Mork – The black cathedral

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Dopo l’EP “Pesta” del 2020, il gruppo norvegese Mork è tornato con un full length di puro black metal, “Katedralen” (Peaceville Records).

Benvenuto Thomas, dal 5 marzo uscirà il vostro nuovo album “Katedralen”: dopo quattro full-length e tre Ep, è stato relativamente facile ritrovare quell’ispirazione o è stato un lavoro difficile da realizzare?
Il quinto album il quinto giorno di marzo. No, fortunatamente non è mai stato difficile per me creare all’interno dei Mork. C’è una fonte apparentemente improsciugabile dentro di me, davvero. Con il passare degli anni ho iniziato a evitare regole e aspettative specifiche che vengono imposte automaticamente dal black metal. Seguo semplicemente il mio cuore e il flusso che arriva quando sono nel regno della creatività.

Alcune canzoni incluse in “Katedralen” sono state scritte originariamente per l’EP “Pesta”? Assolutamente no. La canzone “Pesta” è stata creata dopo il completamento di “Katedralen”. L’EP è stato un’uscita indipendente che io e la Peaceville abbiamo voluto in attesa del nuovo album.

La risposta della critica a “Det svarte juv” è stata molto positiva, questo ti ha creato ulteriori pressione quando è arrivato il momento di scrivere “Katedralen”?
Non posso rispondere di sì, perché durante la creazione dell’album precedente, ho fatto quello che ho spiegato prima: ho seguito le mie regole. Quando ho capito che quella era la mia strada, fondamentalmente ho fatto lo stesso se non di più su “Katedralen”. Mi piace al 100% quello in cui credo. Anche se il black metal è un genere estremamente severo e schizzinoso.

La “Katedralen” è un luogo reale o solo un simbolo?
È quello che vuoi che sia. Per me era la visione di un luogo da sogno nell’aldilà. Non in senso positivo. Una struttura oscura e massiccia che tiene le anime perse in un’eterna prigionia.

È l’album più introspettivo della tua carriera?
Difficile rispondere, poiché tutti gli album sono così. Ma è un’estratto dalla mia anima, per così dire, di sicuro.

L’album include anche le apparizioni come ospiti di Nocturno Culto dei tuoi compagni di etichetta Darkthrone, Dolk dei connazionali Kampfar ed Eero Pöyry dei maestri del doom Skepticism. Come nascono queste collaborazioni?
Penso che sia una cosa interessante avere dei fratelli della scena black metal con noi nelle nostre usicte. Io e Nocturno abbiamo già lavorato insieme in passato, per questo abbiamo costruito un’amicizia solida negli ultimi anni. Quindi, averlo nell’album è stato una cosa molto semplice e una buona scusa per stare insieme e fare festa. Il suo contributo è fantastico, una leggenda assoluta. Conosco Dolk da un po’ di tempo, quindi vale lo steso discorso fatto per Nocturno. Devo dire che c’era magia nell’aria quando abbiamo registrato le sue parti. Ha trovato un ottimo feeling con i miei testi e ha reso grande immediatamente la sua performance. Eero mi ha dato la sensazione di aver raggiunto una sorta di quadratura completa del cerchio. Ho scoperto gli Skepticism molto tempo fa, nello stesso periodo in cui ho trovato la mia strada nel black metal. Quella band mi ha dato una sensazione forte che non ha mai lasciato il mio corpo. Quindi, quando mi sono reso conto che la mia traccia era orientata verso il funeral doom, ho dovuto rintracciarlo. Per fortuna ci sono riuscito e lui ha accettato. Ora ho l’organo a canne dal maestro del funeral doom ad impreziosire i dettagli di un mio album. Non dire più niente. Il resto è storia.

Sei un fan del funeral doom metal? E questo stile ha influenzato la musica di Mork?
Immagino di non essere un esperto in quanto tale, dato che non ho mai approfondito il genere. Ma sono un fan degli Skepticism. Ricordo che quando ho ascoltato “Sign of a storm” dall’album di debutto, mi ha dato una forte sensazione di vuoto e disperazione. Penso che potrebbe essere stata una delle reazioni più forti che abbia mai avuto dalla musica.

