was told that he will get cured by 100% and after that the Covid19 stuff cleared up a bit, I was on fire again and finished the album up in just a few weeks. Of course we could have waited until 2021 to release “Skycrest”, but because all of the bad stuff that happened in 2020 I wanted this positive and uplifting album to happen in the very same year.

Couldn’t be a risk to release a new album every year? The music business does not live its better season.
I agree that quality is more valuable than quantity… with Iron Savior we have always been really critical with our stuff and never did a bad album. There are some better than others, but all of our releases do have a certain quality standard. Besides that I don’t think that we will continue to have new studio albums so fast after each other like with “Skycrest”, but of course we will continue to have special releases in between. For example next year is the 10th anniversary of “The Landing” and “Reforged Vol2” is in the pipeline as well

More than 7.5000,000 times people streamed “Heavy Metal Never Dies”: do you like this  new measuring instrument for the success?
Actually in general I do like those streaming services. I’m sure that it brings back a lot of people to legal usage of music. If you have a Spotify or Apple subscription you don’t go to spooky torrent sites any more. On the other hand the pay is still not adequate. This goes back to the record industry who for long years only looked at streaming services as promotional tools to sell their CD’s and therefore gave the rights away for small change… that needs to be corrected soon. In general subscriptions are good for artists, because generates a rather constant income. 

Is this album born under the influence of the Covid-19 emergency?
No! Completely not! As I pointed out earlier, I didn’t work on the album during the first strickt lockdown. The whole situation was just too depressing, so I was unable to sit in the studio and work on uplifting and positive Iron Savior songs. I also didn’t want any negativity to somehow find its way into the songs, so I rather paused instead of doing dark and depressive stuff.

How is Jan now?
He is doing fine. Of course he still has some issues he has to deal with, but the cancer itself is beaten. He is still recovering from the chemotherapy, but it’s getting better and better!!!

Are you okay with sending files back and forth and working that way or do you wish for the good old days?
Both is fine for me. When there is little time or big distance involved, sending files back an forth is a very effective way. For “Skycrest” we came back to do it the old fashioned way in the studio. Needless to say that for the fun of it and the “vibes” this is still the best method.

You have declared “I think “Skycrest” has all the potentials to become one of the best albums that Iron Savior have ever released and it alines with highlights such as the highly acclaimed self-titled debut, “Condition Red”  and “The Landing””.  Why are you so satisfied of this release?
I think the songwriting and arrangements is just 100% on spot. The sound is killer, the dynamics and musical range is perfect, the album breathes so much emotion and energy… when you start listening to the album it will capture you from the very first note until the last one fades out.

Are really “Iron Savior”, “Condition Red”  and “The Landing” your best albums?
My best alums are: “Iron Savior”, “Unification”, “Interlude”, “Dark Assault”, “Condition Red”, “Battering Ram”, “Megatropolis”, “The Landing”, “Rise Of The Hero”, “Titancraft”, “Kill Or Get Killed” and “Skycrest”.

After the release of the debut did you think you were here after almost 25 years with your 13th studio album?
No, the first album was done under the idea that I will remain mainly a “sound-guy“. I did the first one to prove to myself, that I am capable of doing it. That this would be the ignition of this career never came to my mind.

Communic – Hiding from the world

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo un paio di album, i Communic sembravano destinati a grandi cose, magari non tutte le promesse sono state mantenuto, ma il trio – grazie a Dio – è ancora qui con “Hiding from the World” (AFM Records) un disco di assoluto valore.

Benvenuto, Oddleif, come è nato “Hiding from the World”?
Ciao e grazie per il supporto. Beh, gli ultimi tre anni sono stati spesi a mettere insieme le canzoni, a provare e a registrare, ho sempre un bel po’ di materiale tra cui scegliere, quindi inizia tutto con una specie di cernita per capire cosa usare e cosa funziona. Le prime due canzoni che sono state scritte sono la title track “Hiding From The World e” Born Without a Heart” e quelle due hanno creato l’atmosfera che stavo cercando di mettere insieme. Quindi un anno di demo e di elaborazione di idee, un altro anno trascorso in sala prove insieme come band ad arrangiare le canzoni in modo che funzionassero per tutti e ognuno potesse mettere le proprie influenze, e poi all’inizio del 2020 abbiamo iniziato a registrare l’album in studio, un po’ rallentati dalla situazione covid e da diversi ostacoli e strade sconnesse, tutto ha portato alla data di uscita del 20 novembre.

Chi si nasconde al mondo?
O cosa ci nasconde il mondo? Bella domanda, sì, si adatta perfettamente alla situazione nel mondo di oggi, ma il titolo era pronto già all’inizio del 2019, quando stavamo mettendo insieme le canzoni per questo disco. E a quel tempo abbiamo trascorso un lungo weekend in una piccola capanna vicino ai fiordi nelle paraggi di dove viviamo qui in Norvegia, e siamo rimasti lì solo noi tre della band, avevamo la nostra attrezzatura di registrazione con noi, buon cibo e bevande, e abbiamo arrangiato alcune delle canzoni in quel fine settimana. Stavamo prendendo le distanze da cose che avrebbero potuto fermare la nostra creatività, è stato un modo divertente e fantastico di fare una vacanza con i ragazzi, e abbiamo creato un po’ di magia che si è concretizzata in musica. Guardando indietro, il titolo funziona anche per la situazione in cui ci troviamo adesso, dove i paesi stanno imponendo blocchi e tutto il resto, ma tutto ciò è solo una coincidenza.

Non è facile classificare la tua musica, è una sorta di brainstorming! Come fai a capire se una nuova canzone è buona per un album?
D’accordo, siamo abbastanza difficili da inserire in una categoria, ma non vogliamo essere bloccati da delle regole su ciò che possiamo fare o no, nessuna regola è l’idea di base. Sono abbastanza fiducioso che abbiamo trovato la nostra identità ma cerchiamo ancora di evolverci e continuare a scrivere la musica che ci piace. Sono sempre alla ricerca di nuove idee e canzoni, cerco sempre di comunicare i sentimenti e le emozioni nella musica, in questi giorni ho cercato di non complicare troppo le cose, come probabilmente facevamo prima. Cercando di perfezionare le dinamiche e i cambi di tempo, come abbiamo sempre fatto sin dal nostro album di debutto nel 2005, gli alti e bassi di energia e di emozioni, se capisci cosa intendo. Ma ancora proviamo a lanciare alcune cose nuove, ma suona sempre tutto come Communic.

Secondo il foglio promozionale, hai detto: “Le canzoni di questo album sono piuttosto diverse”. Perché queste canzoni sono diverse dal passato: processo spontaneo o scelta?
Penso ancora che sia vero. Sono abbastanza diverse, nella forma e nella dinamica. C’è un po’ di tutto qui, da tranquilli passaggi acustici a parti con esplosioni molto veloci, melodie vocali calme e morbide ad alcune fasi davvero pesanti. Chitarre ultra pulite e muri di suono di chitarra davvero spessi e brutali. Tutto questo è ovviamente una scelta personale e non spontanea, anche se alcuni di queste idee ci arrivano spontaneamente mentre suoniamo insieme, ma alla fine tutto è messo lì con uno scopo.


Alcune melodie in “Forgotten” mi ricordano “Space Oddity” di David Bowie: errore mio o c’è un piccolo tributo al Duca Bianco?
Fantastico, mai pensato come un tributo, ma ha alcune delle strutture degli accordi semplici come dici tu che possono ricordarlo. Questa era una delle canzoni che non pensavo potesse adattarsi allo stile dei Communic, poiché era un’idea semplice che ho scritto su una chitarra acustica, ma quando abbiamo iniziato a lavorarci, la canzone è semplicemente cresciuta dentro di noi, ed è venuta fuori una grande traccia, una delle mie preferite e un ottimo finale per l’album.

