Communic – Hiding from the world

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo un paio di album, i Communic sembravano destinati a grandi cose, magari non tutte le promesse sono state mantenuto, ma il trio – grazie a Dio – è ancora qui con “Hiding from the World” (AFM Records) un disco di assoluto valore.

Benvenuto, Oddleif, come è nato “Hiding from the World”?
Ciao e grazie per il supporto. Beh, gli ultimi tre anni sono stati spesi a mettere insieme le canzoni, a provare e a registrare, ho sempre un bel po’ di materiale tra cui scegliere, quindi inizia tutto con una specie di cernita per capire cosa usare e cosa funziona. Le prime due canzoni che sono state scritte sono la title track “Hiding From The World e” Born Without a Heart” e quelle due hanno creato l’atmosfera che stavo cercando di mettere insieme. Quindi un anno di demo e di elaborazione di idee, un altro anno trascorso in sala prove insieme come band ad arrangiare le canzoni in modo che funzionassero per tutti e ognuno potesse mettere le proprie influenze, e poi all’inizio del 2020 abbiamo iniziato a registrare l’album in studio, un po’ rallentati dalla situazione covid e da diversi ostacoli e strade sconnesse, tutto ha portato alla data di uscita del 20 novembre.

Chi si nasconde al mondo?
O cosa ci nasconde il mondo? Bella domanda, sì, si adatta perfettamente alla situazione nel mondo di oggi, ma il titolo era pronto già all’inizio del 2019, quando stavamo mettendo insieme le canzoni per questo disco. E a quel tempo abbiamo trascorso un lungo weekend in una piccola capanna vicino ai fiordi nelle paraggi di dove viviamo qui in Norvegia, e siamo rimasti lì solo noi tre della band, avevamo la nostra attrezzatura di registrazione con noi, buon cibo e bevande, e abbiamo arrangiato alcune delle canzoni in quel fine settimana. Stavamo prendendo le distanze da cose che avrebbero potuto fermare la nostra creatività, è stato un modo divertente e fantastico di fare una vacanza con i ragazzi, e abbiamo creato un po’ di magia che si è concretizzata in musica. Guardando indietro, il titolo funziona anche per la situazione in cui ci troviamo adesso, dove i paesi stanno imponendo blocchi e tutto il resto, ma tutto ciò è solo una coincidenza.

Non è facile classificare la tua musica, è una sorta di brainstorming! Come fai a capire se una nuova canzone è buona per un album?
D’accordo, siamo abbastanza difficili da inserire in una categoria, ma non vogliamo essere bloccati da delle regole su ciò che possiamo fare o no, nessuna regola è l’idea di base. Sono abbastanza fiducioso che abbiamo trovato la nostra identità ma cerchiamo ancora di evolverci e continuare a scrivere la musica che ci piace. Sono sempre alla ricerca di nuove idee e canzoni, cerco sempre di comunicare i sentimenti e le emozioni nella musica, in questi giorni ho cercato di non complicare troppo le cose, come probabilmente facevamo prima. Cercando di perfezionare le dinamiche e i cambi di tempo, come abbiamo sempre fatto sin dal nostro album di debutto nel 2005, gli alti e bassi di energia e di emozioni, se capisci cosa intendo. Ma ancora proviamo a lanciare alcune cose nuove, ma suona sempre tutto come Communic.

Secondo il foglio promozionale, hai detto: “Le canzoni di questo album sono piuttosto diverse”. Perché queste canzoni sono diverse dal passato: processo spontaneo o scelta?
Penso ancora che sia vero. Sono abbastanza diverse, nella forma e nella dinamica. C’è un po’ di tutto qui, da tranquilli passaggi acustici a parti con esplosioni molto veloci, melodie vocali calme e morbide ad alcune fasi davvero pesanti. Chitarre ultra pulite e muri di suono di chitarra davvero spessi e brutali. Tutto questo è ovviamente una scelta personale e non spontanea, anche se alcuni di queste idee ci arrivano spontaneamente mentre suoniamo insieme, ma alla fine tutto è messo lì con uno scopo.


Alcune melodie in “Forgotten” mi ricordano “Space Oddity” di David Bowie: errore mio o c’è un piccolo tributo al Duca Bianco?
Fantastico, mai pensato come un tributo, ma ha alcune delle strutture degli accordi semplici come dici tu che possono ricordarlo. Questa era una delle canzoni che non pensavo potesse adattarsi allo stile dei Communic, poiché era un’idea semplice che ho scritto su una chitarra acustica, ma quando abbiamo iniziato a lavorarci, la canzone è semplicemente cresciuta dentro di noi, ed è venuta fuori una grande traccia, una delle mie preferite e un ottimo finale per l’album.

Adoro la copertina, è ricca di pathos come la vostra musica! L’idea originale è vostra o di Travis Smith?
Ho sempre amato i lavori di Travis Smith e il suo stile, e da molto tempo sognavo di convincerlo a realizzare un’opera per i Communic. Il risultato è un cumulo di idee mie e di Travis. Lo spunto è nato così. Mostra questa figura, o statuetta in pietra, circondata dalla terra con dei rami dall’aspetto di morti aggrappati, un buco nel petto e una gabbia appesa all’albero con il cuore o l’anima rinchiusi, e la chiave della prigione appesa fuori portata. Penso che sia grande e rappresenti l’energia e l’atmosfera dell’album e abbia quel tocco di Travis Smith.

Siete rimasti nascosti al mondo tra il 2011 e il 2017, possono questi sei anni senza nuovi album aver compromesso il vostro seguito?
Sì, forse, perché è molto tempo. Abbiamo dovuto ricominciare un po’ tutto da capo, ma è così che doveva essere, e possiamo solo incolpare noi stessi, ma siamo ancora qui! Abbiamo avuto alcuni anni di vuoto dopo che il nostro album del 2011, “The Bottom Deep”, ci ha permesso di partecipare a dei grandi festival e suonare dal vivo, ma avremmo dovuto fare di più, guardando indietro. E poi abbiamo passato un bel po’ di tempo a cambiare etichetta discografica e a capire cosa fare e come scegliere la giusta direzione per la band in ambito commerciale. E tutto questo ha richiesto molto tempo per arrivare a una stabilizzazione e prendere forma e fissare gli obiettivi su cui lavorare.

I vostri primi due album sono stati un clamoroso successo, pensi di aver mantenuto le promesse di inizio carriera?
Se chiedi al tipico fan di Communic, probabilmente apprezza di più i nostri primi album, ma penso che sia normale così, è capitato anche a me con i miei gruppi preferiti, mi sono piaciuti nel momento in cui ho iniziato ad ascoltarli, e alla lunga si sono allontanati da dove sono partiti, e io vorrei che tornassero a fare di nuovo lo stesso album. In Flames, Metallica, Megadeth, Testament, Fates Warning e l’elenco potrebbe continuare, ma noi mutiamo come persone, cresciamo come individui e acquistiamo esperienza e le cose variano. Quindi sento che siamo cambiati molto anche noi stessi nel corso degli album che abbiamo fatto, in alcuni più di altri ma tutti hanno avuto uno scopo. Ma so che la nostra musica non è per tutti, quindi se alla gente piace è un bonus, poiché non è una questione di causa, perché sono piuttosto egoista su ciò che cerco di trasmettere nella mia musica. Tornando alla tua domanda, penso che siamo rimasti abbastanza fedeli a ciò che abbiamo iniziato, ma ovviamente le nuove cose saranno sempre diverse in qualche modo.

Le tue prossime mosse?
In questo momento dovremo vedere quando il mondo verrà aperto alle band per fare di nuovo tour, ma immagino che ci vorrà ancora del tempo per riprendersi e tenere la situazione sotto controllo, e potremmo dover attendere prima un vaccino. Ma vogliamo davvero uscire e fare di nuovo un tour e promuovere la nostra roba. Forse proveremo a organizzare un concerto in live streaming dal nostro studio o soggiorno, non lo so, forse qualcosa di personale al quale possiamo invitare i nostri fan che vorrebbero vedere qualcosa del genere e invitarli nella nostra intimità per qualcosa di speciale in questi tempi senza tour in corso.

