Hierophant – Mortem aeternam

Probabilmente gli Hierophant c’hanno impiegato più del previsto per dare un successore a “Mass Grave”, però dalle parole di Fabio Carretti appare subito chiaro che l’attesa non è stata vana, i ravennati, infatti, sono pienamente soddisfatti di “Death Siege” (Season of Mist). E noi non possiamo che condividere questa opinione…

Benvenuto Fabio, “Death Siege”, il vostro quinto full-length uscirà il 26 agosto. Ho letto una dichiarazione di Lorenzo che dice che si tratta del miglior disco degli Hierophant. Cos’ha di più questo disco rispetto ai suoi predecessori?
Ciao Giuseppe. Che dire, non posso che essere d’accordo con Lorenzo: “Death Siege” è il frutto di un’evoluzione durata anni, ed è esattamente il disco che avevamo in testa e volevamo fare da tempo. Se gli ultimi due anni non fossero stati così, sarebbe arrivato molto prima.

Quando avete iniziato a lavorare sui brani avevate già un’idea di massima sul risultato finale?
Assolutamente sì, siamo partiti da un mood (total chaos), che ci ha guidati durante la stesura dei brani. Ad oggi, dopo mesi e mesi di ascolti, personalmente non cambierei una virgola.

In qualche modo avete cambiato il vostro modo comporre e registrare in questa occasione?
Nostro malgrado, sì. Il piano era di metterci a testa bassa sul disco nuovo a inizio 2020, per farlo uscire idealmente appena dopo l’estate ed iniziare la promozione con tour invernali e fest estivi dell’anno successivo, ma ovviamente non è stato possibile. La scrittura dei pezzi è avvenuta al 100% da remoto, ci siamo dovuti far andare bene un qualcosa che non ci appartiene, ma se non c’è soluzione non c’è neanche problema. Il disco andava fatto, e così è stato.

L’EP “Spawned Abortions” in qualche modo vi è servito come “palestra” per “Death Siege”?
Beh sì, ricollegandomi al discorso delle tempistiche fatto sopra, già nel 2018 – anno di uscita del 7″ “Spawned Abortions” – era molto chiaro dove eravamo diretti. Credo che “Death Siege” sia un’evoluzione molto naturale di quello che il sopracitato singolo aveva preannunciato.

Gli avvenimenti nefasti in questi ultimi anni non sono mancati, la pandemia e il ritorno della guerra sul territorio europeo sono solo alcuni degli aspetti che hanno condizionato la nostra vita ultimamente. A livello lirico queste vicissitudini vi hanno influenzato in qualche modo?
Avendo scritto io tutti i testi, credo di poterti rispondere in modo piuttosto esaustivo: no, in nessun modo. Volevamo trasmettere questo tipo di emozioni anche prima, anche perché il disco è pronto già da diverso tempo. Sicuramente gli ultimi due anni non ci hanno fatto cambiare idea, anzi.

Mi pare che in questa occasione avete scelto un approccio grafico differente, almeno per la copertina. Chi è l’autore della cover e cosa significa?
Corretto. Abbiamo voluto dare un taglio più evocativo ed oscuro agli artwork che accompagneranno tutto il periodo di “Death Siege”. L’autore è Abomination Hammer (IG: @abomination.malleo) e in realtà non c’è tanto da dire sul processo creativo dietro all’artwork; chiunque abbia lavorato con degli artisti di talento potrà confermati che il modo migliore per ottenere un risultato eccelso sia comunicare un mood, stabilire qualche idea a grandi linee, e lasciare piena libertà.

Il vostro precedente album, “Mass Grave”, è uscito per Season of Mist, il passaggio a una grande etichetta ha in qualche modo favorito la vostra crescita e la vostra notorietà?
Molte persone hanno un’idea piuttosto sbagliata e lontana dalla realtà riguardo le case discografiche. La label si occupa della produzione, promozione e distribuzione del disco; tutto quello che viene dopo come ad esempio tour, festival o qualsiasi tipo di altra attività relativa alla band è responsabilità di quest’ultima.

Al di là della presenza di un etichetta più o meno influente alle spalle, quanto conta poter girare per poter promuovere un disco e quanto i blocchi dovuti alla pandemia vi hanno danneggiato da questo punto di vista?
Suonare nelle giuste situazioni è l’unica cosa che realmente conta, e non poterlo fare per due anni è stato a dir poco devastante. Come dicevo nella domanda precedente, l’etichetta è piuttosto ininfluente al fine di trovare buoni ingaggi, ma è un discorso generale e ovviamente non legato alla nostra situazione nel dettaglio. Season of Mist sta lavorando molto bene su “Death Siege”, siamo contenti di come stiano andando le cose per ora.

Quali brani di “Death Siege” proporrete dal vivo nelle prossime date?
Se il tempo del set lo permetterà, tutti.




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