Adoro la copertina, è ricca di pathos come la vostra musica! L’idea originale è vostra o di Travis Smith?
Ho sempre amato i lavori di Travis Smith e il suo stile, e da molto tempo sognavo di convincerlo a realizzare un’opera per i Communic. Il risultato è un cumulo di idee mie e di Travis. Lo spunto è nato così. Mostra questa figura, o statuetta in pietra, circondata dalla terra con dei rami dall’aspetto di morti aggrappati, un buco nel petto e una gabbia appesa all’albero con il cuore o l’anima rinchiusi, e la chiave della prigione appesa fuori portata. Penso che sia grande e rappresenti l’energia e l’atmosfera dell’album e abbia quel tocco di Travis Smith.

Siete rimasti nascosti al mondo tra il 2011 e il 2017, possono questi sei anni senza nuovi album aver compromesso il vostro seguito?
Sì, forse, perché è molto tempo. Abbiamo dovuto ricominciare un po’ tutto da capo, ma è così che doveva essere, e possiamo solo incolpare noi stessi, ma siamo ancora qui! Abbiamo avuto alcuni anni di vuoto dopo che il nostro album del 2011, “The Bottom Deep”, ci ha permesso di partecipare a dei grandi festival e suonare dal vivo, ma avremmo dovuto fare di più, guardando indietro. E poi abbiamo passato un bel po’ di tempo a cambiare etichetta discografica e a capire cosa fare e come scegliere la giusta direzione per la band in ambito commerciale. E tutto questo ha richiesto molto tempo per arrivare a una stabilizzazione e prendere forma e fissare gli obiettivi su cui lavorare.

I vostri primi due album sono stati un clamoroso successo, pensi di aver mantenuto le promesse di inizio carriera?
Se chiedi al tipico fan di Communic, probabilmente apprezza di più i nostri primi album, ma penso che sia normale così, è capitato anche a me con i miei gruppi preferiti, mi sono piaciuti nel momento in cui ho iniziato ad ascoltarli, e alla lunga si sono allontanati da dove sono partiti, e io vorrei che tornassero a fare di nuovo lo stesso album. In Flames, Metallica, Megadeth, Testament, Fates Warning e l’elenco potrebbe continuare, ma noi mutiamo come persone, cresciamo come individui e acquistiamo esperienza e le cose variano. Quindi sento che siamo cambiati molto anche noi stessi nel corso degli album che abbiamo fatto, in alcuni più di altri ma tutti hanno avuto uno scopo. Ma so che la nostra musica non è per tutti, quindi se alla gente piace è un bonus, poiché non è una questione di causa, perché sono piuttosto egoista su ciò che cerco di trasmettere nella mia musica. Tornando alla tua domanda, penso che siamo rimasti abbastanza fedeli a ciò che abbiamo iniziato, ma ovviamente le nuove cose saranno sempre diverse in qualche modo.

Le tue prossime mosse?
In questo momento dovremo vedere quando il mondo verrà aperto alle band per fare di nuovo tour, ma immagino che ci vorrà ancora del tempo per riprendersi e tenere la situazione sotto controllo, e potremmo dover attendere prima un vaccino. Ma vogliamo davvero uscire e fare di nuovo un tour e promuovere la nostra roba. Forse proveremo a organizzare un concerto in live streaming dal nostro studio o soggiorno, non lo so, forse qualcosa di personale al quale possiamo invitare i nostri fan che vorrebbero vedere qualcosa del genere e invitarli nella nostra intimità per qualcosa di speciale in questi tempi senza tour in corso.

After a couple of albums, Communic seemed destined for great things, maybe not all promises were kept, but the trio – thank God – is still here with “Hiding from the World” (AFM Records) a record of absolute value.

Welcome, Oddleif, how “Hiding from the World” was born?
Hi and thanks for the support. Well the last three years was spent putting the songs together, rehearshing and recording, I have always quite a lot of material to choose from, so it starts out with a kind of figuring out what to use and what works. The first two song that was written was the title track “Hiding From The World and “Born Without a Heart” and those two set the mood that I was looking for putting everything together. So one year of demoing and putting ideas together, another year spent in the rehearsal room together as a band arranging the songs so it works for everyone, and everyone gets to put their influences into the material, and then in the beginning of 2020 we started to record the album in studio, a bit halted by the covid situation and diverse obstractions and bumpy roads, everything leads up to the release date November 20th.

Who is hiding from the world?
Or what is the world hiding from us? Good question, yeah it fits right into the situation in the world today, but the title was ready, guessing in the beginning of 2019, when we where putting the songs for this album together. And at that time we had a long weekend that we spent in a little cabin by the fjords close to where we live here in Norway, and we stayed there only the 3 of us in the band, had our recording gear with us, made some good food and drinks, and arranged some of the songs together that weekend, and we was kinda distancing ourselves form stuff that would halt the creativities, it was a fun and great way of a trip with the boys, and we made some magic that ended up as music. Looking back now, the title works for the time we are in now as well, where countries are forcing lockdowns and all that, but all that was was just a coincident.

Is not easy to classified your music, is a sort of brainstorming! How do you feel that a new song is good for an album?
Agree, we are quite difficult to pin down into one category, but we don’t want to be locked into rules of what we can do or not, no rules is the idea. I am pretty confident in that we have found our identity but still tries to evolve and continue write the music we like ourselves. Looking for new ideas and songs, I’m always looking to communicate with the feelings and emotions in the music, these days I tried to not over complicate things as much as we probably did before. Trying to perfectionate the dynamics and the tempo changes that we started out doing on our debut album back in 2005, the ups and downs in energy and emotions if you understand. But still we try to throw some new things in but still sounding as Communic.

According to the promo sheet, you said: “The songs on this album is quite diverse”. Why these songs are different form the past: spontaneous process or choice?
I still think that is true. They are quite diverse, in the different buildup and dynamics over the songs. There is a bit of everything here, all from calm acoustic passages to really fast blastbeats parts, calm and mellow vocal melodies to some really heavy phrases. Ultra clean guitars to really chunky brutal walls of guitar sounds. All this is of course a personal choice and not spontaneous, even if some of these moments comes to us as spontaneous moments when we play together, but in the end everything is put there with a purpose.

Some melodies in “Forgotten” remember me “Space Oddity” by David Bowie: my mistake or is there a little tribute to the White Duke?
Cool, never thought about as a tribute, but it has some of the kind of simple chord structures as you mention it. This was one of the songs I didn’t think would fit into the Communic style, as it was a simple idea that I wrote on an acoustic guitar, but when we started to work on it, the song just grew on us, and really built up to be a great song, one of my favorite this time around and a great ending for the album.

I love the cover artwork, is rich of pathos like your music! The original idea is by you or by Travis Smith?
I have always loved Travis Smith’s work and his style, and had a dream fo a long time to get him to work out a Communic artwork. The result is a cumulation of ideas from Travis and myself. The artwork ideas came together from this. It shows this figure, or statuette in stone overtaken by the earth with its dead looking branches clinging, a hole in his chest, and a cage hanging from the tree with heart or soul locked up, and the key to the cage hanging out of reach. Think it turned out great and represents the energy and the atmosphere on the album and has that Travis Smith touch.