L’ultima canzone dell’album è “De Fortapte Sjelers Katedral”, probabilmente la traccia più lunga del tuo repertorio, potrebbe rappresebtare l’evoluzione del sound di Mork?
Quella canzone è in realtà un vecchio concept su cui mi sono dilettato molti anni fa. All’epoca doveva essere un concept EP. Quindi, quando negli ultimi tempi ho deciso di riprendere l’idea, volevo che fosse un po’ speciale. Non sono un fan delle canzoni lunghe in generale, quindi questa è probabilmente una delle poche eccezioni. È sicuramente un vero e proprio finale per un album. Sono molto soddisfatto di come è andata a finire.

Avete annunciato che promuoverete la nuova uscita con degli spettacoli dal vivo che includono un release show a Oslo e la partecipazione al Wacken Festival 2021. Preferisci gli show da headliner o i grandi festival?
Noi Mork come band dal vivo gradiamo entrambi. Ci piace tanto portare la musica sui palchi grandi e piccoli. In realtà abbiamo suonato alcuni spettacoli dal vivo durante il Covid, ma solo in Norvegia. Ci manca molto viaggiare. Speriamo di poterlo fare prima o poi.

Following on the 2020 “Pesta” EP, Norwegian act Mork is back with a full length of pure black metal, “Katedralen” (Peaceville Records).

Welcome Thomas, from the 5th March your new album “Katedralen” will be out: after four full-lengths and three Eps, was it relatively easy to find that inspiration again or was this a difficult album to make?
Fifth album on the flfth day of March, yes. No, luckily it is never hard for me to create within Mork. There is an seemingly undrainable source inside me for that. No, but really. As the years passed I have begun to avoid specific rules and expectations that automatically comes with Black Metal. I simply follow my heart and the flow that comes when in the creative realm.

Some songs included in “Katedralen” was originally written for “Pesta” EP?
None at all. The “Pesta” song was created after the completion of “Katedralen”. The EP was a spontaneous release that myself and Peaceville got out there while waiting for the new album.

The critical response to “Det svarte juv” was very positive, did that create extra pressure when it came to creating “Katedralen”?
I can’t say it did. Because when creating the previous album, I did what I mentioned; followed my own rules. When I understood that that is my way, I basically did the same if not even more so on “Katedralen”. I am 100% into doing what I believe in. Even though Black Metal is a extreme strict and picky genre.

The “Katedralen” is real place or just a symbol?
It is what you want it to be. To me it was a vision of a dreamlike place in the afterlife. Not in a good way. A dark and massive structure that holds lost souls in eternal captivity.

Is the most introspective album of your career?
Hard to answer, as all the albums are as such. But it is extracted from my soul, so to speak, for sure.

The album also notably includes guest appearances from Nocturno Culto of your labelmates Darkthrone, Dolk of fellow countrymen Kampfarand Eero Pöyry of doom masters Skepticism. How are born these collaborations?
I think it’s a cool thing to have Black Metal brothers included in such things. Nocturno and myself have worked together before as well, as well as built a friendship over the last years. So, having him in the album was a very relaxed deal, and a good excuse to get together and have party. His contribution is great, what a absolute legend. I have known Dolk for a while too, so the same deal there as with Nocturno. I have to say there was magic in the air when we recorded his parts. He came up with a excellent response to my lyrics and nailed the performance. Eero gave me the gift of having a sort of complete circle feeling. As I discovered Skepticism way back at the same time of finding my way into Black Metal. That band gave me strong feel that has never left my body. So when realizing that my track was leaning towards Funeral Doom, I had to track him down. Luckily I succeeded and he obliged. Now I have got pipe organs from the master of Funeral Doom himself as a closer on my album. Say no more. The rest is history.

Are you a funeral doom metal fan? And how this style did influenced Mork music?
I guess I’m not a fun as such, as I have never digged deep into the genre and found more bands. But I am a fan of Skepticism. I remember listening to “Sign of a storm” from the debut album, that gave me a strong feeling of emptiness and hopelessness. I think that might have been one of the strongest reactions I’ve ever had from music.

The last song on the album is “De Fortapte Sjelers Katedral”, probably the longest song in your repertoire, could be the evolution of the Mork sound?
That song is actually an old concept that I dabbled with many years ago. It was supposed to be a concept EP back then. So, when I in recent times decided to bring the idea back, I wanted it to be a bit special. I am not a fan of long songs in general, so this is probably one of the few exceptions. It is a proper finale of the album, for sure. I am very pleased with how this turned out.

