Tygers of Pan Tang – Ruggiti dal passato

Tempo di ristampe in casa Tygers of Pan Tang. Non ci riferiamo ai grandi classici degli anni 80, ma a un disco molto più recente, quell’“Ambush” uscito originariamente nel 2012 per Rocksector Records. La nuova versione Mighty Music contiene quattro bonus track e un booklet arricchito dai ricordi dei protagonisti. Ed è proprio ad uno di questi, Jacopo Meille, che abbiamo chiesto di tornare indietro a quel fatidico 2012.

Ciao Jacopo, tempo di ristampe in casa Tygers of Pan Tang: la Mighty Music ha recentemente messo in commercio una nuova versione di “Ambush”, il secondo full length che ti ha visto protagonista nella fila degli inglesi. A otto anni dalla sua prima stampa qual è il tuo parere su questo disco?
Sono legatissimo ad “Ambush”. Quando ci fu confermato che Rodney Matthews avrebbe fatto la copertina ero felicissimo. Ricordo che ci inviò alcuni bozzetti proprio mentre eravamo in studio a registrare… Eravamo così felici delle canzoni che avevamo scritto per il disco. Sapere poi che avremmo lavorato con Chris Tsangarides ci dette ancora più motivazione.

Possiamo definirlo un momento cruciale nella storia delle Tigri, dato che segna l’uscita di Dean Robertson e il ritorno dietro la consolle di Chris Tsangarides?
Dean se ne è andato subito dopo il primo round di promozione del disco. Ma era ed è orgogliosissimo delle canzoni e delle registrazioni. Quando lo abbiamo informato che il disco sarebbe stato ripubblicato era felicissimo. Per quanto riguarda Chris, lo avevamo incontrato al Bang Your Head nel back stage nel 2011. Parlò a lungo con Robb confessandogli che ancora non aveva digerito il fatto di non aver potuto produrre ‘Crazy Nights’… quindi quando abbiamo iniziato a pensare al successore di ‘Animal Instinct’, lo abbiamo contattato subito. Il resto è “storia”, e per una volta con un lieto fine, nel senso che Chris ha potuto realizzare il suo sogno di produrre ancora una volta un disco dei Tygers of Pan Tang!

Nella mia recensione su Rockerilla ho scritto che la tua versatilità vocale ha permesso a questo album di essere più vario: ritieni di aver influenzato con il tuo ingresso il sound della band e come è cambiato il tuo ruolo in questi tanti anni di militanza nel gruppo?
Se ho influenzato il sound questo è successo in modo naturale. Nei Tygers tutti compongono: le melodie e i testi non sono solo miei ma nel caso di “Ambush” del contributo di Craig Ellis, il batterista, e di Dean Robertson. Di sicuro fin da “Animal Instinct” mi è stato chiesto di non aver paura di proporre e condividere le mie idee. Robb mi ha sempre invitato anche a sentirmi libero di “osare” anche nelle canzoni del repertorio storico. Di sicuro quello che senti negli ultimi dischi non mi è stato imposto.

La nuova edizione contiene delle bonus track, ti andrebbe di parlarne?
Ci sono quattro bonus track: un inedito, “Cruel Hands Of Time” che non è stato inserito nel disco all’epoca solo perché la scaletta ci sembrava perfetta con 11 canzoni. Ti dirò di più: per quella canzone avevo registrato un’altra versione con testo e melodia diverse, scritte da Dean e dedicate a Valentino Rossi e alla “sua” Duchessa. Purtroppo però nessuno di noi ha conservato o forse mai avuto una copia di quella registrazione… Le due canzoni dal vivo sono tratte dal concerto di Fismes del 2012; credo che fosse la prima volta che aprissimo un concerto con “Keeping Me Alive”. Infine abbiamo deciso di inserire una versione demo di “Rock’n’Roll Dream” per dare un’idea di come siamo soliti lavorare a distanza. La base è registrata del vivo in sala prove ed io ho cantato nel mio studio casalingo. È così che molte canzoni dei Tygers sono nate e si sono sviluppate.

Ho ricevuto il promo digitale, quindi non conosco la versione fisica del disco, però nelle note promozionale c’è scritto che il booklet è stato “rinforzato” con vostri contributi, confermi?Confermo: ognuno di noi, anche Dean, ha scritto un personale ricordo di quel periodo. Ed è interessante come ognuno abbia vissuto diversamente quell’esperienza.

