Rabid Dogs – Grind ‘n’ roll a mano armata

I Rabid Dogs da quasi tre lustri violentano i nostri padiglioni auricolari, figuriamoci se una pandemia può fermare questa loro attività criminosa. Anzi il recente “Black Cowslip” rilancia le ambizioni del terzetto, forte di un nuovo contratto discografico (con la Time To Kill Records) e nuovi stimoli creativi.

Ciao Doc (chitarra e voce), lo scorso 28 gennaio è uscito il vostro album “Black Cowslip”, è sicuramente presto per fare un bilancio, però ti chiedo: quali aspettative accompagnano questa pubblicazione?
Ciao Giuseppe. Sì, non è nemmeno un mese che l’album è fuori ma abbiamo delle buone sensazioni a riguardo. Il disco piano piano si sta diffondendo, grazie alla promozione continua della Time To Kill, ai due videoclip pubblicati in queste settimane ed alla musica stessa. Crediamo molto in questo disco e vogliamo che arrivi a più pubblico possibile perché lo merita.

“Black Cowslip” è il primo album che pubblicate durante la pandemia, temete che l’attuale blocco dei concerti possa in qualche modo compromettere la promozione del disco?
E’ la nostra paura ma purtroppo non possiamo farci molto. Causa pandemia abbiamo dovuto rallentare un po’ con la registrazione e pubblicazione ma forse è stato un bene dato che finora l’attività live è stata quasi del tutto azzerata. Adesso però siamo in attesa che le restrizioni scompaiano e di poter finalmente suonare dal vivo: è davvero tanto tempo che non calchiamo un palco e la cosa ci ha iniziato davvero a stufare.

Quanto è importante per voi poter suonare dal vivo? Avete già delle date in programma per le prossime settimane?
Per noi è importantissimo. Siamo una band che adora andare in tour e fare festa con il pubblico e con le altre band. E’ bello comporre musica e registrarla ma se non puoi condividerla con altre persone non ha molto senso. Inoltre è un genere  molto “fisico” che può esprimersi al meglio solo dal vivo. Riguardo le date, ci stiamo lavorando proprio in questi giorni. Finora le poche serate trovate sono state tutte annullate o posticipate ma non disperiamo: siamo ottimisti e contiamo di riuscire a portare il nuovo disco dal vivo per primavera/estate.

Quando sono nati i brani di “Black Cowslip”?
I brani hanno avuto una gestazione molto lunga. I pezzi sono stati composti già da tre anni ma con il tempo si sono arricchiti e modificati. Molto ha influito anche il lavoro di Cinghio dei Kick Recording Studio: la sua esperienza è stata preziosa per trovare soluzioni che non avevamo considerato in sala prove. Inoltre, come detto prima, la pandemia ci ha costretto a dei lunghi stop e questo ci ha permesso di ripensare i pezzi e modificarli dove funzionavano meno.

Avete lavorato in modo diverso in studio rispetto al passato?
E’ stata la prima volta per noi  ai Kick Recording Studio e ci siamo trovati subito a nostro agio, in un ambiente sempre costruttivo ed aperto a tante idee. Dopo anni di registrazioni al nostro solito studio qui in Abruzzo, uscire dalla nostra “comfort zone” e passare ad uno studio nuovo, in un’altra città, è stata un po’ una scommessa e non sapevamo come sarebbe andata. Registrare con Cinghio invece è andata benissimo, ci ha dato un punto di vista diverso sui pezzi ed ha arricchito il disco con ottime intuizioni.

Ciò che mi colpisce della musica contenuta in  “Black Cowslip” è che al primo ascolto pare quasi semplice, in realtà è stratificata, complessa e multiforme: come avete fatto a rendere semplici le cose difficili?
In effetti è un disco di facile ascolto, con pezzi che filano via con leggerezza e che non annoiano.  In principio seguiamo solo le nostre intuizioni in sala prove, partendo da riff semplici ma coinvolgenti, per poi arricchirli tutti insieme mano a mano. E’ sempre stato così per noi, siamo tutti coinvolti nella composizione, e non è la prima volta che inseriamo soli di armonica o pezzi meno tirati, ma questa volta è stato determinante anche tagliare alcune soluzioni per rendere tutto più snello. Ad esempio in origine le linee vocali erano differenti, molto più corali, ma come abbiamo provato a ridurle ed ad affidarci ad una voce principale, ci è subito parsa la soluzione migliore, il disco filava via meglio. E così via anche per quanto riguarda strutture dei pezzi ecc…

Niente male neanche la copertina, chi è l’autore?
Se per studio ed etichetta ci sono stati cambiamenti, per l’artwork no: ci siamo affidati ancora a Davide “Dartwork” Mancini e non abbiamo sbagliato. Adoriamo i suoi lavori e volevamo ancora il suo contributo per questo disco, perfetto per il suo stile molto stoner/doom.

Per “Fucking Spaced Out” avete realizzato un grande video, avete degli aneddoti particolari da raccontare sulle riprese?
“Fucking Spaced Out” è il primo di quattro video previsti per questo disco. La forzata mancanza di attività live ci ha permesso di dedicarci di più alla promozione tramite videoclip e, grazie all’aiuto di Enrico della Time To Kill, siamo entranti in contatto con i ragazzi della Thunderslap Productions con cui abbiamo filmato. E’ stato divertentissimo lavorare con loro, sono persone molto professionali ed allo stesso tempo molto alla mano. C’è stato sempre un clima di festa nel registrare il video, aiutato dal fatto che tutte le bottiglie che vedete ce le siamo scolate per davvero (l’unica finzione sono le pilloline… niente roba eccitante, della semplice vitamina C). Il video in questione è collegato al seguente “The Law Of The Strongest”, uscito con la pubblicazione del disco, per cui se ti è piaciuto ti consiglio vivamente di guardare anche quello.

Visto che si parla di riprese: “Cani arrabbiati” è il più grande film della storia?
Il più grande film della storia? Ahhaha forse no, ma è sicuramente il più importante per la nostra storia. Senza quel film non so come ci saremmo chiamati e non so se avremmo avuto la stessa passione per i poliziotteschi anni 70. Dobbiamo molto a quel film.

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