You have announced you will be supporting the new release with live shows which includes an album launch show in Oslo and Wacken Festival 2021. Do you prefer headline shows or great festivals?
Mork as a live-band takes both. We truly enjoy bringing the music to the stages both big and small. We have actually been playing some live shows during covid, but only in Norway. We really miss traveling. Hopefully we will be able to sooner than later.

Autopsy – Live funeral

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Molte band ultimamente stanno pubblicando live album, quasi ad esorcizzare gli strani giorni che stiamo vivendo. Tra questi anche gli Autopsy di Chris Reifert, che in occasione di Halloween 2020 rilasceranno il loro primo album dal vivo: “Live in Chicago” (Paceville Records).

Benvenuto Chris, questo album live era già programmato o è stato studiato dopo il blocco?
È stato un evento felice in mezzo a tutta quella merda fumante che è stato il 2020. Speravamo di registrare tutti i nostri spettacoli dell’anno e scegliere le migliori canzoni per costruire un album dal vivo; ma dopo aver immortalato con successo l’audio dal nostro concerto di Chicago, siamo tornati a casa giusto in tempo per scoprire che la terra era impazzita, il lockdown era il nuovo modo di vivere e tutti gli altri nostri spettacoli dell’anno erano stati cancellati o rimandati nella migliore delle ipotesi e questo significava anche rinunciare alle sessioni in studio per un nuovo album che avremmo dovuto registrare a giugno. La buona notizia era che lo spettacolo di Chicago era divertente e che era stato registrato con piena capacità di mixabilità. Quindi, come puoi capire, si tratta di un album live istantaneo e ci sentiamo molto fortunati a riguardo.

Quanto è importante un album dal vivo ora che la pandemia da Covid-19 ha paralizzato l’intera industria live?
Probabilmente più importante che mai. Fino a quando non andremo tutti di nuovo ai concerti, come fan e anche come musicisti, possiamo guardare e riascoltare gli album dal vivo e dire a noi stessi “oh sì, ecco com’era… non vedo l’ora di tornare a quella fottuta merda!”.

Questo album include una nuova canzone, avevate mai suonato dal vivo “Maggots In The Mirror” prima del concerto di Chicago?
No, solo un paio di volte in sala prove. Stavamo per inserirla nel nuovo album in studio e si spera che lo si possa fare ancora, ma quando abbiamo costruito il live set all’inizio di quest’anno abbiamo pensato di aggiungere qualcosa di nuovo per rendere le cose più interessanti.

Quale è stata la reazione del pubblico a questa canzone?
L’intera serata è stata così divertente, non ricordo se una canzone abbia avuto una reazione migliore rispetto a un’altra. Non appena abbiamo iniziato a suonare, era solo casino totale, bruttezza, brutalità e altre cose divertenti indipendentemente da ciò che suonavamo. Non credo che nessuno si sia arrabbiato per la nostra esecuzione di una canzone che non aveva mai sentito, quindi credo che alla fine sia andata bene, ahaha!

Ricordi il tuo primo concerto tra il pubblico della tua vita?
Certo che sì! Una band chiamata Freefare suonava nella mia scuola media un concerto serale e io ci andai. Era il 1982, quindi avrò avuto 13 anni. Suonavano un sacco di cover hard rock / heavy metal e tanta altra roba che non ricordo. Quello che ricordo, però, è che suonarono “Princess of the Night” dei Saxon, cosa che mi lasciò senza fiato. E poi, l’anno successivo sono andato a vedere gli Iron Maiden, Saxon e Fastway, e sì, i Saxon hanno suonato “Princess of the Night”. È stato epico.

E il tuo primo concerto con gli Autopsy?
Credo che sia stato quello su una pista da bowling abbandonata chiamata Vogue Lanes, in realtà abbiamo suonato lì due volte. C’era una tenda appesa al soffitto che separava le piste da bowling dalla parte anteriore, abbiamo suonato sul pavimento di legno. Entrambe le volte c’erano con noi Sadus e Hexx, se ricordo bene. La prima volta che abbiamo suonato, Danny Coralles è venuto a vederci suonare per capire se valeva la pena fare un provino per noi, come un amico comune gli aveva consigliato. La volta successiva che abbiamo suonato Danny era nella band. Ricordo che i poliziotti fecero irruzione e tutti noi fumavamo canne dietro la tenda e lanciavamo birilli da bowling rotti mentre aspettavamo che se ne andassero. Bei tempi!