You were hidden from the world between 2011 and 2017, can these six year with no new albums have compromised your following?
Yeah, maybe, you know it is a long time. We kinda had to start a bit all over again, but that is how it had to be, and we can only blame our self, but we are still here! We had a few years of vacuum after our 2011 album “The Bottom Deep” did some great festivals and played some live following the album but we should have done more looking back. And then we spent a good amount of time changing record label and actually figuring out what to do and how to choose the right direction for the band when it comes to the business part of it all. And all this took a long time to settle and get down to paper and to set the goals to work towards.

Your first two albums were a resounding successes, do you think you have kept promises of your beginning of career?
If you ask the typical Communic fan he probably value our first albums the most, but I think that is the way it is, that is how I feel about my favorite bands as well, that I liked the time when I started out listen to them, and in the long run they stray away from where they started out, and I would wish for them to go back do that same album again. Like In flames, Metallica, Megadeth, Testament, Fates Warning and the list goes on, but we change as people, grow as individuals and gain life experience and things change. So I feel that we have changed a lot ourselves as well over the albums that we have done, some more than others but they all serve a purpose. But I know our music is not for everyone, so that folks like it is a bonus, as that is not a matter of cause, because I’m pretty egoistic about what I try to get across in my music. But to your question, I think we still stay true to what we started out, but of course new stuff will be different in some way.

Your next moves?
Right now we will have to see when the world opens up for bands to do touring again, but I guess it still will take some time to recover and get the situation under control, and we may have to see a vaccine ready first. But we really want to get out and do some touring again and promote our stuff. Maybe we try to set up a live streaming concert from our studio or livingroom, I don’t know, but maybe something personal that we can invite our fans who would like to see something like that, and invite them into our sphere for something special in these times of no touring going on.

Mors Principium Est – Death is just the beginning

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Probabilmente i Mors Principium Est non hanno raccolto ciò che meritavano, una lunga pausa tra il 2007 e il 2012, in un momento decisivo per la loro carriera, ne ha compromesso il successo. Ma Ville Viljanen, grazie a una serie di ottimi lavori, tra cui il nuovo Seven (AFM Records), sta rapidamente recuperando il tempo perduto.

Benvenuto, Ville! Il vostro album precedente è uno dei migliori della vostra carriera, quanto è stato difficile per te dare un degno successore a “Embers Of A Dying World”?
Ciao. Grazie per questo bel complimento. Penso che sia stato difficile come ogni album. Non c’è niente di speciale nel modo in cui abbiamo scritto questo disco.

Dopo più di 20 anni, sei album acclamati e vari cambi di formazione, i Mors Principium Est sono diventati un duo, come è cambiato il tuo approccio alla scrittura delle canzoni?
Sì, siamo un duo da aprile 2020, quando Teemu ha lasciato la band. Quata cosa non ha cambiato per nulla la tecnica di scrittura delle canzoni. “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World” sono stati scritti allo stesso modo di “Seven”.

Perché ami lavorare con Andy Gillion?
Non ho mai detto che mi piace lavorare con Andy e non lo dirò mai, hah hah

In questo album hai irrobustito i vostri punti di forza, è questo l’album più “Mors Principium Est” di sempre?
Non credo di essere d’accordo. Penso che questo album sia un mix tra “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World”. Penso che questo disco si mantenga sugli stessi standard degli ultimi quattro album.

Trasmetterete in streaming il release concert?
Ti rispondo in modo molto conciso: NO.

Per il lancio dell’album avete utilizzato tre singoli “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” e “My Home My Grave“: oggi sono più importanti le singole canzoni o il disco completo?
Penso che l’intero album sia ancora più importante delle singole canzoni. Ovviamente le singole canzoni sono fondamentali all’inizio della promozione di un nuovo album.

“Seven” è un titolo semplice per un album, ma trasmette l’idea di una pietra miliare: fine o punto di partenza?
È un titolo davvero semplice, sono d’accordo. Ma era l’unico su cui entrambi, Andy e io, eravamo d’accordo. In un certo senso questa è la fine di un’era e un l’inizio di qualcosa di nuovo per gli MPE.

Per favore, potresti classificare i tuoi album con una piccola descrizione per ognuno di essi?
Non posso farlo. Ogni album è importante per noi e quando è stato fatto, è stato il miglior disco di sempre. Sarebbe come se ti dicessi di decidere qual è il tuo figlio preferito e di motivare la scelta con una breve descrizione.

Tornerei alla lunga pausa tra il 2007 e il 2012, cosa è successo veramente?
Quello che è successo veramente è che i nostri autori hanno lasciato la band e io non ho trovato subito nuovi songwriter. È tutto.

Questo ha influenzato negativamente la vostra carriera? Avete iniziato con gli Insomnium e gli Omnium Gatherum e la loro notorietà è aumentata in quegli stessi anni.
Sono d’accordo. Era il momento sbagliato per una lunga pausa. Avevamo appena pubblicato tre album fantastici, tutto sembrava filare liscio e poi è successo. Sono sicuro al 99% che, a causa di questa interruzione, abbiamo dovuto quasi ricominciare da zero quando siamo “tornati” nel 2012. Senza l’interruzione, chissà dove sarebbero ora gli MPE. Tuttavia, la cosa più importante è che gli MPE sono ancora qui e che gli MPE stanno ancora andando forte.

Probably Mors Principium Est did not collect what they deserved, a long pause between 2007 and 2012, at a decisive moment for their career, compromised their success. But Ville Viljanen, thanks to a series of excellent works, including the new Seven (AFM Records), is quickly making up for lost time.

Welcome, Ville! Your previous album is one of the best of your career, how difficult was for you to give a great successor to “Embers Of A Dying World“?
Hello. Thank you for such nice comment. I think it was just as difficult as every album has been. There was nothing special in the way we wrote this album.

After more than 20 years, six highly acclaimed albums and various line-up changes, Mors Principium Est is a duo, how is changed your  approach to the songwriting?
Yes, we have been a two men band since April 2020 when Teemu left the band. It has not changed the songwriting at all. “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World” were already written the same way as “Seven”.

Why do you love to work with Andy Gillion?
I have never said I love to work with Andy and will never say so, hah hah

In this album you increased your strong points, is this the more “Mors Principium Est” album?
I am not sure do I agree. I think this album is a mix of “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World”. I think this album is pretty standard MPE that we have been doing the last four albums.

Will you stream a release concert?
I will put this really short: NO.

For the launch of the album you streamed three singles “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” and “My Home My Grave“: today are most important the single songs or the full album?
I think the full album is still more important than the single songs. Of course the single songs are really important in the beginning of the promotion of the new album.

“Seven” is a simple title for an album, but conveys the idea of a milestone:  end or starting point?
It is a really simple title, I agree. But it was the only one that we both, Andy and I, agreed on. In a way this is an end of an era and a new beginning of something new, for MPE.

Please, could you rank your albums form the bottom to the top with a little description of everyone?
I can not do that. Every album is important to us and when it was done, it was the best album ever. It would be the same if I told you to choose which is your favorite child and then little description why.

I would come back to the long hiatus between 2007 and 2012, what really happen?
What really happened, was that our songwriters left the band and I did not find new songwriters. That’s all.

Did that stop influence negatively your career? You started with Insomnium and Omnium Gatherum, and their notoriety increased in the same years.
I agree. It was a bad time to have a long break. We just released three amazing albums, everything seemed great and then this happened. I am 99% sure, that because of this break, we had to almost start over when we “returned” in 2012. Without the break, who knows where MPE would be now. But still, the most important thing is, that MPE is still here and MPE is still going strong.

