Voivod – Synchro anarchy

Grande attesa per venerdì 9 dicembre al Demodè Club di Bari, arrivano i canadesi Voivod, band seminale nel mondo del thrash metal sperimentale, con una carriera ormai quarantennale, iniziata ufficialmente nel 1984 con l’album “War and pain”, pubblicando successivamente una serie di dischi fondamentali per il genere tra cui “Dimension Hatröss” e “Nothingface”, rispettivamente del 1988 e del 1989. Nel 2022 pubblicano il loro quindicesimo album in studio “Synchro Anarchy” e da poco hanno dato alle stampe un EP dedicato alla serie televisiva giapponese “Ultraman”. Sul palco del Demodè venerdì a partire dalle ore 21 in attesa del grande show dei Voivod avremo sul palco due tra le band più note del panorama metal nostrano, i Dewfall e i Cruentus.

I primi sono pronti a festeggiare i vent’anni di carriera il prossimo anno, Flavio Paterno, chitarrista della band, ci dice orgoglioso:
I Dewfall nel 2023 si apprestano a celebrare la seconda decade di militanza nel vasto panorama del metal e se mi avessero chiesto nel lontano 2003 se ancora oggi avrei visto la band tenere banco in un orizzonte temporale così lungo, senza indugi avrei risposto di sì, perché come tutti siamo partiti con la voglia e il sogno di suonare la nostra musica preferita su di un palco. Oggi siamo il risultato di quello che siamo riusciti a sognare insieme nonostante sia rimasto l’unico della band originale. Abbiamo esordito nel 2003 con l’EP “Legacy of Souls” con Valerio Lorè al basso e Giuseppe Carnimeo alla chitarra, per poi firmare il primo full lenght “V.I.T.R.I.O.L.” nel 2009. Oggi la band è il risultato di un’evoluzione naturale di un progetto musicale che si è nutrito dei vari interpreti che si sono avvicendati nel tempo, fino all’arrivo nel 2011 di Vittorio Bilanzuolo alla voce, Niko Lucarelli alla chitarra, Saverio Fiore al basso e Ambrogio Locardo alla batteria. Nel 2013 abbiamo pubblicato un altro EP “Painful Death Lake” e nel 2018 il secondo album “Hermeticus”, un personale tributo simbolico al mito occulto ed esoterico di Federico II di Hohenstaufen, Puer Apuliae per antonomasia. Sarà proprio questo lavoro il protagonista del live-set che proporremo venerdì allo show di supporto ai Voivod, dove confermeremo la line-up che vede Nico Lassandro affiancarmi, ormai da un po’, alle sei corde e con la quale stiamo ultimando un fine tuning sul nuovo disco, un “codex” che sta emergendo ancora più oscuro negli intenti e nelle sonorità con un songwriting veloce, minimalista e progressivo al tempo stesso le cui tematiche attingono da raccolte di leggende, romanzi e trattati su luoghi, personaggi ed epoche narranti la tradizione storico-culturale della nostra terra.

A seguire i Cruentus, band ancora più longeva, Antonello Maggi ci racconta in breve la storia della sua band:
Attivi dal 1989, i Cruentus sono sempre rimasti fedeli alla vecchia scuola thrash-death metal, ma sapientemente mescolata con le più disparate influenze, dall’hardcore-punk al prog rock di matrice ’70, e rivisitata con sperimentazioni e strumenti non convenzionali per il genere (tastiere, sintetizzatori, percussioni, fiati, etc.). Nel 1996 arriva il debutto discografico con “In Myself”, per molti divenuto un cult e ancora distribuito in tutto il mondo attraverso canali web. Per il trentennale, nel 2019 abbiamo pubblicato l’album “Fake”, che ottiene un buon riscontro di critica e pubblico, da cui è tratto il primo singolo “Everspace”. Come band prediligiamo la dimensione live, che ci ha portato a calcare e condividere centinaia di palchi in Italia e all’estero con nomi prestigiosi del panorama metal mondiale (Coroner, Entombed, Arch Enemy, Flotsam & Jetsam, Destruction, Necrodeath, Sadist, Dew Scented, etc.), e l’apertura per i Voivod, band ispiratrice per i Cruentus, è la migliore occasione per testare questa nostra attitudine. In cantiere abbiamo un nuovo album dalle coordinate ‘cruente’, la cui uscita verrà annunciata nel 2023.

Alle 22.50, dopo l’esibizione delle due band baresi, è prevista quella dei Voivod, per l’ultima delle loro quattro date italiane, in attesa del concerto abbiamo intervistato il loro chitarrista, Daniel Mongrain, meglio conosciuto come Chewy.

Come è cambiata la scena metal negli ultimi vent’anni?
La scena metal è in continua esplosione. Si sono creati tanti sottogeneri che sono diventati come il jazz con tutte le loro diverse estetiche, epoche e attitudini. E non sembra affatto rallentare, per cui lo trovo molto stimolante.

Come è stato ritornare a suonare dopo due anni di chiusura e cosa ne pensi delle restrizioni che abbiamo dovuto vivere nel mondo e nel vostro paese?
Siamo molto felici di essere tornati sui palcoscenici, di certo non sapevamo quando e come sarebbe andata a finire, le restrizioni sono state qualcosa a cui ci siamo dovuti adattare, ma ci siamo mantenuti attivi in maniera differente, realizzando spettacoli in streaming, scrivendo musica. Ci siamo tenuti occupati e l’abbiamo presa come una sfida creativa, abbiamo imparato a lavorare insieme a distanza e a utilizzare la tecnologia come un ottimo strumento per creare. Probabilmente viviamo nella migliore era della comunicazione per poter far sì che funzionasse anche durante una pandemia, l’umanità non aveva un lusso tale nel 19° secolo. Ti adatti e trovi la tua strada, altrimenti impazzisci.