Quando hai lasciato i Death, avevi in ​​mente ben chiaro il suono degli Autopsy o è nato più tardi nella vostra sala prove?
Il suono degli Autopsy proveniva dalla visione che Eric ed io avevamo della band. Abbiamo solo scritto e suonato cose che pensavamo fossero belle e che volevamo sentire su disco. Inoltre ci stavamo ribellando contro la scena thrash che dominava la Baia in quel momento. Per lo più, però, siamo semplicemente usciti insieme, ci siamo sballati il ​​più possibile e abbiamo scritto canzoni che pensavamo suonassero bene come Autopsy.

Come scegli la scaletta per il tuo tour? La set-list è la stessa per ogni data o cambia ogni notte?
Cerchiamo di mantenerla il più interessante possibile, ma c’è sempre spazio per renderla più stimolante, per questi ci chiediamo sempre cosa suoneremo la prossima volta? Chissà. Ci siamo concentrati molto su “Severed Survival” e “Mental Funeral” negli ultimi due anni, ma non siamo mai stati fermi sulla stessa set-list. Non vedo l’ora che arrivi la prossima data live e tutto ciò che comporta. Potremmo anche suonare solo un set di cover dei By City Rollers, quindi preparatevi per l’anarchia totale o per una buona vecchia serata malata di death metal. Nessuno lo può sapere, quindi a partire da questa intervista rimanete sintonizzati, piccoli!

La canzone che ami suonare dal vivo e quella che odi?
Non credo che nessuno di noi accetterebbe di suonare dal vivo una canzone che odia. A meno che, naturalmente, non fosse qualcosa che ci permetteste di ritirarci dalle scene soffocati dalle ricchezze fino ai nostri ultimi giorni. Chiamami pazzo, ma penso che sia uno scenario impossibile. Avendo escluso quella merda, direi semplicemente che qualunque cosa suoniamo dal vivo come gruppo è ciò che ci sentiamo di suonare in quel momento specifico e in quel luogo specifico.

Adoro le vostre copertina – inclusa l’ultima – ma non capisco quella di “Shitfun”. Dopo tutti questi anni ti piace ancora? E come è nata?
Wow, parli della copertina di un album classico. Se avessi avuto un dollaro per ogni volta che la rivista Rolling Stone l’ha votata come migliore copertina del 1995, a quest’ora avrei comprato uno yacht o qualcosa del genere. Ok, forse non è del tutto vero. Comunque quella copertina ci si è paventata quando ci stavamo dividendo, stavamo mostrando un enorme dito medio alla stampa, ed eravamo bloccati nel mezzo di un cambio di etichetta discografica, che non pensava fossimo una parte importante del trasferimento di proprietà; inoltre, eravamo completamente determinati a fare l’esperienza più malata, più disgustosa, ribollente, corrosiva per un bulbo oculare e liquefacente per il cervello che chiunque avesse mai sperimentato. O, quantomeno, tornare a casa dalle sessioni di registrazione senza morire o peggio.

E sul vostro prossimo album in studio?
Buon fottuto signore, chi lo sa!? Lo stato del pianeta Terra è così folle ora che è difficile dire cosa succederà, anche se ovviamente speriamo per il meglio e restiamo nell’ombra con chitarre, bacchette e ossa delle gambe brandite come mazze, pronti, ogni volta che una finestra si apre, a saltarci attraverso con i denti impostati sulla funzione “kill”!

Lots of bands are releasing live albums lately, as if to exorcise the strange days we are living. Among these also Chris Reifert‘s Autopsy, who just in time for Halloween 2020 will release their first ever official live album: “Live in Chicago” (Peaceville Records).

Welcome Chris,  was this live album already scheduled or was  studied  after the lockdown?
It was a happy accident amidst the total flaming shitball that 2020 has been. We were hoping to record all of our shows of the year and choose the best songs to construct a live album out of but after successfully capturing the audio from our Chicago gig we returned home only to discover the earth had gone insane, lockdown was the new way to live and all of our other shows for the year had been cancelled or postponed at best and that also meant scrapping our studio dates for a new album which was supposed to have been recorded in June. The good news was the Chicago was so much fun and the whole thing was recorded with full mixability capabilities. So next thing you know… instant live album and we feel super lucky about it.