Leaves’ Eyes – The last Vikings

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

I Leaves’ Eyes hanno iniziato, qualche anno fa, una nuova fase della loro storia accogliendo nelle proprie fila la nuova cantante Elina Siirala al posto Liv Kristine storico volto del gruppo. Ciò che non è cambiato è l’amore per la storia e la mitologia norrena, ancora una volta in “The Last Viking” (AFM Records) i vichinghi diventano i protagonisti assoluti, con quello che è stato l’ultimo capitolo della loro avvincente saga.

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, Alex e Tosso. Potremmo considerare questo album la terza parte della saga iniziata con “Vinland Saga” (2005) e “King of Kings” (2015)?
Alex: Beh, con i Leaves’ Eyes siamo stati e saremo sempre immersi nella mitologia norrena, argomenti medievali, poteri della natura, paesaggi leggendari e temi mistici. In realtà non è una trilogia, ma puoi considerare gli album collegati. Soprattutto in “Sign of the Dragonhead” c’è un legame con “King of Kings” ma anche con “The Last Viking”, poiché l’ultima canzone “Waves of Euphoria” parla del re norvegese Hardrada, l’eroe di “The Last Viking”. Quindi i fan di die hard dei Leaves ‘Eyes potrebbero anche indovinare dove sarà il prossimo viaggio. Con l’album pubblicheremo anche il DVD “Viking Spririt”, un film documentario di oltre 90 minuti in cui potrai scoprire molto del fascino dello stile di vita vichingo, della storia, della mitologia norrena e della connessione con la musica dei Leaves ‘Eyes. Immagino che i vichinghi abbiano lasciato delle tracce significative in molti paesi, questo è probabilmente uno dei motivi per cui leggende, tradizioni e saghe sono ancora vive e le persone di tutto il mondo si innamorano della storia norrena. A proposito, anche la colonna sonora di “Viking Spirit” è fantastica ed è disponibile come il film nell’edizione artbook del nuovo album!

Potreste essere più dettagliati sul contenuto del concept?
Alex: Sono molto entusiasta del concept di “The Last Viking” ed è stato molto divertente lavorarci. Si tratta delle avventure di Hardrada. Immagino che ne si potrebbe facilmente creare un grande programma televisivo come Game of Thrones, forse si sono persino ispirati a questa saga. Iniziamo l’album nel momento in cui Hardrada muore e viene colpito da una freccia al collo a Stamford Bridge in Inghilterra nella battaglia per la corona d’Inghilterra. Nell’ultimo respiro tutta la sua vita ritorna in un lampo e accompagnammo gli ascoltatori nelle avventure del re nordico nei suoi viaggi attraverso paesi lontani durante la sua fuga da giovane dalla Norvegia, quando ha combattuto per il re dei rus e servito la guardia varangiana, sposato una principessa russa e poi tornato in Norvegia per diventare re. Un gran vicenda e con un impatto notevole sulla storia: dopo la morte di Harald Hardrada nel 1066, l’era vichinga è finita.

Chi è oggi, nella società moderna, l’ultimo vichingo?
Alex: La trama dell’album è ovviamente in chiave epocale e storica. Quindi è difficile trasferirlo nel nostro tempo, probabilmente potresti vedere i miei amici impegnati nella scena della rievocazione come una sorta di “Ultimi vichinghi”. Cerchiamo di mantenere vivo il modo di vivere vichingo e la loro eredità, anche se facciamo parte di questo mondo moderno. Come già accennato, il documentario “Vikings Spirit” uscirà insieme al nuovo album! Lì potrai immergerti nel moderno stile di vita vichingo.

Perché siete così attratti dalla storia vichinga?
Alex: L’era vichinga, la sua storia e le sue saghe sono sicuramente un’enorme fonte di ispirazione per me. Sono anche un combattente con spada nelle rievocazioni vichinghe. Lo faccio da molti anni, mi alleno ogni settimana, vado alle battaglie per combattere e ho amici vichinghi in tutto il mondo. Il gruppo Jomsborg, di cui faccio parte, è il più grande esercito moderno vichingo e gruppo internazionale con sedi in molti paesi e diversi continenti. Per me questa è una parte molto importante della mia vita. Quindi questo è qualcosa che sicuramente introduco nell’universo lirico dei Leaves’ Eyes.

Trovo che questo sia uno dei vostri album più completi e vari stilisticamente, sei d’accordo?
Tosso: Grazie mille. Per questo album abbiamo cercato più che mai di concentrarci sulle canzoni e di elaborarle esattamente nel modo in cui era necessario. L’attenzione e l’esperienza maturata durante le precedenti produzione di grandi dischi epici, hanno formato probabilmente le basi musicali dell’album. Amiamo sempre l’eccitante tensione che si crea tra i diversi stili musicali, cosa che è sempre stata un marchio di fabbrica per i Leaves’ Eyes. Personalmente penso che un album dovrebbe sempre rimanere interessante e presentare stati d’animo e sfumature sonore diverse, piuttosto che avere una quantità di canzoni che suonano tutte molto simili. L’esempio perfetto è la title track, “The Last Viking”, che ti porta come un ottovolante attraverso molte atmosfere diverse. L’intera band è molto soddisfatta dell’album e ha contribuito in modo attivo ad esso.

Questo è il secondo disco con Elina Siirala alla voce principale, si è raforzata l’alchimia in studio dal suo debutto con “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina è nella band ormai da più di 4 anni, abbiamo suonato insieme molti spettacoli e tour. Questo ha ovviamente avuto un buon effetto sull’album e sul processo di produzione vocale. Tutto è molto familiare e naturale ora, quindi tutta l’attenzione è stata concentrata sulla musica ed, inoltre, Elina era già coinvolta nella fase iniziale del processo di scrittura dell’album. Penso che abbia fatto un ottimo lavoro con la sua voce potente, operistica e anche molto calda.

Liv era uno dei simboli della band, dopo quattro anni la vostra fanbase ha accettato questo cambiamento epocale?
Tosso: “Fires in the North” e “Sign of the Dragonhead” sono stati album di grande successo. Grazie a questi album abbiamo fatto alcuni dei nostri più grandi concerti e tour degli ultimi anni. Quindi posso dire che il cambiamento è stato accettato e gradito dai fan. Anche i nostri primi due nuovi videoclip per “Dark Love Empress” e “Chain of the Golden Horn” hanno ottenuto molte visualizzazioni in brevissimo tempo. Essendo io stesso un fan del metal, so che il gusto è sempre una cosa individuale. Io e Alex a volte discutiamo quale sia il miglior album degli Slayer e quale il miglior degli Iron Maiden, ahah. Quindi penso che vada benissimo avere un giudizio proprio. Ad alcune persone piace “Reign in Blood” più di “Hell Awaits” e preferiscono Paul Di’Anno invece di Bruce Dickinson. Come band siamo molto felici di essere dove siamo ora e di avere Elina come nostra prima donna, questo è tutto quello che posso dire.

Dopo il blocco per Covid 19 suonerete dal vivo questo album per intero?
Tosso: Questa è una buona domanda e una buona idea. Non sono sicuro se riprenderemo con l’album completo, molti fan chiedono anche dei classici. Ma l’idea è molto buona. Speriamo che la pandemia possa essere sotto controllo presto e che gli spettacoli dal vivo possano tornare.