Avete mai pensato a dei tour commemorativi di alcuni vostri album classici?
In realtà lo abbiamo fatto durante la pandemia, abbiamo suonato tre spettacoli chiamati “The Hypercube Sessions”, il primo incentrato sulla nostra setlist del 2019. Gli altri due, rispettivamente, una sera abbiamo suonato per intero “Dimension Hatröss” e la successiva “Nothingface”. Rivisitare questi album è stato davvero divertente. Per me personalmente fanno parte dei miei album preferiti di tutti i tempi, se consideri che quando uscirono ero un giovane fan adolescente non ancora nella band. Un sogno che si è avverato. Probabilmente faremo di più in futuro, portarli in tour sarebbe fantastico.

Nel panorama musicale metal i Voivod sono una band dal sound unico, il tempo vi ha dato ragione, qual è secondo voi la ragione della longevità della band e di una seconda giovinezza?
Perseveranza, creatività, lavoro di squadra, il desiderio di superare noi stessi ad ogni album, il bello di organizzare i tour, incontrare i fan in tutto il mondo, fare amicizia e divertirsi nel farlo!

Il vostro ultimo lavoro, “Synchro Anarchy”, ha un suono più pulito e meno distorto, differente dal sound dei primi Voivod. Avrete lo stesso suono anche sul palco?
In verità gli accordi sono così densi e le dissonanze sono ovunque, la distorsione rende tutto troppo sfocato quando ce n’è troppa. Una minor distorsione rende gli accordi con un suono migliore e ne puoi apprezzare maggiormente l’armonia e la dissonanza, perché la dissonanza crea distorsione in modo naturale. Inoltre una distorsione minore fa sì che il basso sia più chiaro e pulito nel mix. Suona più ampio ed efficiente. Lo studio e il palco sono due cose diverse, perché suoniamo canzoni di album differenti, ci assicuriamo che la band suoni bene insieme e che usiamo gli effetti appropriati. Il giusto mix è suonare bene insieme, compatti.

Come è nata l’idea di dedicare un EP alla serie TV Ultraman? Possiamo aspettarci qualcosa di simile in futuro?
Quando eravamo adolescenti, c’era una serie TV che era differente da qualsiasi cosa avessimo mai visto prima. Veniva dal Giappone, ma era tradotta in francese, dato che siamo franco-canadesi. Siamo rimasti tutti stupefatti dal personaggio e dalle storie. Era super fantascientifico, Ultraman era diverso dagli altri supereroi che conoscevamo. Conoscevamo la musica della colonna sonora, e durante la pandemia, molto prima di scrivere i brani per “Synchro Anarchy”, in studio ho giocato un po’ con la canzone, ho fatto un arrangiamento, usando anche una canzone della scena di battaglia chiamata “Victory”, dello stesso compositore. Ho composto così un medley in tre parti diverse. La versione giapponese ha tre versi differenti, ma la versione inglese o francese avevano un solo verso. Quindi aveva senso fare una versione in tre lingue e una interamente in giapponese. Ho cantato i versi giapponesi perché l’ho imparato un po’, ho così capito i testi e permesso di pronunciarli correttamente. Snake era terrorizzato alla sola idea di imparare tutto questo, per cui mi ha lasciato cantare la parte giapponese, e per me è stato davvero molto divertente. Siamo cresciuti con la versione francese, ma sapevamo dell’esistenza della versione in inglese, per questo motivo abbiamo realizzato una versione in tre lingue. Inoltre è disponibile anche una “instrumental mix version”’ “oltre all’intera versione in giapponese.

Avete attraversato tanti generi rimanendo sempre “Voivod”, quanto è cambiato il vostro modo di concepire la musica e la composizione?
Che io sappia, a parte “Synchro Anarchy”, dove non abbiamo potuto suonare insieme a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, generalmente improvvisiamo insieme registrando le jam. Filtrando le parti buone creando una struttura e un’atmosfera solida. Penso che sia stato sempre così nei Voivod nel corso degli anni. E coinvolge subito tutti nel processo”.

Quello di sabato è il vostro primo concerto al Sud Italia, cosa ci aspetteremo quella sera sul palco?
Siamo molto entusiasti di venire nel Sud Italia, suoneremo brani di diversi album, di epoche diverse della band, alcune della vecchia scuola, altre più recenti, ognuno avrà la sua preferita.

Quali band attuali vi piacciono? Che tipo di musica ascoltano i Voivod oggi?
Ascoltiamo diversi tipi di musica sul tourbus, dal prog anni 70 come Tempest e Allan Holdsworth, ma anche P.I.L., Frank Zappa, Journey, Beatles, alcune cose jazz come Pastorius, o cose completamente differenti. Away ha sempre il suo Ipod. Recentemente abbiamo ascoltato il nuovo lavoro di Ozzy Osbounre, con chitarristi come Clapton e Jeff Beck. Anche la musica dei Cardiacs mi piace molto.

INTERVISTA ORIGINARIAMENTE PUBBLICATA IN VERSIONE RIDOTTA SU “IL QUOTIDIANO DI BARI” IL 7 DICEMBRE 2022

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