How much important is a live album now  that the Covid-19 pandemic has crippled the whole live industry ?
Probably more important than ever. Until we all get to go to shows again as fans as musicians as well, we can look and listen back on live albums and say to ourselves “oh yeah, that’s what it was like…I can’t wait to get back to this crazy shit!”

This  album includes  a  new song, did you ever play live “ Maggots In The Mirror ” before  the  Chicago gig?
No, just a couple of times in the rehearsal room. We were going to put in on the new studio album and hopefully still will but when constructing the live set earlier this year we figured we’d add something new to keep things interesting.

How was the audience’s reaction to this song?
The whole night was such a fun time, I don’t remember if any one song got a better reaction as opposed to another. As soon as we started playing it was just total noise, ugliness, brutality and all that fun stuff regardless of what we played. I don’t think anyone was pissed off that we did a song that they’d never heard though, so that counts as a good thing. Haha!

Do  your remember your first concert  as  audience  in  your life?
Actually yeah, I do. A band called Freefare played my middle school as a night time concert and I went to it. This was 1982, so I would have been 13 years old. They played a bunch of hard rock/heavy metal cover songs and whatever else that I can’t remember. What I do remember though was them playing “Princess of the Night” by Saxon which blew my mind. And next thing you know, the next year I went to see Iron Maiden, Saxon and Fastway and yes, Saxon played “Princess of the Night”. It was epic.

And what’s about your first gig with Autopsy?
I guess that would have been in an abandoned bowling alley called Vogue Lanes and we actually played there twice. There was a curtain hanging from the ceiling separating the bowling lanes from the front of the alley, which is where we played on the wooden floor. Both times were with Sadus and Hexx if I remember correctly. The first time we played, Danny Coralles came out to watch us play to see if he wanted to try out for the band as a mutual friend had recommended. The next time we played Danny was in the band. I remember the cops busting the place and all of us smoking joints behind the curtain and throwing broken bowling pins around while we waited for them to leave. Good times!

When you left Death had you in your mind well clear the sound of Autopsy or is born later in your practice room?
Autopsy’s sound came from the vision that Eric and I had for the band. We just wrote and played stuff that we thought was cool and that we wanted to hear on record. Plus we were rebelling against the thrash scene that was dominating the bay area at the time I think. Mostly though, we just hung out and got as stoned as possible and wrote songs that we thought sounded like Autopsy.

How do you choose the set list for your tour?  The set list is the same for every date or changes  every night?
We try to keep it as interesting as possible but there’s always room to make it more interesting, so what will we play next time? Who knows.  We’ve learned pretty heavily on “Severed Survival” and “Mental Funeral” stuff in the last couple of years but still never the same set in general. I’m looking forward to the next live opportunity and all it entails. We might even just play a set of By City Rollers covers, so brace yourselves for total anarchy or a good old evening of death metal sickness. No one knows as of this interview, so stay tuned kiddies.

The song you  love  to  play live and the one you hate?
I don’t think any of us would agree to play any song that we hated live. Unless of course it was something that allowed us to retire smothered in riches until our dying days. Call me crazy, but I think that’s a long shot scenario. Having blurted that shit out, I’d just say whatever we play live as a collective unit is what we felt like playing at that specific time in that specific place.

I love  your  cover artwork s – included thi s  last one  – but I don’ t understand the one  of “Shitfun”. After al l  these years  your do you still like that cover and how is born?
Wow, talk about a classic album cover. If I had a dollar for every time Rolling Stone magazine voted it Best Album Cover of 1995, I would have bought a yacht or something like that by now. Ok, maybe that’s not entirely true. Someway, somehow that cover presented itself when we were splitting up as a band, were giving a huge middle finger toward the press, being stuck in the middle of a record label change that did not think we were  an important part of the transfer of ownership as well as being completely determined to make the sickest, most disgusting , gut churning, eyeball corroding, brain liquifying experience that anyone had ever experienced. Or at least make it home from the recording sessions without dying or worse.

What’s about your next studio album?
Good fucking lord, who knows? The state of planet Earth is so insane now it’s hard to say what’s next, though we’re of course hoping for the best and standing in the shadows with guitars, drumsticks and legbones wielded as clubs at the ready for whenever that window opens and we can jump through it with teeth set on kill.