After a couple of albums, Communic seemed destined for great things, maybe not all promises were kept, but the trio – thank God – is still here with “Hiding from the World” (AFM Records) a record of absolute value.

Welcome, Oddleif, how “Hiding from the World” was born?
Hi and thanks for the support. Well the last three years was spent putting the songs together, rehearshing and recording, I have always quite a lot of material to choose from, so it starts out with a kind of figuring out what to use and what works. The first two song that was written was the title track “Hiding From The World and “Born Without a Heart” and those two set the mood that I was looking for putting everything together. So one year of demoing and putting ideas together, another year spent in the rehearsal room together as a band arranging the songs so it works for everyone, and everyone gets to put their influences into the material, and then in the beginning of 2020 we started to record the album in studio, a bit halted by the covid situation and diverse obstractions and bumpy roads, everything leads up to the release date November 20th.

Who is hiding from the world?
Or what is the world hiding from us? Good question, yeah it fits right into the situation in the world today, but the title was ready, guessing in the beginning of 2019, when we where putting the songs for this album together. And at that time we had a long weekend that we spent in a little cabin by the fjords close to where we live here in Norway, and we stayed there only the 3 of us in the band, had our recording gear with us, made some good food and drinks, and arranged some of the songs together that weekend, and we was kinda distancing ourselves form stuff that would halt the creativities, it was a fun and great way of a trip with the boys, and we made some magic that ended up as music. Looking back now, the title works for the time we are in now as well, where countries are forcing lockdowns and all that, but all that was was just a coincident.

Is not easy to classified your music, is a sort of brainstorming! How do you feel that a new song is good for an album?
Agree, we are quite difficult to pin down into one category, but we don’t want to be locked into rules of what we can do or not, no rules is the idea. I am pretty confident in that we have found our identity but still tries to evolve and continue write the music we like ourselves. Looking for new ideas and songs, I’m always looking to communicate with the feelings and emotions in the music, these days I tried to not over complicate things as much as we probably did before. Trying to perfectionate the dynamics and the tempo changes that we started out doing on our debut album back in 2005, the ups and downs in energy and emotions if you understand. But still we try to throw some new things in but still sounding as Communic.

According to the promo sheet, you said: “The songs on this album is quite diverse”. Why these songs are different form the past: spontaneous process or choice?
I still think that is true. They are quite diverse, in the different buildup and dynamics over the songs. There is a bit of everything here, all from calm acoustic passages to really fast blastbeats parts, calm and mellow vocal melodies to some really heavy phrases. Ultra clean guitars to really chunky brutal walls of guitar sounds. All this is of course a personal choice and not spontaneous, even if some of these moments comes to us as spontaneous moments when we play together, but in the end everything is put there with a purpose.

Some melodies in “Forgotten” remember me “Space Oddity” by David Bowie: my mistake or is there a little tribute to the White Duke?
Cool, never thought about as a tribute, but it has some of the kind of simple chord structures as you mention it. This was one of the songs I didn’t think would fit into the Communic style, as it was a simple idea that I wrote on an acoustic guitar, but when we started to work on it, the song just grew on us, and really built up to be a great song, one of my favorite this time around and a great ending for the album.

I love the cover artwork, is rich of pathos like your music! The original idea is by you or by Travis Smith?
I have always loved Travis Smith’s work and his style, and had a dream fo a long time to get him to work out a Communic artwork. The result is a cumulation of ideas from Travis and myself. The artwork ideas came together from this. It shows this figure, or statuette in stone overtaken by the earth with its dead looking branches clinging, a hole in his chest, and a cage hanging from the tree with heart or soul locked up, and the key to the cage hanging out of reach. Think it turned out great and represents the energy and the atmosphere on the album and has that Travis Smith touch.

You were hidden from the world between 2011 and 2017, can these six year with no new albums have compromised your following?
Yeah, maybe, you know it is a long time. We kinda had to start a bit all over again, but that is how it had to be, and we can only blame our self, but we are still here! We had a few years of vacuum after our 2011 album “The Bottom Deep” did some great festivals and played some live following the album but we should have done more looking back. And then we spent a good amount of time changing record label and actually figuring out what to do and how to choose the right direction for the band when it comes to the business part of it all. And all this took a long time to settle and get down to paper and to set the goals to work towards.

Your first two albums were a resounding successes, do you think you have kept promises of your beginning of career?
If you ask the typical Communic fan he probably value our first albums the most, but I think that is the way it is, that is how I feel about my favorite bands as well, that I liked the time when I started out listen to them, and in the long run they stray away from where they started out, and I would wish for them to go back do that same album again. Like In flames, Metallica, Megadeth, Testament, Fates Warning and the list goes on, but we change as people, grow as individuals and gain life experience and things change. So I feel that we have changed a lot ourselves as well over the albums that we have done, some more than others but they all serve a purpose. But I know our music is not for everyone, so that folks like it is a bonus, as that is not a matter of cause, because I’m pretty egoistic about what I try to get across in my music. But to your question, I think we still stay true to what we started out, but of course new stuff will be different in some way.

Your next moves?
Right now we will have to see when the world opens up for bands to do touring again, but I guess it still will take some time to recover and get the situation under control, and we may have to see a vaccine ready first. But we really want to get out and do some touring again and promote our stuff. Maybe we try to set up a live streaming concert from our studio or livingroom, I don’t know, but maybe something personal that we can invite our fans who would like to see something like that, and invite them into our sphere for something special in these times of no touring going on.

Mors Principium Est – Death is just the beginning

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Probabilmente i Mors Principium Est non hanno raccolto ciò che meritavano, una lunga pausa tra il 2007 e il 2012, in un momento decisivo per la loro carriera, ne ha compromesso il successo. Ma Ville Viljanen, grazie a una serie di ottimi lavori, tra cui il nuovo Seven (AFM Records), sta rapidamente recuperando il tempo perduto.

Benvenuto, Ville! Il vostro album precedente è uno dei migliori della vostra carriera, quanto è stato difficile per te dare un degno successore a “Embers Of A Dying World”?
Ciao. Grazie per questo bel complimento. Penso che sia stato difficile come ogni album. Non c’è niente di speciale nel modo in cui abbiamo scritto questo disco.

Dopo più di 20 anni, sei album acclamati e vari cambi di formazione, i Mors Principium Est sono diventati un duo, come è cambiato il tuo approccio alla scrittura delle canzoni?
Sì, siamo un duo da aprile 2020, quando Teemu ha lasciato la band. Quata cosa non ha cambiato per nulla la tecnica di scrittura delle canzoni. “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World” sono stati scritti allo stesso modo di “Seven”.

Perché ami lavorare con Andy Gillion?
Non ho mai detto che mi piace lavorare con Andy e non lo dirò mai, hah hah

In questo album hai irrobustito i vostri punti di forza, è questo l’album più “Mors Principium Est” di sempre?
Non credo di essere d’accordo. Penso che questo album sia un mix tra “Dawn of the 5th Era” e “Embers of a Dying World”. Penso che questo disco si mantenga sugli stessi standard degli ultimi quattro album.

Trasmetterete in streaming il release concert?
Ti rispondo in modo molto conciso: NO.

Per il lancio dell’album avete utilizzato tre singoli “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” e “My Home My Grave“: oggi sono più importanti le singole canzoni o il disco completo?
Penso che l’intero album sia ancora più importante delle singole canzoni. Ovviamente le singole canzoni sono fondamentali all’inizio della promozione di un nuovo album.