Sono sempre stato incuriosito della coesistenza dei Leaves’ Eyes con gli Atrocity, come fate a capire se un riff è per una band o per l’altra? E come si può passare da Leaves’ Eyes agli Atrocity e viceversa?
Tosso: La musica di entrambe le band è abbastanza diversa. Gli Atrocity sono radicati nella musica metal estrema, piena di chitarre pesanti ed estreme, batteria e voci. I Leaves’ Eyes hanno un approccio più opulento e più vario con molti elementi diversi e, ovviamente, voci femminili. Anche dal punto di vista dei testi c’è una grande differenza. Quando scrivi la musica devi lasciarti assorbire dall’umore e dall’atmosfera di ogni band. Dal vivo abbiamo anche avuto doppi spettacoli in passato con entrambe le band che si esibivano. Quindi per me l’intro è sempre molto utile per entrare nell’umore giusto per ogni band. Probabilmente è un po’ come se uno scrittore di libri scrivesse in generi diversi come thriller o fantascienza, entrambi possono essere divertenti.
Alex: Per me è sempre molto chiaro per quale band stiamo scrivendo musica o testi. Va più o meno così, con gli Atrocity mi piace scrivere liriche sul mio lato oscuro (mio nonno era originario della Transilvania) e con i Leave’s Eyes il vichingo dentro di me prende vita (mio padre viene dalla zona della saga di Jomsborg)!

Leaves’ Eyes started, a few years ago, a new phase of their history welcoming in their ranks the new singer Elina Siirala instead of Liv Kristine, the historical face of the group. What has not changed is the love for Norse history and mythology, once again in “The Last Viking” (AFM Records) the Vikings become the absolute protagonists, with the last chapter of their gripping saga.

Welcome Alex and Tosso, could we consider this album the third part of the saga begun with “Vinland Saga” (2005) and “King of Kings” (2015)? 
Alex: Well, with Leaves’ Eyes we were and will always be connected with Norse mythology,           medieval topics, powers of nature, legendary landscapes and mystical themes. Actually it’s not a trilogy, but you could see the albums connected. Especially on “Sign of the Dragonhead” is a connection to “King of Kings” but also to “The Last Viking” as the last song “Waves of Euphoria” is already about Norse king Hardrada, the hero of “The Last Viking”. So Die Hard fans of Leaves’ Eyes could also guess were the next journey is going to. With the album we will also release the DVD “Viking Spririt” which is a over 90 min film documentary where you can find out a lot of the fascination of Viking Life style, living history, Norse mythology and connection to the music of Leaves’ Eyes. I guess the Vikings left many significant footprints in a lot of countries that’s probably one of the reasons that legends, traditions and sagas are still alive and people from all over the world falling in love with Viking history. By the way the soundtrack of “Viking Sirit” is also great and       available like the movie on the Artbook edition of the new album!

What’s about the concept?
Alex: I am very excited about the concept of “The Last Viking” and it was great fun to work on it. It deals with the adventures of Hardrada.  I guess you could easily make a big tv show like Game of Thrones out of it, maybe they got even inspired by this saga. We start the album at the moment when Hardrada dies and getting hit by an arrow in his neck at Stamford Bridge in England in the battle for the crown of England. In the last breath his whole life comes back in flashes and we are taking the listeners back into the adventures of the Norse king where he travels through far away countries, had to flee as young man from Norway, fighting for the Rus king and serving the Varangian guard, getting married to a Russian Princess and returning to Norway to become a king. What a story and what an impact to history – after Harald Hardrada’s death in 1066, the Viking age was over.

Who is today, in the modern society, the last viking?
Alex: The plot of the album story is obviously at an epochal turn of the time in history. So it is hard to transfer it in our time right now. You could probably see my friends in the reenactment scene as a kind of  “Last vikings”. We try to keep the viking way of living and its heritage alive, even though we are also part of this modern world. Like mentioned already the “Vikings Spirit” documentary is coming out alongside the new album! There you can dive into modern Viking lifestyle. 

Why are you so attracted from the viking history?
Alex: The viking age and its history and sagas are definitely a huge source of inspiration for me.  I’m also sword fighter in the Viking reenactment scene. I’m doing this for many years, training every week, going to battles to fight and having Viking friends all over the world. The group Jomsborg which I’m part of is the biggest modern Viking army and international group out there based in many countries and several continents.  For me this is a very important part of my life. So this   is something which I surely bring into the lyrical cosmos of Leaves’ Eyes.

I think this is one you your most various and stylistic complete album, are you agree?
Tosso: Thank you very much. For this album we tried more than ever to focus on the songs and work them out exactly in the way it was needed. The focus on this and the experience of having mastered several epic big album productions before, are probably the musical foundation of the album. We always love the exciting tension between many different musical elements, that has always been a Leaves’ Eyes trademark. I personally think an album should always stay interesting and go through different moods and sound colors, rather than having an amount of songs, that sound all very similar. The perfect example for this is the title track “The Last Viking”, which takes you like a      roller coaster through many different atmospheres. The whole band is very happy with the album and contributed to it.

This is the second album with Elina Siirala on lead voice, is changed the alchemy in studio from her debut on “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina is in the band now for more than 4 years, we played a lot of shows and tours together. This had of course a good effect on the album and vocal production process. Everything is very familiar and natural now, so all focus could go into the music and Elina was already involved at an early stage of the album process. I think she did a great job with powerful, operatic and also very warm voice.

Liv was one of the symbol of the band, how, after four years, did your fan base accept this epochal change?
Tosso: “Fires in the north” and “Sign of the dragonhead” were very successful albums. In the course of these album we played some of our biggest shows and tours in the last years. So I can say, the change has been accepted and welcome by the fans. Our first two new videoclips for “Dark Love Empress” and “Chain of the golden Horn” also got a lot of views in very short time. As a metal fan myself, I know that taste is always an individual thing. Me and Alex sometimes argue which is the best Slayer and which the best Iron Maiden album, haha. So I think it is totally fine to have an individual taste. Some people like “Reign in Blood” more than “Hell Awaits” and prefer Paul Di’Anno instead of Bruce Dickinson. As a band we are very happy to be where we are now and have Elina as our f ront lady, that is all I can say.

After the Covid 19 will you play live this album for its entirety live?
Tosso: That is a good question and a good idea. I am not sure if we start with a complete album show, many fans also ask for some classics. But the idea is very good. Let’s hope that the pandemy can be controlled soon and live shows can come back to life again in a proper way.

I was ever curious about the coexistence of Leaves’ Eyes and Atrocity, how do you understand the one riff is for one band o for the other? And how can switch from Leaves’ Eyes to Atrocity and vice versa?
Tosso: The music of both bands is quite different. Atrocity is rooted in extreme metal music, full of heavy, extreme guitars, drums and vocals. Leaves’ Eyes has a  more opulent and wider approach with many different elements and, of course, female vocals. Also lyrically there is a big difference. When writing music you have to let yourself get soaked into the mood and vibe of each band. Live we even had double shows in the past with both bands performing. Then for me the intro is always very helpful to get into the right mood for each band. Probably it is a bit as if a book writer is writing in different genres like a thriller or a science fiction movie, both can be fun.
Alex: For me it is always very clear for which band we are writing music or lyrics. Keep it that way, in Atrocity I love to write lyrics about the dark side (my grandfather was from Transilvania) and with Leaves’ Eyes the Viking inside myself comes to life (my father comes from the area of the Jomsborg saga) haha.