Quali brani di “Ambush” hanno superato la prova del tempo e fanno ancora parte delle vostre scalette?
Abbiamo suonato almeno la metà dei brani di “Ambush” dal vivo, ma solo “Keeping Me Alive” è rimasta in scaletta dal 2012; per quanto mi riguarda continuerà a rimanerci fino al nostro ultimo concerto. Spero però di poter risuonare qualche altro brano, in particolare “Mr. Indispensable” che è la mia canzone preferita del disco e qualche altra…

Dato che siamo in vena di ricordi, farei un ulteriore passo indietro: quando hai scoperto i Tygers of Pan Tang? Ricordi qual è stato il loro primo disco che hai ascoltato?
Il primo disco credo sia stato “The Cage”; una copia usata nel 1984 comprata nello storico negozio Contempo di Firenze. Ricordo anche che subito dopo comprai “Spellbound” e me ne innamorai perdutamente al primo ascolto. Credo che il lato A di quel disco sia praticamente perfetto.

Ti va di tornare invece agli eventi che ti hanno portato dietro il microfono di questa gloriosa formazione?
È stata la mia prima e unica audizione. Novembre 2004, non ricordo se il 2 o il 4. A Darlington, nel nord dell’Inghilterra, la stessa città da cui David Coverdale partì con il treno per Londra nel dicembre del 1973… lo presi come un segno di buon auspicio, e dopo 16 anni credo proprio che lo sia stato!

Ti andrebbe di fare una mini classifica, dal basso verso l’alto, dei full length dei TOPT con te alla voce?
Domanda difficilissima perché ogni album ha un posto speciale nella mia memoria. “Animal Instinct” è il primo disco che ho registrato con gli inglesi e rimarrà sempre un momento importante della mia carriera; lavorare con con Chris Tsangarides per “Ambush” mi ha reso il cantante che sono e non potrò mai ringraziarlo abbastanza…”Tygers of Pan Tang” del 2016 lo abbiamo registrato a Newcastle negli storici Blast Studios ed ho ricordi così forti come la registrazione in diretta insieme a Micky di “Angel In Disguise”… una take sola come negli anni ’70… o il giorno che abbiamo registrato i cori di “Glad Rags” con un gruppo di fan scatenati; infine “Ritual” e il mio incontro con Fred Purser, un vero gentiluomo con il quale ho condiviso la mia passione per la birra, in particolare per le IPA… è davvero difficile stilare una classifica, è come chiedere a un padre qual è il suo figlio preferito?!

In chiusura, invece, ti chiedo: qual è il disco, tra quelli senza di te, delle Tigri che preferisci?
“Spellbound”, senza alcun dubbio!

Iron Angel – Smeraldi tedeschi

Gli Iron Angel sono tornati definitivamente. Nel 2018 “Hellbound” sorprese tutti per la bontà delle canzoni contenute, ma nessuno aveva la certezza che non si trattasse di un fuoco di paglia, di un regalo per i fan che attendevano il terzo disco dei tedeschi dal 1986. In realtà, dopo due anni possiamo affermare con certezza, non solo che quel lavoro non è stata una mossa effimera, ma che addirittura con “Emerald Eyes” gli Iron Angel hanno saputo fare meglio. Vero motore di questa seconda e felice stagione della vita dei thrasher crucchi è Mäx Behr, batterista e maggiore compositore del gruppo sotto contratto con la danese Mighty Music Records.

Benvenuto Max, mi verrebbe da dire “più thrash che mai!”. Sei il compositore principale di “Emerald Eyes”, sei stato ispirato da “Hellish Crossfire” durante la scrittura delle canzoni?
Be’, immagino di sì, ma lo eravamo davvero tutti. Conosciamo il significato di quell’album e quanto la gente lo ami, quindi era chiaro per noi il desiderio di riconnetterci un po’ con il passato. Però allo stesso tempo volevamo portare avanti le cose e non creare un “Hellish Crossfire Pt. II ”, ma bensì un album che fonde il vecchio e il nuovo.