“Seven” è un titolo semplice per un album, ma trasmette l’idea di una pietra miliare: fine o punto di partenza?
È un titolo davvero semplice, sono d’accordo. Ma era l’unico su cui entrambi, Andy e io, eravamo d’accordo. In un certo senso questa è la fine di un’era e un l’inizio di qualcosa di nuovo per gli MPE.

Per favore, potresti classificare i tuoi album con una piccola descrizione per ognuno di essi?
Non posso farlo. Ogni album è importante per noi e quando è stato fatto, è stato il miglior disco di sempre. Sarebbe come se ti dicessi di decidere qual è il tuo figlio preferito e di motivare la scelta con una breve descrizione.

Tornerei alla lunga pausa tra il 2007 e il 2012, cosa è successo veramente?
Quello che è successo veramente è che i nostri autori hanno lasciato la band e io non ho trovato subito nuovi songwriter. È tutto.

Questo ha influenzato negativamente la vostra carriera? Avete iniziato con gli Insomnium e gli Omnium Gatherum e la loro notorietà è aumentata in quegli stessi anni.
Sono d’accordo. Era il momento sbagliato per una lunga pausa. Avevamo appena pubblicato tre album fantastici, tutto sembrava filare liscio e poi è successo. Sono sicuro al 99% che, a causa di questa interruzione, abbiamo dovuto quasi ricominciare da zero quando siamo “tornati” nel 2012. Senza l’interruzione, chissà dove sarebbero ora gli MPE. Tuttavia, la cosa più importante è che gli MPE sono ancora qui e che gli MPE stanno ancora andando forte.

Probably Mors Principium Est did not collect what they deserved, a long pause between 2007 and 2012, at a decisive moment for their career, compromised their success. But Ville Viljanen, thanks to a series of excellent works, including the new Seven (AFM Records), is quickly making up for lost time.

Welcome, Ville! Your previous album is one of the best of your career, how difficult was for you to give a great successor to “Embers Of A Dying World“?
Hello. Thank you for such nice comment. I think it was just as difficult as every album has been. There was nothing special in the way we wrote this album.

After more than 20 years, six highly acclaimed albums and various line-up changes, Mors Principium Est is a duo, how is changed your  approach to the songwriting?
Yes, we have been a two men band since April 2020 when Teemu left the band. It has not changed the songwriting at all. “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World” were already written the same way as “Seven”.

Why do you love to work with Andy Gillion?
I have never said I love to work with Andy and will never say so, hah hah

In this album you increased your strong points, is this the more “Mors Principium Est” album?
I am not sure do I agree. I think this album is a mix of “Dawn of the 5th Era” and “Embers of a Dying World”. I think this album is pretty standard MPE that we have been doing the last four albums.

Will you stream a release concert?
I will put this really short: NO.

For the launch of the album you streamed three singles “A Day For Redemption”, “Lost in a Starless Aeon” and “My Home My Grave“: today are most important the single songs or the full album?
I think the full album is still more important than the single songs. Of course the single songs are really important in the beginning of the promotion of the new album.

“Seven” is a simple title for an album, but conveys the idea of a milestone:  end or starting point?
It is a really simple title, I agree. But it was the only one that we both, Andy and I, agreed on. In a way this is an end of an era and a new beginning of something new, for MPE.

Please, could you rank your albums form the bottom to the top with a little description of everyone?
I can not do that. Every album is important to us and when it was done, it was the best album ever. It would be the same if I told you to choose which is your favorite child and then little description why.

I would come back to the long hiatus between 2007 and 2012, what really happen?
What really happened, was that our songwriters left the band and I did not find new songwriters. That’s all.

Did that stop influence negatively your career? You started with Insomnium and Omnium Gatherum, and their notoriety increased in the same years.
I agree. It was a bad time to have a long break. We just released three amazing albums, everything seemed great and then this happened. I am 99% sure, that because of this break, we had to almost start over when we “returned” in 2012. Without the break, who knows where MPE would be now. But still, the most important thing is, that MPE is still here and MPE is still going strong.

Leaves’ Eyes – The last Vikings

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I Leaves’ Eyes hanno iniziato, qualche anno fa, una nuova fase della loro storia accogliendo nelle proprie fila la nuova cantante Elina Siirala al posto Liv Kristine storico volto del gruppo. Ciò che non è cambiato è l’amore per la storia e la mitologia norrena, ancora una volta in “The Last Viking” (AFM Records) i vichinghi diventano i protagonisti assoluti, con quello che è stato l’ultimo capitolo della loro avvincente saga.

Benvenuti su Il Raglio del Mulo, Alex e Tosso. Potremmo considerare questo album la terza parte della saga iniziata con “Vinland Saga” (2005) e “King of Kings” (2015)?
Alex: Beh, con i Leaves’ Eyes siamo stati e saremo sempre immersi nella mitologia norrena, argomenti medievali, poteri della natura, paesaggi leggendari e temi mistici. In realtà non è una trilogia, ma puoi considerare gli album collegati. Soprattutto in “Sign of the Dragonhead” c’è un legame con “King of Kings” ma anche con “The Last Viking”, poiché l’ultima canzone “Waves of Euphoria” parla del re norvegese Hardrada, l’eroe di “The Last Viking”. Quindi i fan di die hard dei Leaves ‘Eyes potrebbero anche indovinare dove sarà il prossimo viaggio. Con l’album pubblicheremo anche il DVD “Viking Spririt”, un film documentario di oltre 90 minuti in cui potrai scoprire molto del fascino dello stile di vita vichingo, della storia, della mitologia norrena e della connessione con la musica dei Leaves ‘Eyes. Immagino che i vichinghi abbiano lasciato delle tracce significative in molti paesi, questo è probabilmente uno dei motivi per cui leggende, tradizioni e saghe sono ancora vive e le persone di tutto il mondo si innamorano della storia norrena. A proposito, anche la colonna sonora di “Viking Spirit” è fantastica ed è disponibile come il film nell’edizione artbook del nuovo album!

Potreste essere più dettagliati sul contenuto del concept?
Alex: Sono molto entusiasta del concept di “The Last Viking” ed è stato molto divertente lavorarci. Si tratta delle avventure di Hardrada. Immagino che ne si potrebbe facilmente creare un grande programma televisivo come Game of Thrones, forse si sono persino ispirati a questa saga. Iniziamo l’album nel momento in cui Hardrada muore e viene colpito da una freccia al collo a Stamford Bridge in Inghilterra nella battaglia per la corona d’Inghilterra. Nell’ultimo respiro tutta la sua vita ritorna in un lampo e accompagnammo gli ascoltatori nelle avventure del re nordico nei suoi viaggi attraverso paesi lontani durante la sua fuga da giovane dalla Norvegia, quando ha combattuto per il re dei rus e servito la guardia varangiana, sposato una principessa russa e poi tornato in Norvegia per diventare re. Un gran vicenda e con un impatto notevole sulla storia: dopo la morte di Harald Hardrada nel 1066, l’era vichinga è finita.

Chi è oggi, nella società moderna, l’ultimo vichingo?
Alex: La trama dell’album è ovviamente in chiave epocale e storica. Quindi è difficile trasferirlo nel nostro tempo, probabilmente potresti vedere i miei amici impegnati nella scena della rievocazione come una sorta di “Ultimi vichinghi”. Cerchiamo di mantenere vivo il modo di vivere vichingo e la loro eredità, anche se facciamo parte di questo mondo moderno. Come già accennato, il documentario “Vikings Spirit” uscirà insieme al nuovo album! Lì potrai immergerti nel moderno stile di vita vichingo.

Perché siete così attratti dalla storia vichinga?
Alex: L’era vichinga, la sua storia e le sue saghe sono sicuramente un’enorme fonte di ispirazione per me. Sono anche un combattente con spada nelle rievocazioni vichinghe. Lo faccio da molti anni, mi alleno ogni settimana, vado alle battaglie per combattere e ho amici vichinghi in tutto il mondo. Il gruppo Jomsborg, di cui faccio parte, è il più grande esercito moderno vichingo e gruppo internazionale con sedi in molti paesi e diversi continenti. Per me questa è una parte molto importante della mia vita. Quindi questo è qualcosa che sicuramente introduco nell’universo lirico dei Leaves’ Eyes.