Redemption – Bright colors

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

“Alive in Color” (AFM Records) è la testimonianza live rilasciata dai Redemption in questa stagione di blocco dei concerti. Tra i colori vivaci degli americani non mancano quelli del “tricolore”: il verde, il bianco e il rosso vengono rappresentati dal nostro portabandiera Simone Mularoni (DGM). Di questo e di molto altro abbiamo parlato con un disponibilissimo Nick Van Dyk.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, quest’album era programmato prima del blocco dei live o l’idea è nata dopo come regalo per i vostri fan?
Grazie per avermi intervistato: è fantastico “parlare” con te. Il Progpower ci ha dato sempre l’opportunità di fare cose che sono difficili da realizzare per una band piccola. Abbiamo fan molto appassionati, ma non ce ne saranno mai mille ogni volta che suoniamo da soli. Pochissime band negli Stati Uniti possono farlo in questi giorni. Quindi essere in un posto con così tanti fan ci dà un’energia e, ovviamente, la possibilità di sfruttare un grande palco e il supporto di una troupe straordinaria. Quindi sapevo che avevamo l’opportunità di fare qualcosa di speciale e, una volta che abbiamo deciso che Ray, Chris Poland e Simone si sarebbero esibiti tutti con noi, mi sono convinto che avrei dovuto registrare lo spettacolo per i fan, e francamente anche per la band, perché sarebbe stata una serata speciale.

Cosa ricordi, in paricolare, del feeling con il pubblico durante il vostro spettacolo al ProgPower USA festival 2008?
È sempre un piacere e un privilegio suonare al Progpower. È il posto migliore in cui qualsiasi band prog metal può suonare negli Stati Uniti e i fan sono fantastici. Quello che ricordo di più del 2008 è che eravamo appena tornati dal tour con i Dream Theater e avevamo fatto 30 spettacoli e potevamo suonare quel set perfettamente anche dormendo. Non siamo una band che suona 200 date all’anno. Avere 30 spettacoli alle spalle ci ha dato un grado di fiducia che è difficile da raggiungere, anche se so che siamo dei bravi musicisti e stiamo bene insieme. Ma mi sentivo che quella performance sarebbe stata impeccabile, sapevo che non ci sarebbe stata una singola nota sbagliata e che la band avrebbe suonato super concentrata. Sono molto orgoglioso di quella esecuzione.

Pensi che quel concerto sia stato il momento clou della tua carriera live?
È certamente uno di questi. Abbiamo avuto altri momenti speciali: uno spettacolo da headliner tutto esaurito a Essen con i fan più rumorosi con cui mi sia mai esibito, tutti a cantare i testi delle mie canzoni, e abbiamo incontrato una coppia che aveva guidato per centinaia di chilometri per incontrarci e che indossava dei braccialetti con i miei testi incisi. È stato davvero speciale. Quando abbiamo aperto per i Dream Theater a Toronto, abbiamo suonato alcuni secondi di “YYZ” (i Rush sono sempre stati una delle mie band preferite) inseriti in una pausa di una delle nostre canzoni e il pubblico è subito impazzito, il che mi è sembrato davvero fantastico. Ma sì, questo concerto è stato un momento piuttosto speciale. Penso che gli spettatori e i fan siano d’accordo!

La track list contiene la cover di “Peace Sell” dei Megadeth suonata per la prima volta dopo 20 anni da Chris Poland, come nasce l’idea di questo tributo alla band di Dave Mustaine?
Sapevo che volevamo fare tutto il possibile per questa uscita, coinvolgendo Simone, che si è unito a noi, e Ray che ha fatto una visita a sorpresa. Chris ha suonato nei nostri ultimi due CD. È un musicista unico e talentuoso ed è stato sempre gentile e rispettoso nei confronti della nostra musica tanto che ho chiesto la sua disponibilità a venire ad Atlanta per lo spettacolo. È un tipo un po’ casalingo e non viaggia molto, ma ha detto che sarebbe stato lì, e ho pensato che dovevo almeno chiedergli se avrebbe preso in considerazione l’idea di suonare “Peace Sells”. Sapevo che la folla sarebbe impazzita, e poi francamente quante volte avrò la possibilità di suonare “Peace Sell”s sul palco con Chris Poland? Così ho chiesto, e lui ha detto che era d’accordo. Era la prima volta che suonava quella canzone sul palco dal suo tour con i Damn the Machine nel 1994 o qualcosa del genere, quindi la prima volta in quasi 25 anni. È stato così divertente e un momento davvero surreale per me.

In questo album c’è un tocco di Italia, una chitarra è stata suonata dall’italiano Simone Mularoni, che mi racconti di questa collaborazione?
Sono molto fortunato che Simone sia un amico, e siamo molto contenti che sia uno dei nostri. È uno dei chitarristi più talentuosi al mondo, inoltre è un eccellente ingegnere in fase di missaggio e mastering e ha un orecchio eccezionale. In più, è una persona fantastica. Non vediamo l’ora di continuare a lavorare con lui.

Questo box contiene DVD o Blu-Ray più 2 Cd, di solito preferisci l’esperienza audio o quella video?
Mi piacciono molto gli album dal vivo dal punto di vista dell’ascolto, ma penso che il video aggiunga davvero molto all’esperienza. Per questo era importante per me assicurarmi che ottenessimo un ottimo impatto visivo grazie alla illuminazione da noi progettata invece che solo da quella, se pur ottima, trovata in loco. Abbiamo portato i nostri tecnici e abbiamo usato quante più telecamere possibili. Penso che sia un’esperienza più coinvolgente sedersi in una stanza buia con uno schermo di buone dimensioni e lasciarsi trasportare come se si fosse lì. Questo è davvero quello che abbiamo cercato di fare con questo pacchetto, in tutto, dal filmato dietro le quinte alla scelta degli angoli di ripresa.

Qual è la canzone che ami suonare dal vivo?
Quasi tutte sono divertenti da suonare. Ad essere onesti, adoro quelle un po’ più brevi perché tendono a essere più concentrate e un po’ più facili da eseguire e ci consentono di “lasciarci andare” un po’ di più sul palco. Ma anche se è una canzone molto impegnativa da suonare, e ancora più impegnativa da suonare bene, penso che “Black and White World” sia probabilmente la mia canzone preferita.

Come scegli le canzoni per la vostra scaletta?
È sempre un po’ una sfida perché ora abbiamo sette album alle spalle e anche perché molte delle nostre canzoni sono lunghe. Sono sicuro che molti dei nostri fan vorrebbero sentirci suonare “Sapphire” da “The Fullness of Time”, ma è una canzone lunga 16 minuti e sarebbe un po’ irresponsabile da parte nostra spendere il 20% del nostro spettacolo per una singola traccia. Ovviamente quando abbiamo progettato questo set, abbiamo dovuto tenere in considerazione il nostro catalogo ma anche il fatto che Tom si fosse unito a noi da poco. Tom aveva ovviamente più familiarità con le canzoni che ha provato e registrato con noi per il nostro ultimo album in studio (“Long Night’s Journey into Day”, il primo con noi), quindi ha preferito farne il maggior numero possibile: non lo biasimo perché voleva lasciare una buona impressione. Ricordo che quando sono andato a vedere il tour di “Heaven & Hell”, in cui Dio ha preso il posto di Ozzy , ho notato che metà della loro scaletta proveniva da “Heaven & Hell” e metà era materiale Ozzy: quella era la nostra linea guida. Non è stato poi così difficile una volta che abbiamo elaborato l’approccio generale – ci sono alcune canzoni che sappiamo di dover includere (o almeno che vogliamo fare assolutamente), inoltre non abbiamo mai avuto la possibilità di suonare quelle di “Art di Loss”, perché ci siamo separati da Ray poco dopo la sua pubblicazione, quindi volevo fare almeno alcune di quelle tracce.

“Alive in Color” è il vostro primo album per AFM Records, ce ne sarà anche uno in studio per l’etichetta tedesca o l’accordo si è concluso con questo live?
Sono molto lieto di annunciare che questo è solo l’inizio del nostro rapporto con l’AFM e che faremo un nuovo album in studio insieme. È stato fantastico relazionarci con loro: persone molto professionali e di grande integrità: siamo veramente felici, anche se devo ammettere che tutte le nostre etichette sono state fantastiche.