Hellripper – Long live the loud!

ENGLISH VERSION BELOW: PLEASE, SCROLL DOWN!

Hellripper, nonostante l’età, è un tipo tosto. Sa quello che vuole e lo insegue con il piede sull’acceleratore. Il suo progetto omonimo non avrà nulla di innovativo, ma è fottutamente divertente ed entusiasmante, non ci meraviglia che la Peaceville Records abbia voluto “The Affair of the Poisons” nel proprio prestigioso catalogo…

Benvenuto Hellripper, speed metal rules! Grazie per questo fantastico album!
Grazie, lo speed metal regna sovrano! Sono contento che ti piaccia l’album!

“The Affair of the Poisons” è un titolo strano ed evocativo, cosa significa veramente?
È il titolo della canzone di apertura dell’album, a sua volta basato su una serie di eventi accaduti nella Francia del XVII secolo. Possessioni, stregoneria, sacrifici di bambini e avvelenamenti furono al centro di un’indagine su larga scala condotta durante il regno del Re Sole (Luigi XIV) dopo che un vasto complotto fu portato alla luce all’interno della corte di Versailles, prendendo di mira i membri dell’aristocrazia e il re se stesso al fine di ottenere potere e influenza; lo scandalo è esploso quando è stato rivelato che la favorita reale stessa stava partecipando a messe nere e aveva presumibilmente avvelenato un rivale più giovane per riconquistare il favore del re.

Immagino che i testi trattino in generale le stesse tematiche…
Oltre la traccia del titolo che ho citato, i testi dell’album ruotano attorno ai temi della stregoneria e dell’occulto principalmente. Alcune delle canzoni sono basate su eventi veri o leggende e altre sono solo storie di fantasia che mi sono venute in mente. “Beyond the Convent Walls” è basato sul cosiddetto “Loudun Possessions”, un altro evento di possessione e stregoneria avvenuto nella Francia del XVII secolo. “Vampire’s Grave” è basato sulla vera storia del Gorbals Vampire: negli anni ’50, centinaia di bambini andarono a caccia di questa creatura perché credevano che avesse mangiato un paio di scolari locali. Si diceva che il vampiro vagasse per la necropoli di Glasgow e uccidesse e divorasse i bambini con le sue grandi zanne di ferro.

Il primo singolo è “Spectre Of The Blood Moon Sabbath”, perché hai scelto questa
canzone?

Penso che la canzone sia stata una buona prima scelta come singolo in quanto è un po’ in linea con ciò per cui sono noti gli Hellripper. Ci sono alcuni buoni riff, una linea vocale accattivante e una bella parte mid-tempo, quindi c’è davvero un po’ di tutto.

L’inizio di “Vampire’s Grave” mi ricorda “Hit the Light” dei Metallica: è un piccolo omaggio ai -Four Horsemen?
Affatto. È interessante ciò che tu senti, ma “Vampire’s Grave” per la maggior parte è stato un piccolo “tributo” musicale ai Motorhead. Ho anche inserito un “All right!” all’inizio e il mio amico Joseph (che è un grande fan dei Motorhead) ha suonato il primo assolo di chitarra.

Sei nato nel 95, sono abbastanza vecchio da ricordare che all’epoca tutti dicono che lo speed \ thrash metal era morto! Come è nato il tuo amore per questi generi?
Sono sempre stato interessato alla musica, specialmente cose come il rock e il punk, ma mi sono appassionato al thrash metal (e al metal in generale) quando avevo circa 14 o 15 anni quando ho ascoltato per la prima volta i Metallica e i Megadeth. Questo era anche il periodo del “thrash revival” e del “NWOTHM”, quindi c’erano molte nuove band fantastiche che ho scoperto tramite YouTube. Gruppi come: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing e così via sono diventati i miei preferiti.

Perché preferisci essere l’unico membro della band?
Preferisco tenere sotto controllo l’intero processo! È più facile e più divertente per me scrivere musica per conto mio e non ho bisogno di scendere a compromessi con altre persone, quindi è più appagante per me. Significa anche che non ho scadenze e non devo contare sugli orari di qualcun altro per scrivere / registrare / provare ecc. E mi permette di fare tutto da casa che è molto più pratico per me ed è meno costoso ovviamente!