Trovo che questo sia uno dei vostri album più completi e vari stilisticamente, sei d’accordo?
Tosso: Grazie mille. Per questo album abbiamo cercato più che mai di concentrarci sulle canzoni e di elaborarle esattamente nel modo in cui era necessario. L’attenzione e l’esperienza maturata durante le precedenti produzione di grandi dischi epici, hanno formato probabilmente le basi musicali dell’album. Amiamo sempre l’eccitante tensione che si crea tra i diversi stili musicali, cosa che è sempre stata un marchio di fabbrica per i Leaves’ Eyes. Personalmente penso che un album dovrebbe sempre rimanere interessante e presentare stati d’animo e sfumature sonore diverse, piuttosto che avere una quantità di canzoni che suonano tutte molto simili. L’esempio perfetto è la title track, “The Last Viking”, che ti porta come un ottovolante attraverso molte atmosfere diverse. L’intera band è molto soddisfatta dell’album e ha contribuito in modo attivo ad esso.

Questo è il secondo disco con Elina Siirala alla voce principale, si è raforzata l’alchimia in studio dal suo debutto con “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina è nella band ormai da più di 4 anni, abbiamo suonato insieme molti spettacoli e tour. Questo ha ovviamente avuto un buon effetto sull’album e sul processo di produzione vocale. Tutto è molto familiare e naturale ora, quindi tutta l’attenzione è stata concentrata sulla musica ed, inoltre, Elina era già coinvolta nella fase iniziale del processo di scrittura dell’album. Penso che abbia fatto un ottimo lavoro con la sua voce potente, operistica e anche molto calda.

Liv era uno dei simboli della band, dopo quattro anni la vostra fanbase ha accettato questo cambiamento epocale?
Tosso: “Fires in the North” e “Sign of the Dragonhead” sono stati album di grande successo. Grazie a questi album abbiamo fatto alcuni dei nostri più grandi concerti e tour degli ultimi anni. Quindi posso dire che il cambiamento è stato accettato e gradito dai fan. Anche i nostri primi due nuovi videoclip per “Dark Love Empress” e “Chain of the Golden Horn” hanno ottenuto molte visualizzazioni in brevissimo tempo. Essendo io stesso un fan del metal, so che il gusto è sempre una cosa individuale. Io e Alex a volte discutiamo quale sia il miglior album degli Slayer e quale il miglior degli Iron Maiden, ahah. Quindi penso che vada benissimo avere un giudizio proprio. Ad alcune persone piace “Reign in Blood” più di “Hell Awaits” e preferiscono Paul Di’Anno invece di Bruce Dickinson. Come band siamo molto felici di essere dove siamo ora e di avere Elina come nostra prima donna, questo è tutto quello che posso dire.

Dopo il blocco per Covid 19 suonerete dal vivo questo album per intero?
Tosso: Questa è una buona domanda e una buona idea. Non sono sicuro se riprenderemo con l’album completo, molti fan chiedono anche dei classici. Ma l’idea è molto buona. Speriamo che la pandemia possa essere sotto controllo presto e che gli spettacoli dal vivo possano tornare.

Sono sempre stato incuriosito della coesistenza dei Leaves’ Eyes con gli Atrocity, come fate a capire se un riff è per una band o per l’altra? E come si può passare da Leaves’ Eyes agli Atrocity e viceversa?
Tosso: La musica di entrambe le band è abbastanza diversa. Gli Atrocity sono radicati nella musica metal estrema, piena di chitarre pesanti ed estreme, batteria e voci. I Leaves’ Eyes hanno un approccio più opulento e più vario con molti elementi diversi e, ovviamente, voci femminili. Anche dal punto di vista dei testi c’è una grande differenza. Quando scrivi la musica devi lasciarti assorbire dall’umore e dall’atmosfera di ogni band. Dal vivo abbiamo anche avuto doppi spettacoli in passato con entrambe le band che si esibivano. Quindi per me l’intro è sempre molto utile per entrare nell’umore giusto per ogni band. Probabilmente è un po’ come se uno scrittore di libri scrivesse in generi diversi come thriller o fantascienza, entrambi possono essere divertenti.
Alex: Per me è sempre molto chiaro per quale band stiamo scrivendo musica o testi. Va più o meno così, con gli Atrocity mi piace scrivere liriche sul mio lato oscuro (mio nonno era originario della Transilvania) e con i Leave’s Eyes il vichingo dentro di me prende vita (mio padre viene dalla zona della saga di Jomsborg)!

Leaves’ Eyes started, a few years ago, a new phase of their history welcoming in their ranks the new singer Elina Siirala instead of Liv Kristine, the historical face of the group. What has not changed is the love for Norse history and mythology, once again in “The Last Viking” (AFM Records) the Vikings become the absolute protagonists, with the last chapter of their gripping saga.

Welcome Alex and Tosso, could we consider this album the third part of the saga begun with “Vinland Saga” (2005) and “King of Kings” (2015)? 
Alex: Well, with Leaves’ Eyes we were and will always be connected with Norse mythology,           medieval topics, powers of nature, legendary landscapes and mystical themes. Actually it’s not a trilogy, but you could see the albums connected. Especially on “Sign of the Dragonhead” is a connection to “King of Kings” but also to “The Last Viking” as the last song “Waves of Euphoria” is already about Norse king Hardrada, the hero of “The Last Viking”. So Die Hard fans of Leaves’ Eyes could also guess were the next journey is going to. With the album we will also release the DVD “Viking Spririt” which is a over 90 min film documentary where you can find out a lot of the fascination of Viking Life style, living history, Norse mythology and connection to the music of Leaves’ Eyes. I guess the Vikings left many significant footprints in a lot of countries that’s probably one of the reasons that legends, traditions and sagas are still alive and people from all over the world falling in love with Viking history. By the way the soundtrack of “Viking Sirit” is also great and       available like the movie on the Artbook edition of the new album!

What’s about the concept?
Alex: I am very excited about the concept of “The Last Viking” and it was great fun to work on it. It deals with the adventures of Hardrada.  I guess you could easily make a big tv show like Game of Thrones out of it, maybe they got even inspired by this saga. We start the album at the moment when Hardrada dies and getting hit by an arrow in his neck at Stamford Bridge in England in the battle for the crown of England. In the last breath his whole life comes back in flashes and we are taking the listeners back into the adventures of the Norse king where he travels through far away countries, had to flee as young man from Norway, fighting for the Rus king and serving the Varangian guard, getting married to a Russian Princess and returning to Norway to become a king. What a story and what an impact to history – after Harald Hardrada’s death in 1066, the Viking age was over.

Who is today, in the modern society, the last viking?
Alex: The plot of the album story is obviously at an epochal turn of the time in history. So it is hard to transfer it in our time right now. You could probably see my friends in the reenactment scene as a kind of  “Last vikings”. We try to keep the viking way of living and its heritage alive, even though we are also part of this modern world. Like mentioned already the “Vikings Spirit” documentary is coming out alongside the new album! There you can dive into modern Viking lifestyle. 

Why are you so attracted from the viking history?
Alex: The viking age and its history and sagas are definitely a huge source of inspiration for me.  I’m also sword fighter in the Viking reenactment scene. I’m doing this for many years, training every week, going to battles to fight and having Viking friends all over the world. The group Jomsborg which I’m part of is the biggest modern Viking army and international group out there based in many countries and several continents.  For me this is a very important part of my life. So this   is something which I surely bring into the lyrical cosmos of Leaves’ Eyes.

