Cornea – Il suono di quello che non vedi

I Cornea sono un power trio proveniente da Padova dedito a sonorità ipnotiche, pesanti, decadenti ma allo stesso tempo oniriche ed introspettive. I sei brani che compongono l’album d’esordio “Apart” (2020 Jetglow Recordings / Doppio Clic Promotions) – tra chitarre shoegaze immerse nel riverbero e la pesantezza atmosferica tipica del doom – sintetizzano e fotografano il percorso artistico di una band in costante evoluzione. Ne abbiamo parlato con Nicola Mel, chitarrista e grafico della band.

Ciao Nicola e benvenuto su Il Raglio del Mulo. Parlami della genesi della band, provenite tutti da altri act con un passato discografico – Owl of Minerva e Dotzauer – ma come nasce il progetto Cornea?
Ciao Paolo, innanzi tutto grazie per questa intervista, speriamo possa contribuire alla diffusione del progetto Cornea! La band nasce nell’estate del 2015 da un mio desiderio di esplorare un genere più libero e slegato dai soliti cliché del rock, che mi permettesse di sperimentare e creare una musica più intimista, avvolgente, che ti prenda per mano accompagnandoti in un viaggio che mi piace definire “personale”. Ho sempre vissuto la musica come una colonna sonora di immagini e film nella mia testa, e con questo progetto volevo rendere bene l’idea creando un sound più “cinematico” che possa fare da colonna sonora alla vita dell’ascoltatore, o rimandarlo a particolari eventi vissuti in passato. Abbiamo passato non poche disavventure per definire una line up solida e soprattutto per fornire all’ascoltatore un prodotto pensato e sentito, che non fosse l’ennesimo disco post rock, e dopo quattro anni e più eccoci qui.

“Apart” il vostro disco d’esordio è uscito in piena pandemia mondiale, è stata una scelta obbligata o ben ponderata?
“Apart” era pronto per la sua uscita, sebbene con delle differenze e arrangiamenti diversi, alla fine del 2017. Purtroppo però abbiamo avuto la “sfortuna” dell’uscita di due membri dalla band (seconda chitarra e basso) poco prima della release, quindi abbiamo fermato tutto… non ce la sentivamo di far uscire un prodotto che non avrebbe rispecchiato la band dal vivo, non ci abbiamo visto un senso. Abbiamo passato tutto il 2018 alla ricerca di altri componenti, riarrangiato i pezzi per farli funzionare al minimo, cercando solo membri essenziali per tornare operativi e facendo un uso più pesante dei synth. Non ci andava di gettare “Apart” nel dimenticatoio (non si chiamava nemmeno così all’epoca, ma semplicemente “Cornea”) avevamo lavorato tanto a quei brani e sentivamo che significavano qualcosa per noi. Nel 2019 abbiamo completato la line up trovando Sebastiano al basso, è scoccata la scintilla per entrambe le parti, abbiamo lavorato con lui per integrarlo il più possibile nella band con il materiale già presente, lasciandogli spazio creativo senza obbligarlo a replicare le parti di basso precedentemente scritte, e in fine abbiamo registrato nuovamente tutto nella sua nuova forma… così è nato “Apart”. Poi è arrivata la pandemia di Covid19, il lockdown e tutto il resto… l’ennesimo ostacolo… ma non ci siamo fatti abbattere, è un disco che fa viaggiare e la gente era costretta in casa, l’abbiamo sentita come una vocazione, “Apart” doveva uscire… per liberare le persone, almeno virtualmente.

La vostra musica genera un flusso costante di emozioni, da cosa traete ispirazione? Quali sono le vostre band di riferimento?
Difficile dirlo. L’ispirazione viene dalle emozioni stesse, a volte da film mentali, come una febbre da smaltire, un demone da esorcizzare mettendo tutto quello che proviamo in musica. Stiamo anche ore a jammare insieme, cercando di andare in dimensioni alternative per poter portare indietro qualcosa per l’ascoltatore, siamo come tre sciamani. A livello di band non ci ispiriamo a nessuno direttamente anche se le influenze sono spesso chiare, ci paragonano ai classici God Is An Astronaut e This Will Destroy You, ma sebbene amiamo le suddette band, le nostre radici sono sicuramente nel rock psichedelico, Pink Floyd su tutti, ma anche Black Sabbath, Cure, Isis… il doom metal e lo shoegaze sono ingredienti che ci piace mescolare insieme per creare il nostro linguaggio, ma non siamo ne uno ne l’altro. A livello personale ognuno di noi ha influenze diverse.