Cosa ne pensi del boxset “Discovering Redemption” pubblicato dalla InsideOut Music?
Tutto ciò che aiuta le persone a scoprirci è cosa buona! I tipi di InsideOut sono persone molto gentili e credo che non abbiano voluto farsi sfuggire la possibilità pubblicare altra nostro materiale mentre l’accordo di distribuzione con loro stava volgendo al termine. Molte etichette probabilmente avrebbero lasciato semplicemente morire i diritti: sono felice che la InsideOut abbia ritenuto che fosse una buona idea per entrambi avere un altro prodotto fuori!

“Alive in Color” (AFM Records) is the live testimony released by Redemption in this concerts block season. Among the bright colors of the Americans there are those of the “tricolore”: green, white and red are represented by our standard-bearer Simone Mularoni (DGM). We talked about this and much more with a very kind Nick Van Dyk.

Welcome on Il Raglio del Mulo, was this album scheduled before the live shows stop or the idea was born after as gift for your fan?
Thank you for interviewing me – it’s great to be “speaking” with you. Progpower gives us the opportunity to do things that are difficult for a smaller band to do. We have very passionate fans, but there aren’t going to be a thousand of them every time we play on our own. Very few bands in the US can do that these days. So to be in a room with that many fans gives us an energy, and of course we have a great stage and the support of an amazing crew. So I knew we had the opportunity to do something special, and once we decided to have Ray and Chris Poland and Simone all perform with us and arrange that happening, I knew I’d want to record the show for the fans, and frankly for the band as well – it’s a special evening.

What do you remember about the feeling with the audience during your show at ProgPower USA festival 2008?
It is always a pleasure and a privilege to play Progpower. It’s the best place for any prog metal band to play in the US, and the fans are fantastic. What I remember most about 2008 is that we’d just come off tour with Dream Theater and had done 30 shows and we could play that show perfectly in our sleep. We’re not a band that plays 200 dates a year. To have 30 shows under our belt gave us a degree of confidence that is hard to achieve, even though I know we’re good musicians and we gel well together. But I felt like that performance was untouchable – I knew there wouldn’t be a single wrong note and the band would play super locked in. I’m very proud of that performance.

Do you think that concert is the highlight of your live career?
It’s certainly one of them. We have some other special moments – we had one amazing sold out headlining show in Essen with the loudest fans I’ve played in front of singing my song lyrics, and met a couple that had driven hundreds of kilometers to meet us and who had matching bracelets with my lyrics inscribed in them. That was pretty special. When we opened for Dream Theater in Toronto, we played a few seconds of “YYZ” (Rush has always been one of my favorite bands) inserted into a break in one of our songs and the crowd immediately went nuts, which I thought was really cool. But yes, this concert is a pretty special moment. I think the viewers and fans will agree!

The track list contains the cover of “Peace Sell” by Megadeth played for the first time after 20 years by Chris Poland, how is born the idea of this tribute to the Dave Mustaine’s band?
I knew that we wanted to pull out all the stops for this release, including Simone joining us and Ray making a surprise visit. Chris has played on our last two CDs. He is such a unique and talented player and he has been so gracious and complimentary about our music that I knew I wanted to at least see if he would be open to coming to Atlanta for the show. He’s a bit of a homebody and doesn’t travel all that many but he said he’d be up for it, and I figured I had to at least ask if he would consider playing “Peace Sells” because I knew the crowd would go nuts, and because frankly how many times am I going to get the chance to play “Peace Sells” on stage with Chris Poland? So I asked, and he said he was up for it. It was the first time he’d played that song on stage since his tour when he was in Damn the Machine back in like 1994 or something, so the first time in almost 25 years. It was so fun and really a surreal moment for me.

In this album there is a touch of Italy, one guitar was played by the Italian guitarist Simone Mularoni, what’s about this collaboration?
I’m so very lucky that Simone is a friend, and we are very lucky a a band that he is so involved with us. He’s one of the most talented guitarists in the world, plus he’s an excellent mixing and mastering engineer, plus he has a tremendous ear, plus he’s a fantastic person. We look forward to continuing to work with him.

This boxset contains DVD or Blu-Ray plus 2 Cds, usually do you prefer the audio experience or the video one?
I really do enjoy live albums from a listening standpoint, but I think the video really adds a lot to the expeience. That’s what it was important for me to make sure we had a lot going on visually, and we had our own designed lighting instead of just the very good house lighting person, and we brought our guests along, and we used as many cameras as we did. I think it is a more engaging experience to sit back in a dark room with a good sized screen and sit back and transport yourself to being there. That’s really what we tried to do with this package, in everything from the behing-the-scenes footage to the choice of camera angles.

Which is the song you love to play live?
Almost all of them are fun to play. To be honest, I love the ones that are a little shorter because they tend to be focused and a little easier to rehearse and it allows us to “let go” a bit more on stage. But even though it’s a very challenging song to play, and even more challenging to play well, I think “Black and White World” is probably my favorite song to play.

How do you choose the songs for you setlist?
It’s always a little bit of a challenge because we have seven albums out now, and also because many of our songs are long. I’m sure many of our fans would like to hear us play “Sapphire from The Fullness of Time”, but that’s a 16 minute long song and it would be a little irresponsible of us to spend 20% of our set on a single song. Of course when we planned this set, we had to take into account our catalog but also the fact that we have had Tom join us. Tom was obviously more familiar with the songs that he rehearsed and recorded with us for our last studio effort (“Long Night’s Journey into Day”, his first with us) so he favored doing as many of those as possible and I don’t blame him for wanting to make his own mark with us. I remember going back to the “Heaven & Hell” tour where Dio took over from Ozzy and I noted that half their setlist was from “Heaven & Hell” and half of it was Ozzy material, so that was our guideline. It wasn’t really that hard once we worked out the overall approach – there are some songs that we know we have to include (or at least that we definitely want to), and we didn’t have a chance to play out on “Art of Loss” because we had to part ways with Ray shortly after its release so I wanted to at least do one track from that.

Alive in Color” is your first release for AFM Records, will be a new studio full-length for the German label or is just a deal for this live album?
I’m very pleased to say that this is just the beginning of our relationship with AFM and we will be doing a new studio album for them. They have been great to deal with – very professional, and high integrity people. We’re thankful to be working with them (I want to say that all of our labels have been great).

What do you about the boxset “Discovering Redemption” by InsideOut Music?
Anything that helps people discover us is good! InsideOut are very good people and I think they had an opportunity to put one more release out as our distribution deal with them was coming to an end. Many labels would probably just let the rights die off; I’m happy that InsideOut felt it was a good idea for both of us to have another product out there.

Onslaught – Children of the Antichrist

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Un orgoglioso Nige Rockett ci ha parlato del nuovo album dei suoi Onslaught, “Generation Antichrist” (AFM Records), senza dimenticare di reclamare il proprio ruolo di prime mover del movimento thrash internazionale. Siamo certi che gli inglesi con questa nuova opera sapranno conquistare nuovi fan anche tra le fila della generazione dell’Anticristo.

Benvenuto Nige, sei nella band dal primo demo, quindi nessuno come te può dirmi come si posizione il nuovo “Generation Antichrist” all’interno della discografia degli Onslaught…
Ciao grazie, come te la passi.? Spero che tu stia bene in questo strano momento. Sì, la nostra è sicuramente una lunga storia e il tempo è passato rapidamente: per me “Generation Antichrist” è proprio lì tra i nostri migliori “assalti”. Senza alcun dubbio è il mio album preferito, perché ha un feeling vecchia scuola ma con una brutalità moderna che è necessaria nella scena musicale di oggi. Siamo tornati alle nostre origini e alle nostre prime influenze, abbiamo addotto un approccio crudo e più semplicistico per il songwriting e in fase di registrazione ha funzionato tutto incredibilmente bene. Le persone stanno impazzendo per il nostro nuovo materiale e per come suona.