I think this is one you your most various and stylistic complete album, are you agree?
Tosso: Thank you very much. For this album we tried more than ever to focus on the songs and work them out exactly in the way it was needed. The focus on this and the experience of having mastered several epic big album productions before, are probably the musical foundation of the album. We always love the exciting tension between many different musical elements, that has always been a Leaves’ Eyes trademark. I personally think an album should always stay interesting and go through different moods and sound colors, rather than having an amount of songs, that sound all very similar. The perfect example for this is the title track “The Last Viking”, which takes you like a      roller coaster through many different atmospheres. The whole band is very happy with the album and contributed to it.

This is the second album with Elina Siirala on lead voice, is changed the alchemy in studio from her debut on “Sign Of The Dragonhead”?
Tosso: Elina is in the band now for more than 4 years, we played a lot of shows and tours together. This had of course a good effect on the album and vocal production process. Everything is very familiar and natural now, so all focus could go into the music and Elina was already involved at an early stage of the album process. I think she did a great job with powerful, operatic and also very warm voice.

Liv was one of the symbol of the band, how, after four years, did your fan base accept this epochal change?
Tosso: “Fires in the north” and “Sign of the dragonhead” were very successful albums. In the course of these album we played some of our biggest shows and tours in the last years. So I can say, the change has been accepted and welcome by the fans. Our first two new videoclips for “Dark Love Empress” and “Chain of the golden Horn” also got a lot of views in very short time. As a metal fan myself, I know that taste is always an individual thing. Me and Alex sometimes argue which is the best Slayer and which the best Iron Maiden album, haha. So I think it is totally fine to have an individual taste. Some people like “Reign in Blood” more than “Hell Awaits” and prefer Paul Di’Anno instead of Bruce Dickinson. As a band we are very happy to be where we are now and have Elina as our f ront lady, that is all I can say.

After the Covid 19 will you play live this album for its entirety live?
Tosso: That is a good question and a good idea. I am not sure if we start with a complete album show, many fans also ask for some classics. But the idea is very good. Let’s hope that the pandemy can be controlled soon and live shows can come back to life again in a proper way.

I was ever curious about the coexistence of Leaves’ Eyes and Atrocity, how do you understand the one riff is for one band o for the other? And how can switch from Leaves’ Eyes to Atrocity and vice versa?
Tosso: The music of both bands is quite different. Atrocity is rooted in extreme metal music, full of heavy, extreme guitars, drums and vocals. Leaves’ Eyes has a  more opulent and wider approach with many different elements and, of course, female vocals. Also lyrically there is a big difference. When writing music you have to let yourself get soaked into the mood and vibe of each band. Live we even had double shows in the past with both bands performing. Then for me the intro is always very helpful to get into the right mood for each band. Probably it is a bit as if a book writer is writing in different genres like a thriller or a science fiction movie, both can be fun.
Alex: For me it is always very clear for which band we are writing music or lyrics. Keep it that way, in Atrocity I love to write lyrics about the dark side (my grandfather was from Transilvania) and with Leaves’ Eyes the Viking inside myself comes to life (my father comes from the area of the Jomsborg saga) haha.

Redemption – Bright colors

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

“Alive in Color” (AFM Records) è la testimonianza live rilasciata dai Redemption in questa stagione di blocco dei concerti. Tra i colori vivaci degli americani non mancano quelli del “tricolore”: il verde, il bianco e il rosso vengono rappresentati dal nostro portabandiera Simone Mularoni (DGM). Di questo e di molto altro abbiamo parlato con un disponibilissimo Nick Van Dyk.

Benvenuto su Il Raglio del Mulo, quest’album era programmato prima del blocco dei live o l’idea è nata dopo come regalo per i vostri fan?
Grazie per avermi intervistato: è fantastico “parlare” con te. Il Progpower ci ha dato sempre l’opportunità di fare cose che sono difficili da realizzare per una band piccola. Abbiamo fan molto appassionati, ma non ce ne saranno mai mille ogni volta che suoniamo da soli. Pochissime band negli Stati Uniti possono farlo in questi giorni. Quindi essere in un posto con così tanti fan ci dà un’energia e, ovviamente, la possibilità di sfruttare un grande palco e il supporto di una troupe straordinaria. Quindi sapevo che avevamo l’opportunità di fare qualcosa di speciale e, una volta che abbiamo deciso che Ray, Chris Poland e Simone si sarebbero esibiti tutti con noi, mi sono convinto che avrei dovuto registrare lo spettacolo per i fan, e francamente anche per la band, perché sarebbe stata una serata speciale.

Cosa ricordi, in paricolare, del feeling con il pubblico durante il vostro spettacolo al ProgPower USA festival 2008?
È sempre un piacere e un privilegio suonare al Progpower. È il posto migliore in cui qualsiasi band prog metal può suonare negli Stati Uniti e i fan sono fantastici. Quello che ricordo di più del 2008 è che eravamo appena tornati dal tour con i Dream Theater e avevamo fatto 30 spettacoli e potevamo suonare quel set perfettamente anche dormendo. Non siamo una band che suona 200 date all’anno. Avere 30 spettacoli alle spalle ci ha dato un grado di fiducia che è difficile da raggiungere, anche se so che siamo dei bravi musicisti e stiamo bene insieme. Ma mi sentivo che quella performance sarebbe stata impeccabile, sapevo che non ci sarebbe stata una singola nota sbagliata e che la band avrebbe suonato super concentrata. Sono molto orgoglioso di quella esecuzione.

Pensi che quel concerto sia stato il momento clou della tua carriera live?
È certamente uno di questi. Abbiamo avuto altri momenti speciali: uno spettacolo da headliner tutto esaurito a Essen con i fan più rumorosi con cui mi sia mai esibito, tutti a cantare i testi delle mie canzoni, e abbiamo incontrato una coppia che aveva guidato per centinaia di chilometri per incontrarci e che indossava dei braccialetti con i miei testi incisi. È stato davvero speciale. Quando abbiamo aperto per i Dream Theater a Toronto, abbiamo suonato alcuni secondi di “YYZ” (i Rush sono sempre stati una delle mie band preferite) inseriti in una pausa di una delle nostre canzoni e il pubblico è subito impazzito, il che mi è sembrato davvero fantastico. Ma sì, questo concerto è stato un momento piuttosto speciale. Penso che gli spettatori e i fan siano d’accordo!

La track list contiene la cover di “Peace Sell” dei Megadeth suonata per la prima volta dopo 20 anni da Chris Poland, come nasce l’idea di questo tributo alla band di Dave Mustaine?
Sapevo che volevamo fare tutto il possibile per questa uscita, coinvolgendo Simone, che si è unito a noi, e Ray che ha fatto una visita a sorpresa. Chris ha suonato nei nostri ultimi due CD. È un musicista unico e talentuoso ed è stato sempre gentile e rispettoso nei confronti della nostra musica tanto che ho chiesto la sua disponibilità a venire ad Atlanta per lo spettacolo. È un tipo un po’ casalingo e non viaggia molto, ma ha detto che sarebbe stato lì, e ho pensato che dovevo almeno chiedergli se avrebbe preso in considerazione l’idea di suonare “Peace Sells”. Sapevo che la folla sarebbe impazzita, e poi francamente quante volte avrò la possibilità di suonare “Peace Sell”s sul palco con Chris Poland? Così ho chiesto, e lui ha detto che era d’accordo. Era la prima volta che suonava quella canzone sul palco dal suo tour con i Damn the Machine nel 1994 o qualcosa del genere, quindi la prima volta in quasi 25 anni. È stato così divertente e un momento davvero surreale per me.

In questo album c’è un tocco di Italia, una chitarra è stata suonata dall’italiano Simone Mularoni, che mi racconti di questa collaborazione?
Sono molto fortunato che Simone sia un amico, e siamo molto contenti che sia uno dei nostri. È uno dei chitarristi più talentuosi al mondo, inoltre è un eccellente ingegnere in fase di missaggio e mastering e ha un orecchio eccezionale. In più, è una persona fantastica. Non vediamo l’ora di continuare a lavorare con lui.