Mostrare ciò che non si può vedere con gli occhi attraverso la musica è il vostro fine. Nella musica strumentale – soprattutto dal vivo – spesso per essere vissuta a pieno ci si serve di visual & di immagini, voi ci avete mai pensato?
Concordo con te, ma non è facile. In Italia le strutture e le situazioni dove le band emergenti possono esibirsi non hanno quasi mai la pazienza e la volontà di permettere alle band di preparare scenografia, luci e tutto il resto, spesso sono situazioni standard. In passato (ahimè quando si potevano ancora fare concerti) abbiamo giocato molto con luci sincronizzate e tanto fumo, ma spesso trovavamo resistenza da parte delle venue, solitamente vige l’idea di “sali, suona, scendi e non rompere le scatole”. Ci piace molto lavorare con i video, e ci stiamo attrezzando per offrire show sempre più immersivi, ma bisogna cercare di tenere il tutto molto “smart” e soprattutto trasportabile.

Il format power trio ha sempre avuto infinite possibilità, ultimamente sia in ambito stoner rock che post/rock e metal c’è un rifiorire di questo tipo di assetto, la vostra è stata una scelta casuale o magari logistica?
Come ti dicevo prima inizialmente eravamo in quattro, poi contro la nostra volontà siamo rimasti in due e al momento della ridefinizione della line up abbiamo voluto tenere le cose al minimo, l’essenziale diciamo. Con la formula del power trio sentiamo che ogni strumento ha il suo spazio e può portare un contributo più ampio, potendosi esprimere liberamente senza saturare oltremodo i brani. C’è più ordine… è anche più difficile però!

La grafica di copertina è favolosa, chi ve l’ha curata?
Ti ringrazio, l’ho creata io tramite A Spring Of Murder, il mio nickname per i miei lavori d’illustrazione. Il filo conduttore che domina “Apart” è la separazione, molte canzoni sono state scritte per esorcizzare adii, sentimenti di esclusione, dolore… ma tutto è così selvaggio, a tratti tribale, primordiale. A due creature innocenti viene impedito di stare insieme, tutto si separa, anche la carne, la vita, la corona separa il popolo, mentre la natura ci guarda silenziosa. Ogni cosa ha un significato, magari anche solo personale, però penso di essere riuscito a convogliare un sentimento di dolore e rinascita, la presenza dei fiori ha un motivo, nel folklore i ciclamini erano visti come una protezione dai malefici, tutto rifiorisce.

Ho notato nella vostra pagina Facebook un minitrailer dell’album, avete intenzione di pubblicare un videoclip prossimamente?
Ci piacerebbe molto. Stiamo creando tanti trailer e mini video, sfruttiamo l’inattività live per creare più contenuti possibile. Sui nostri social potete vedere delle “video pills” che stiamo creando per ogni brano del disco, immagini che aiutino a convogliare emozioni e stati d’animo parallelamente ai brani di “Apart”. Ci piacerebbe creare anche un video ufficiale di una canzone, stiamo ancora pensando se farlo con “Apart” o aspettare il nuovo materiale (in scrittura), vogliamo farlo bene evitando video banali, la pandemia non ci ha permesso di farlo in contemporanea con l’uscita del disco.

Sperando di potervi vedere presto dal vivo – immagino che il vostro show fosse pronto da tempo – avete pensato di proporre un live in streaming? Che ne pensate di questa modalità che sta prendendo piede?
Anche noi speriamo di tornare a suonare live al più presto, non vediamo l’ora che questa situazione di blocco finisca, tantissimi locali stanno chiudendo e tantissimi artisti rimangono congelati senza un’audience reale, è molto grave e deve finire al più presto. Per quanto riguarda live in streaming, ci abbiamo pensato e sarebbe molto bello organizzare qualcosa, non siamo molto pratici delle piattaforme streaming, siamo una band indipendente e facciamo praticamente tutto da soli. Per quanto riguarda le esibizioni live “alternative” mi piacerebbe cogliere l’occasione per promuovere il nostro ultimo progetto “The October Tapes”, ovvero un paio di canzoni registrate live in studio, sia audio che video. Il primo brano è già online da pochi giorni, in premiere sul canale di Where Post Rock Dwells, si intitola “Pink” ed è un brano inedito non presente in “Apart”. Siete tutti invitati a guardarlo, fateci sapere cosa ne pensate!


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