Questo è il tuo secondo full length, in precedenza hai pubblicato cinque split album: quale formato preferisci per la tua musica, split o full?
Dipende! Penso di preferire il formato full quando è fatto bene. Se hai un album in cui tutte le tracce si adattano e funzionano tra loro, allora è fantastico, ma a volte le versioni più brevi come EP o split sono un’opzione migliore per un paio di tracce che potrebbero essere abbastanza diverse tra loro o che non si adatterebbero a un album.

Come è cambiata la tua carriera dopo l’accordo con la Peaceville Records?
Penso che sia troppo presto per dirlo. Ha sicuramente portato un po’ più di attenzione sulla band, ma penso che una volta che l’album sarà pubblicato, avremo un riscontro migliore!

Hellripper, despite his age, is a coolguy. He knows what he wants and chases it with his foot on the accelerator. His eponymous project will not have anything innovative, but it’s fucking fun and exciting: no wonder Peaceville Records wanted “The Affair of the Poisons” in its prestigious catalog…

Welcome Hellripper, speed metal rules! Thanks for this great album!
Thank you, speed metal rules indeed! Glad you like the album!

“The Affair of the Poisons” is a strange and evocative title, what really means?
It’s the title of the opening song on the album, which itself is based on a series of events that occurred in 17th Century France. Possession, witchcraft, child sacrifice & poisonings were at the heart of a large-scale investigation conducted during the reign of the Sun King (Louis XIV) after an extensive plot was unearthed within the court of Versailles, targeting members of the aristocracy and the King himself in order to gain power and influence; the scandal exploded when it was revealed that the royal favourite herself was partaking in black masses and had allegedly poisoned a younger rival to win back the King’s favour.

I guess the lyrics deal with the same themes…
Aside from the title track that I mentioned, the album’s lyrics revolve around the themes of witchcraft and the occult primarily. Some of the songs are based on true events or legends and others are just fictional stories that I came up with. “Beyond the Convent Walls” is based on the “Loudun Possessions” – another event involving possession and witchcraft that occurred in 17th Century France. “Vampire’s Grave” is based on the true tale of the Gorbals Vampire: in the 1950’s, hundreds of children went hunting for this creature as they believed it had eaten a couple of local schoolchildren. The vampire was rumoured to roam around Glasgow Necropolis and kill and devour children with its large iron fangs.

The first single is “Spectres Of The Blood Moon Sabbath”, why did you chose this song?
I think the song was a good first choice as a single as it is kind of in the same vein as what Hellripper is known for. There are some good riffs on it, a catchy vocal line and a cool mid-tempo part, so there’s a bit of everything really.

The beginning of “Vampire’s Grave” remembers to me “Hit the Light” by Metallica: is this track a little tribute to the Four Horsemen?
Not at all. It’s interesting that you hear that, but ‘Vampire’s Grave’ for the most part was a little “tribute” to Motorhead musically. I even threw in an “Alright!” at the start and my friend Joseph (who is a massive Motorhead fan) plays the first guitar solo.

You are born in 95, I’m enough old to remember at the time everybody say speed \thrash metal was dead! How is born your love for speed and thrash metal?
I was always into music – especially stuff like rock and punk, but I got into thrash metal (and metal in general) when I was around 14 or 15 when I first heard Metallica and Megadeth. This was also around the time of the “thrash revival” and the “NWOTHM”, so there were a lot of great new bands that I discovered through YouTube. Bands like: Havok, Warbringer, Evile, Violator, Toxic Holocaust, Enforcer, Steelwing and so on became favourites of mine.

Why do you prefer to be the only member of the band?
I prefer the whole process really! It is easier and more fun for me to write music on my own and I don’t need to compromise with other people, so it’s more fulfilling for me. It also means I have no deadlines and do not need to count on anyone else’s schedules in order to write/record/rehearse etc., and it allows me to do everything from home which is a lot more convenient for me, and it’s less expensive of course!

This is your second full length, previously you released 5 split albums: which format do you prefer for your music, split or full?
It really depends! I think I prefer the full-length format when it’s done well. If you have an album where all the tracks fit together and work with each other then it’s great, but sometimes shorter releases like EPs or splits are a better option for a couple of tracks that may be quite different or wouldn’t fit in on an album.

How is changed your career after the deal with Peaceville Records?
I think it’s too early to say. It has certainly brought some more attention to the band, but I think once the album is released we’ll have a better idea!