Questo box contiene DVD o Blu-Ray più 2 Cd, di solito preferisci l’esperienza audio o quella video?
Mi piacciono molto gli album dal vivo dal punto di vista dell’ascolto, ma penso che il video aggiunga davvero molto all’esperienza. Per questo era importante per me assicurarmi che ottenessimo un ottimo impatto visivo grazie alla illuminazione da noi progettata invece che solo da quella, se pur ottima, trovata in loco. Abbiamo portato i nostri tecnici e abbiamo usato quante più telecamere possibili. Penso che sia un’esperienza più coinvolgente sedersi in una stanza buia con uno schermo di buone dimensioni e lasciarsi trasportare come se si fosse lì. Questo è davvero quello che abbiamo cercato di fare con questo pacchetto, in tutto, dal filmato dietro le quinte alla scelta degli angoli di ripresa.

Qual è la canzone che ami suonare dal vivo?
Quasi tutte sono divertenti da suonare. Ad essere onesti, adoro quelle un po’ più brevi perché tendono a essere più concentrate e un po’ più facili da eseguire e ci consentono di “lasciarci andare” un po’ di più sul palco. Ma anche se è una canzone molto impegnativa da suonare, e ancora più impegnativa da suonare bene, penso che “Black and White World” sia probabilmente la mia canzone preferita.

Come scegli le canzoni per la vostra scaletta?
È sempre un po’ una sfida perché ora abbiamo sette album alle spalle e anche perché molte delle nostre canzoni sono lunghe. Sono sicuro che molti dei nostri fan vorrebbero sentirci suonare “Sapphire” da “The Fullness of Time”, ma è una canzone lunga 16 minuti e sarebbe un po’ irresponsabile da parte nostra spendere il 20% del nostro spettacolo per una singola traccia. Ovviamente quando abbiamo progettato questo set, abbiamo dovuto tenere in considerazione il nostro catalogo ma anche il fatto che Tom si fosse unito a noi da poco. Tom aveva ovviamente più familiarità con le canzoni che ha provato e registrato con noi per il nostro ultimo album in studio (“Long Night’s Journey into Day”, il primo con noi), quindi ha preferito farne il maggior numero possibile: non lo biasimo perché voleva lasciare una buona impressione. Ricordo che quando sono andato a vedere il tour di “Heaven & Hell”, in cui Dio ha preso il posto di Ozzy , ho notato che metà della loro scaletta proveniva da “Heaven & Hell” e metà era materiale Ozzy: quella era la nostra linea guida. Non è stato poi così difficile una volta che abbiamo elaborato l’approccio generale – ci sono alcune canzoni che sappiamo di dover includere (o almeno che vogliamo fare assolutamente), inoltre non abbiamo mai avuto la possibilità di suonare quelle di “Art di Loss”, perché ci siamo separati da Ray poco dopo la sua pubblicazione, quindi volevo fare almeno alcune di quelle tracce.

“Alive in Color” è il vostro primo album per AFM Records, ce ne sarà anche uno in studio per l’etichetta tedesca o l’accordo si è concluso con questo live?
Sono molto lieto di annunciare che questo è solo l’inizio del nostro rapporto con l’AFM e che faremo un nuovo album in studio insieme. È stato fantastico relazionarci con loro: persone molto professionali e di grande integrità: siamo veramente felici, anche se devo ammettere che tutte le nostre etichette sono state fantastiche.

Cosa ne pensi del boxset “Discovering Redemption” pubblicato dalla InsideOut Music?
Tutto ciò che aiuta le persone a scoprirci è cosa buona! I tipi di InsideOut sono persone molto gentili e credo che non abbiano voluto farsi sfuggire la possibilità pubblicare altra nostro materiale mentre l’accordo di distribuzione con loro stava volgendo al termine. Molte etichette probabilmente avrebbero lasciato semplicemente morire i diritti: sono felice che la InsideOut abbia ritenuto che fosse una buona idea per entrambi avere un altro prodotto fuori!

“Alive in Color” (AFM Records) is the live testimony released by Redemption in this concerts block season. Among the bright colors of the Americans there are those of the “tricolore”: green, white and red are represented by our standard-bearer Simone Mularoni (DGM). We talked about this and much more with a very kind Nick Van Dyk.

Welcome on Il Raglio del Mulo, was this album scheduled before the live shows stop or the idea was born after as gift for your fan?
Thank you for interviewing me – it’s great to be “speaking” with you. Progpower gives us the opportunity to do things that are difficult for a smaller band to do. We have very passionate fans, but there aren’t going to be a thousand of them every time we play on our own. Very few bands in the US can do that these days. So to be in a room with that many fans gives us an energy, and of course we have a great stage and the support of an amazing crew. So I knew we had the opportunity to do something special, and once we decided to have Ray and Chris Poland and Simone all perform with us and arrange that happening, I knew I’d want to record the show for the fans, and frankly for the band as well – it’s a special evening.

What do you remember about the feeling with the audience during your show at ProgPower USA festival 2008?
It is always a pleasure and a privilege to play Progpower. It’s the best place for any prog metal band to play in the US, and the fans are fantastic. What I remember most about 2008 is that we’d just come off tour with Dream Theater and had done 30 shows and we could play that show perfectly in our sleep. We’re not a band that plays 200 dates a year. To have 30 shows under our belt gave us a degree of confidence that is hard to achieve, even though I know we’re good musicians and we gel well together. But I felt like that performance was untouchable – I knew there wouldn’t be a single wrong note and the band would play super locked in. I’m very proud of that performance.

Do you think that concert is the highlight of your live career?
It’s certainly one of them. We have some other special moments – we had one amazing sold out headlining show in Essen with the loudest fans I’ve played in front of singing my song lyrics, and met a couple that had driven hundreds of kilometers to meet us and who had matching bracelets with my lyrics inscribed in them. That was pretty special. When we opened for Dream Theater in Toronto, we played a few seconds of “YYZ” (Rush has always been one of my favorite bands) inserted into a break in one of our songs and the crowd immediately went nuts, which I thought was really cool. But yes, this concert is a pretty special moment. I think the viewers and fans will agree!

The track list contains the cover of “Peace Sell” by Megadeth played for the first time after 20 years by Chris Poland, how is born the idea of this tribute to the Dave Mustaine’s band?
I knew that we wanted to pull out all the stops for this release, including Simone joining us and Ray making a surprise visit. Chris has played on our last two CDs. He is such a unique and talented player and he has been so gracious and complimentary about our music that I knew I wanted to at least see if he would be open to coming to Atlanta for the show. He’s a bit of a homebody and doesn’t travel all that many but he said he’d be up for it, and I figured I had to at least ask if he would consider playing “Peace Sells” because I knew the crowd would go nuts, and because frankly how many times am I going to get the chance to play “Peace Sells” on stage with Chris Poland? So I asked, and he said he was up for it. It was the first time he’d played that song on stage since his tour when he was in Damn the Machine back in like 1994 or something, so the first time in almost 25 years. It was so fun and really a surreal moment for me.

In this album there is a touch of Italy, one guitar was played by the Italian guitarist Simone Mularoni, what’s about this collaboration?
I’m so very lucky that Simone is a friend, and we are very lucky a a band that he is so involved with us. He’s one of the most talented guitarists in the world, plus he’s an excellent mixing and mastering engineer, plus he has a tremendous ear, plus he’s a fantastic person. We look forward to continuing to work with him.