È questa la generazione dell’Anticristo citata nel titolo?
Sì, è sicuramente questa. Il cristianesimo sta perdendo potere e influenza in questa epoca moderna e credo tra 50 – 60 anni la religione come la intendiamo noi cesserà di esistere. Guardo i miei figli e i loro amici, non hanno alcun interesse per la religione, non hanno mai preso una bibbia, non hanno mai detto una preghiera, non sono istruiti a riguardo, per loro non significa nulla: sono la generazione dell’Anticristo.

Ti andrebbe di presentare i nuovi membri?
La lineup assalto del 2020 è Dave Garnett – Voce, Nige Rockett – Chitarra, Wayne Dorman – Chitarra, Jeff Williams – Basso e James Perry – Batteria. Colgo l’occasione per dare il benvenuto al nostro nuovo cantante “Dave Garnett” che ha ammirevolmente preso il posto lasciato libero in un momento delicato da Sy Keeler. Dave si è trovato con poco preavviso a dover registrare la voce per “Generation Antichrist” e ha fatto una performance incredibile, ha portato l’album a un livello di aggressività superiore, regalando nuova energia al suono degli Onslaught.

Effettivamente la sua voce mi ricorda quella di Chuck Billy, penso che dia alla vostra musica un tocco Testament, che ne pensi?
No, non la penso come te: gli Onslaught si sono formati qualche tempo prima dei Testament, e non ci lasciamo influenzare da band che hanno effettivamente seguito le nostre orme. Chuck è sicuramente un grande cantante e lo stesso vale per Dave, ma per me hanno stili diversi e a sé stanti, penso che Chuck sia più melodico mentre Dave ha un approccio molto più aggressivo.

A proposito di aggressività, il nuovo album è brutale e violento, dove trovi dopo 40 anni di carriera la forza di scrivere grandi canzoni thrash?
Grazie! Adoro creare musica aggressiva. Il mondo che ci circonda in questo momento certamente mi dà l’ispirazione per essere costantemente arrabbiato e la musica è il modo migliore per esprimere i miei sentimenti. Ogni anno sembra esserci un nuovo problema che dobbiamo affrontare nelle nostre vite. Più invecchio e più divento più arrabbiato, quindi gli Onslaught raggiungeranno livelli più alti di brutalità con i prossimi dischi.

“A Perfect Day to Die” è uscito come singolo nel 2019, ma nell’album la troviamo in una versione differente, come mai?
“A Perfect Day to Die” è stato il primo singolo ad essere pubblicato dal nuovo album e quella registrazione presentava la voce di Keeler, quindi quando Sy è andato via e Dave si è unito agli Onslaught, abbiamo semplicemente ri-registrato la voce per creare la nuova versione. Non potevamo avere due cantanti diversi sull’album, avrebbe reso il lavoro meno omogeneo. Dave ha veramente fatto un ottimo lavoro.

A chi ti riferisci quando parli di “Addicted to the Smell of Death”?
Questa canzone parla di un serial killer americano chiamato “H H Holmes”, si presume che abbia commesso 200 omicidi. Si dice che Holmes abbia prima scarnificato e poi sezionato le vittime, per poi bruciare i corpi in una fornace!

Direi di tornare ad avvenimenti più sereni, ricordi il tuo spettacolo a Bari del 2008?
Sì, certo! Credo di poter ricordare ogni singolo spettacolo in Italia, quello del 2008 si è tenuto al “Target Club”, se non erro. Bari è davvero un bel posto e ci piacerebbe molto tornare, ma credo che il Target sia chiuso ora. Magari c’è un nuovo locale che potrebbe ospitarci: ogni volta e ovunque in Italia accade sempre qualcosa di buono per Onslaught!

A proud Nige Rockett told us about his Onslaught‘s new album, “Generation Antichrist” (AFM Records), not forgetting to claim his role as the first mover of the international thrash movement. We are sure that the British with this new work will be able to win new fans even among the ranks of the generation of the Antichrist.

Welcome Nige, your are in the band form the first demo, how do you collocate the new album, “Generation Antichrist”, in a panoramic view of your discography?
Hi, Thanks you. How are you doing.? I hope you are safe and well in this strange time… Yes its been a long history for sure and time has passed so quickly… For me ‘Generation Antichrist’ is right up there with the best “Onslaught” releases, it’s certainly my favourite album for sure… It has that old-school vibe but with a modern day brutality that is necessary in todays music scene. We went right back to our roots & early influences for this album, we took a raw and more simplistic approach with the songwriting and recording and it’s worked amazingly well, people are totally digging the new material and the new sound.

Is this the generation antichrist, and if yes why?
Yeah this is definitely the “Generation Antichrist”. Christianity is losing its power and influence in this modern age and i believe in 50 – 60 years time religion as we know it will cease to exit. I look at my kids and their friends and they have no interest in religion whatsoever, they have never picked up a bible, they have never said a prayer, they are not taught about religion at school, it means nothing to them so, for me they are the Generation of Anti-Christs…

Could you introduce your new members?
Onslaught line up 2020: Dave Garnett – Vocals; Nige Rockett – Guitar; Wayne Dorman – Guitar; Jeff Williams – Bass; James Perry – Drums. Yeah sure, please welcome our new vocalist ‘Dave Garnett’ who has admirably filled the very big shoes left by ‘Sy Keeler’. Dave has come in at such short notice to record the vocals on “Generation Antichrist” and made an incredible performance, he’s taken
the album to another level of aggression and brought a whole new energy to the Onslaught sound…


The voice of David remembers me the one of Chuck Billy and I think it gives to your music a touch of Testament flavour, do you agree?
No, i do not see that myself, Onslaught were formed sometime before Testament so we do not take any influences from bands that have actually followed in our path. Chuck is a great vocalist for sure and so is Dave of course but to me they have different styles in their own right, I think Chuck is more melodic whereas Dave has a far more aggressive approach.

The new album is brutal and violence, where do you find after 40 years of career the strength to write great thrash songs?
Thanks!! I just love creating aggressive music. The world around us right now certainly gives us the inspiration to be constantly angry and music is the best way for me to express my feelings. Every year there seems to be a new problem we have to face in our lives and the older i get the angrier I get, so Onslaught will continue to reach new levels of brutality with every record we make.

What’s about the new version of “A Perfect Day to Die”?
Well as you know ‘A Perfect Day to Die’ was the first single to be released from the new album and of course this recording featured Sy Keeler, so when Sy left and Dave joined Onslaught we simply re-recorded the vocals to make the new version. We couldn’t have two different singers on the album as that would make no sense at all, the continuity had be there and Dave has made an amazing performance on the song.


Who is ‘Addicted to the Smell of Death’?
This song is about an American serial killer called ‘H H Holmes’ who is alleged to have committed unto 200 murders. It was said Holmes would strip flesh and dissect the victims and then burn
the bodies in a furnace!

Do you remember your show in Bari in 2008?
Yes of course, I think i can recall every single show in Italy that ‘Onslaught has ever played…. 2008 at the ‘Target Club’ if i remember correctly. Bari was a real nice place and we would love to return but i think the Target club maybe closed now… Maybe there’s a new venue, which would be cool. Any time, anywhere in Italy is good for Onslaught!!

That’s all thanks…
Grazie for the interview my friend. Hope to see you in Italy sometime soon!