This boxset contains DVD or Blu-Ray plus 2 Cds, usually do you prefer the audio experience or the video one?
I really do enjoy live albums from a listening standpoint, but I think the video really adds a lot to the expeience. That’s what it was important for me to make sure we had a lot going on visually, and we had our own designed lighting instead of just the very good house lighting person, and we brought our guests along, and we used as many cameras as we did. I think it is a more engaging experience to sit back in a dark room with a good sized screen and sit back and transport yourself to being there. That’s really what we tried to do with this package, in everything from the behing-the-scenes footage to the choice of camera angles.

Which is the song you love to play live?
Almost all of them are fun to play. To be honest, I love the ones that are a little shorter because they tend to be focused and a little easier to rehearse and it allows us to “let go” a bit more on stage. But even though it’s a very challenging song to play, and even more challenging to play well, I think “Black and White World” is probably my favorite song to play.

How do you choose the songs for you setlist?
It’s always a little bit of a challenge because we have seven albums out now, and also because many of our songs are long. I’m sure many of our fans would like to hear us play “Sapphire from The Fullness of Time”, but that’s a 16 minute long song and it would be a little irresponsible of us to spend 20% of our set on a single song. Of course when we planned this set, we had to take into account our catalog but also the fact that we have had Tom join us. Tom was obviously more familiar with the songs that he rehearsed and recorded with us for our last studio effort (“Long Night’s Journey into Day”, his first with us) so he favored doing as many of those as possible and I don’t blame him for wanting to make his own mark with us. I remember going back to the “Heaven & Hell” tour where Dio took over from Ozzy and I noted that half their setlist was from “Heaven & Hell” and half of it was Ozzy material, so that was our guideline. It wasn’t really that hard once we worked out the overall approach – there are some songs that we know we have to include (or at least that we definitely want to), and we didn’t have a chance to play out on “Art of Loss” because we had to part ways with Ray shortly after its release so I wanted to at least do one track from that.

Alive in Color” is your first release for AFM Records, will be a new studio full-length for the German label or is just a deal for this live album?
I’m very pleased to say that this is just the beginning of our relationship with AFM and we will be doing a new studio album for them. They have been great to deal with – very professional, and high integrity people. We’re thankful to be working with them (I want to say that all of our labels have been great).

What do you about the boxset “Discovering Redemption” by InsideOut Music?
Anything that helps people discover us is good! InsideOut are very good people and I think they had an opportunity to put one more release out as our distribution deal with them was coming to an end. Many labels would probably just let the rights die off; I’m happy that InsideOut felt it was a good idea for both of us to have another product out there.

Onslaught – I bambini dell’Anticristo

Un orgoglioso Nige Rockett ci ha parlato del nuovo album dei suoi Onslaught, “Generation Antichrist” (AFM Records), senza dimenticare di reclamare il proprio ruolo di prime mover del movimento thrash internazionale. Siamo certi che gli inglesi con questa nuova opera sapranno conquistare nuovi fan anche tra le fila della generazione dell’Anticristo.

Benvenuto Nige, sei nella band dal primo demo, quindi nessuno come te può dirmi come si posizione il nuovo “Generation Antichrist” all’interno della discografia degli Onslaught…
Ciao grazie, come te la passi.? Spero che tu stia bene in questo strano momento. Sì, la nostra è sicuramente una lunga storia e il tempo è passato rapidamente: per me “Generation Antichrist” è proprio lì tra i nostri migliori “assalti”. Senza alcun dubbio è il mio album preferito, perché ha un feeling vecchia scuola ma con una brutalità moderna che è necessaria nella scena musicale di oggi. Siamo tornati alle nostre origini e alle nostre prime influenze, abbiamo addotto un approccio crudo e più semplicistico per il songwriting e in fase di registrazione ha funzionato tutto incredibilmente bene. Le persone stanno impazzendo per il nostro nuovo materiale e per come suona.

È questa la generazione dell’Anticristo citata nel titolo?
Sì, è sicuramente questa. Il cristianesimo sta perdendo potere e influenza in questa epoca moderna e credo tra 50 – 60 anni la religione come la intendiamo noi cesserà di esistere. Guardo i miei figli e i loro amici, non hanno alcun interesse per la religione, non hanno mai preso una bibbia, non hanno mai detto una preghiera, non sono istruiti a riguardo, per loro non significa nulla: sono la generazione dell’Anticristo.

Ti andrebbe di presentare i nuovi membri?
La lineup assalto del 2020 è Dave Garnett – Voce, Nige Rockett – Chitarra, Wayne Dorman – Chitarra, Jeff Williams – Basso e James Perry – Batteria. Colgo l’occasione per dare il benvenuto al nostro nuovo cantante “Dave Garnett” che ha ammirevolmente preso il posto lasciato libero in un momento delicato da Sy Keeler. Dave si è trovato con poco preavviso a dover registrare la voce per “Generation Antichrist” e ha fatto una performance incredibile, ha portato l’album a un livello di aggressività superiore, regalando nuova energia al suono degli Onslaught.

Effettivamente la sua voce mi ricorda quella di Chuck Billy, penso che dia alla vostra musica un tocco Testament, che ne pensi?
No, non la penso come te: gli Onslaught si sono formati qualche tempo prima dei Testament, e non ci lasciamo influenzare da band che hanno effettivamente seguito le nostre orme. Chuck è sicuramente un grande cantante e lo stesso vale per Dave, ma per me hanno stili diversi e a sé stanti, penso che Chuck sia più melodico mentre Dave ha un approccio molto più aggressivo.

A proposito di aggressività, il nuovo album è brutale e violento, dove trovi dopo 40 anni di carriera la forza di scrivere grandi canzoni thrash?
Grazie! Adoro creare musica aggressiva. Il mondo che ci circonda in questo momento certamente mi dà l’ispirazione per essere costantemente arrabbiato e la musica è il modo migliore per esprimere i miei sentimenti. Ogni anno sembra esserci un nuovo problema che dobbiamo affrontare nelle nostre vite. Più invecchio e più divento più arrabbiato, quindi gli Onslaught raggiungeranno livelli più alti di brutalità con i prossimi dischi.

“A Perfect Day to Die” è uscito come singolo nel 2019, ma nell’album la troviamo in una versione differente, come mai?
“A Perfect Day to Die” è stato il primo singolo ad essere pubblicato dal nuovo album e quella registrazione presentava la voce di Keeler, quindi quando Sy è andato via e Dave si è unito agli Onslaught, abbiamo semplicemente ri-registrato la voce per creare la nuova versione. Non potevamo avere due cantanti diversi sull’album, avrebbe reso il lavoro meno omogeneo. Dave ha veramente fatto un ottimo lavoro.

A chi ti riferisci quando parli di “Addicted to the Smell of Death”?
Questa canzone parla di un serial killer americano chiamato “H H Holmes”, si presume che abbia commesso 200 omicidi. Si dice che Holmes abbia prima scarnificato e poi sezionato le vittime, per poi bruciare i corpi in una fornace!

Direi di tornare ad avvenimenti più sereni, ricordi il tuo spettacolo a Bari del 2008?
Sì, certo! Credo di poter ricordare ogni singolo spettacolo in Italia, quello del 2008 si è tenuto al “Target Club”, se non erro. Bari è davvero un bel posto e ci piacerebbe molto tornare, ma credo che il Target sia chiuso ora. Magari c’è un nuovo locale che potrebbe ospitarci: ogni volta e ovunque in Italia accade sempre qualcosa di buono per Onslaught!

U.D.O. – Sinfonia metallica

Il metal che flirta con la classica non è una novità, su questo non ci piove. Però fa sempre piacere poter ascoltare dei brani nati dall’unione di intenti di musicisti con estrazioni differenti, perché “We Are One” (AFM Records) non è il solito disco di reinterpretazioni in chiave orchestrale di vecchi classici, ma una raccolta di pezzi nuovi che hanno visto lavorare fianco a fianco gli U.D.O. con il direttore Christoph Scheibling e ben due arrangiatori, Guido Rennert e Alexander Reuber. A parlarcene è il figlio di Udo Dirkschneider, senonché batterista della band teutonica, Sven.

Benvenuto Sven, quando è nata l’idea dell’album orchestrale?
Ehi Giuseppe, grazie per avermi contattato! Proverò a farla breve … ahah! Abbiamo suonato il nostro primo spettacolo con questa orchestra al Wacken Open Air nel 2015. Tutti sono rimasti colpiti dalla reazione del pubblico e dall’energia e dalle emozioni che stavano scaturendo dal palco. È stato sicuramente uno dei momenti salienti della mia carriera e penso di poter parlare anche a nome degli altri ragazzi della band. Qualche mese dopo, abbiamo avuto l’idea di fare un altro spettacolo insieme, ma questa volta volevamo che fossero ben due ore di show. Come puoi immaginare, il tempo a disposizione durante il Wacken è limitato, nel nostro caso avevamo avuto solo 75 minuti a disposizione. Detto fatto: ci siamo esibiti insieme a Elspe in Germania nel 2018 davanti a quasi 4000 persone e di nuovo l’atmosfera è stata fantastica! Dopo questo spettacolo, abbiamo bevuto un paio di drink insieme ai ragazzi dell’orchestra e abbiamo tenuto delle piacevoli chiacchierate. Ci siamo detti: vi immaginate che bello sarebbe fare un album insieme? E tutti ci siamo risposti: diavolo, sì! E poi: sarebbe più bello scrivere delle canzoni insieme e non solo ri-arrangiare materiale già esistente! Una sorta di plebiscito, tutti eravamo concordi che fosse un’idea fantastica e l’abbiamo realizzata.

Siamo partiti, però, da un momento successivo, la vostra esibizione al W:O:A:, ma come siete entrati in contatto con la Musikkorps der Bundeswehr (l’orchestra delle forze armate tedesche)?
In realtà ci hanno contattato. Gli U.D.O. già nel 2013 avevano suonato in uno spettacolo con la Navy Orchestra delle forze armate tedesche. Abbiamo anche registrato un DVD, “Navy Metal Night”. Poco tempo dopo questo spettacolo l’orchestra di Wilhelmshaven in Germania è stata sciolta. Più o meno un anno dopo, la banda delle forze armate tedesche ci ha contattato e ci ha chiesto se avessimo voluto continuare il viaggio con loro. E così è stato: siamo andati alla grande e abbiamo suonato al Wacken!

Quanto è stato difficile far sposare il vostro metal con la musica da orchestra?
Non è stato così difficile come si potrebbe pensare… Abbiamo avuto circa una tarentina idee di canzoni per questo album e, dopo diversi incontri con il direttore Christoph Scheibling e i due arrangiatori, Guido Rennert e Alexander Reuber, abbiamo fatto una cernita. Butate giù le versioni demo, siamo passati ad organizzare le parti d’orchestra. Hanno fatto un lavoro fantastico! Quando abbiamo ascoltato i primi loro arrangiamenti, ci siamo trovati innanzi esattamente a quello avevamo desiderato che fosse il risultato finale! Ovviamente, ci sono satti molti dettagli da limare ed è stato necessario quasi un anno per scrivere e registrare tutto, ma l’intero processo è stato molto divertente!

Che tu sappia, Udo ha cambiato la sua tecnica vocale per questo album?
Ad essere sincero, non credo proprio! Non posso parlare per lui, ma personalmente ritengo che abbia cantato come sempre!

Almeno all’esterno, il mondo della classica appare alquanto snob, sopratutto nei confronti di un genere come il metal: invece, dalle tue parole, mi pare di capire che non sia andata affatto male dal punto di vista umano con i 60 musicisti dell’orchestra, no?
Posso sicuramente negare in modo categorico lo snobbismo! Sono tutte persone molto simpatiche e amichevoli e ci siamo divertiti tanto insieme al Wacken, all’Elspe e durante il processo di creazione di questo album. Sono tutti musicisti di alto livello e tutti ardono di passione per la musica! Abbiamo anche trascorso dei bei momenti nei bar dell’hotel…

Tornando al Wacken e all’Elspe, quanto sarebbe stato importante oggi a livello simbolico, durante lo stop parziale imposto dal Covid, pubblicare un album dal vivo con l’orchestra?
Secondo me, anche questo album contuene un messaggio speciale, soprattutto in questi tempi folli: Siamo “uno” e “noi” dovremmo agire come “uno” e “noi” dovremmo aiutarci a vicenda e non ucciderci a vicenda! Sarebbe stato fantastico presentare questo album a questa edizione del Wacken Open Air, ma sfortunatamente non sarà possibile. Posso già dirti che siamo stati confermati per il WOA 2021 e neon vediamo l’ora di poter suonare di nuovo dal vivo!

Mettiamo da parte il nuovo album e passiamo alla tua sfera personale: Sven, durante la tua infanzia hai fatto qualche tour con tuo padre? Hai particolari esperienze o ricordi da raccontare?
Non sono mai andato propriamente in tournée con lui quando ero un bambino. Certo durante le vacanze scolastiche, io, mia sorella e mia mamma, abbiamo viaggiato il più possibile con lui! Sono andato a molti grandi concerti da bambino e ho incontrato molte persone fantastiche! Ricordo che stavamo andando a uno show dei Motörhead a Düsseldorf, dovevo aver avuto 10 anni o qualcosa del genere, mi sono imbattuto nel drumkit di Mikkey Dee, durante l’intero concerto mi sono piazzato là dietro e mi sono goduto la sua prestazione. È un gran bel ricordo per me!

Magari è stato in quel momento che hai deciso di diventate un batterista e non un cantante?
In realtà, è successo tutto in modo naturale. Quando avevo cinque anni ho avuto in regalo per natale una piccola chitarra e alcuni bonghi: ovviamente mi sono fiondato sui bonghi. Ricordo che quel giorno a casa mia c’era l’ex bassista Fitty Wienhold, si è messo a suonare qualcosa con la chitarra che avevo appena ricevuto in dono – c’è anche suo video, credo – io ho iniziato a contare 1,2,3,4 in tedesco e mi sono messo a colpire i bonghi. In qualche modo, sono anche andato a tempo! Da quel momento in poi è stato chiaro per i miei genitori che mi sarei messo a suonare la batteria. Ho iniziato a prendere lezioni all’età di cinque anni. Oggi canto parecchio, ci sono un sacco di mie linee vocali nei lavori degli U.D.O. e nei live. Abbiamo anche fatto un duetto vocale insieme su “We Are One”. Ricorco che la abbiamo cantato insieme per la prima volta su “Here We Go Again”.

È difficile lavorare con tuo padre?
Assolutamente no! È un padre molto simpatico ed è anche un grande amico! Passiamo dei bei momenti insieme ed è molto divertente esibirsi con lui sul palco!

Il mio concerto preferito per band e orchestra è “Live with the Edmonton Symphony Orchestra” dei Procol Harum, qual è il tuo?
Penso che sia quello Deep Purple con la Royal Philharmonic Orchestra del 1969.

Finito l’approfondimento sulla tua vita personale, tornerei in conclusione nuovamente all’album: nella storia della musica ci sono un sacco di album metal con orchestra, c’è qualcosa che differenzia questa vostra uscita da quelle degli altri?
Penso che la differenza principale sia che questa musica è stata scritta insieme all’orchestra e non abbiamo riversato su disco materiale già esistente con arrangiamenti classici. Molte band, specialmente nel metal, hanno lavorato insieme con un’orchestra ma il più delle volte con un’orchestra sinfonica per archi e non con una sinfonica di ottoni. Questo lo rende molto speciale. Anche l’orchestra di archi è fantastica, non fraintendetemi, ma rende la musica più “morbida” per la maggior parte del tempo. Un’orchestra di ottoni rende la nostra musica ancora più forte e più potente. La rende ancora più heavy metal. Letteralmente.