Sei un batterista, ma immagino che tu abbia iniziato a scrivere le nuove canzoni da un riff di chitarra, giusto?
Sì, sono il batterista, ma faccio molto di più che suonare la batteria e quando si tratta di scrivere canzoni, per me, spesso il tutto inizia con un riff o una melodia che si sviluppa dalla chitarra. Stranamente, tendo a pensare alle parti di batteria solo alla fine, questo assicura anche che non stia esagerando o abusando per mettermi in mostra in una canzone.

Fuori Michael Meyer, dentro Nino Helfrich: come questo avvicendamento ha influenzato il sound finale?
Secondo me ha fatto una grande differenza. Nino è un grande musicista, esperto e con molte doti, questo ci ha permesso di raggiungere un nuovo step. Non voglio parlare male di Mitsch, ma in passato non ha mai suonato allo stesso livello di Nino: sicuramente non avremmo fatto un album come questo con lui! Il suo modo di suonare, inoltre, è peggiorato nel tempo, sebbene non sia quella la ragione della sua esclusione. Quindi, tutto sommato, Nino è sicuramente una figura chiave quando si parla di “Emerald Eyes”.

Che tipo di leader è Dirk, ti ​​ha lasciato libero di scrivere le nuove canzoni?
Haha, non è affatto un leader, anche se a tutti piace crederlo dal momento che è il frontman e l’ultimo membro originale, ma la realtà è che gli Iron Angel sono una democrazia. Stando a Dirk, lo sono sempre stati, anche negli anni ’80 e voleva mantenere la stessa situazione, il che è fantastico. In termini di canzoni, tutti possono offrire le loro idee, ma ciò che usiamo e ciò che viene escluso è sempre il frutto della decisione della band. Se fosse stato solo per Dirk, non avremmo ottenuto un disco speed metal, dato che all’inizio ne voleva fare uno più orientato al rock, ma fortunatamente siamo una democrazia e quell’idea è stata rapidamente cassata.

Hai fatto riferimento alla volontà di Dirk di lasciare la band in un regime di democrazia come negli ’80, ma in generale lui è perso nel passato o è concentrato sul presente della band?
Hmmm, direi nessuna delle due situazioni. Ha decisamente superato molte delle convinzioni di quei tempi – anche perché devi tenere a mente che aveva solo 18 anni quando ha fatto “Hellish Crossfire” – ma ha anche difficoltà a stare al passo con tutto quello che sta avvenendo oggi. Non lo biasimo, posso solo immaginare come deve essere per lui. Alla fine è decisamente superfluo dire che non è affatto un grande pianificatore od organizzatore, ma questo non è mai stato il suo ruolo negli Iron Angel.

L’album inizia con la violenta “Sacred Slaughter”, una delle mie canzoni preferite, perché siete così arrabbiati?
Grazie, quella è in realtà la prima canzone che ho scritto per il gruppo nel giugno 2018 ed è il modo in cui immaginavo lo sviluppo che la band avrebbe dovuto intraprendere da quel punto in poi. Ritengo che il nostro precedente disco, “Hellbound”, sebbene sia un bel lavoro, sia carente di quel del morso che aveva il nostro album di debutto, per questo volevo aumentare di nuovo il “thrashiness” della nostra musica, ma anche mostrare più segni di maturità e complessità. Ricordo che a Dirk la canzone all’inizio non piaceva molto, ma una volta che ha iniziato a cantarla in studio, è diventata anche una delle sue preferite.

La title track è la canzone più rappresentativa dell’album?
Hmmm, bella domanda… Penso che la title track illustri una cosa meglio di qualsiasi altra canzone dell’album: il collegamento tra questo disco ed “Hellish Crossfie”. A parte la sua sezione centrale, sembra una traccia che non avrebbe sfigurato sul nostro debutto. Da questo punto di vista, si collega bene alla tua prima domanda, perché ho notato, soldo dopo, che gli accordi che compongono il riff principale sono gli stessi di “Sinner 666”, anche se in un ordine e una struttura ritmica differente. Potresti farmi l’appunto che quegli accordi sono la base di molte canzoni del genere, ma questo non esclude la causalità.

Sei nella band dal 2016, hai capito perché gli Iron Agel non sono così famosi come Destruction, Kreator o Sodom, le altre band con cui hanno iniziato?
In realtà, sono entrato a far parte della band nel 2017 (02.04.2017 per la precisione), le due ragioni principali sembrano essere il cambiamento di suono e stile con “Winds of War” (con il parziale abbandono del thrash) e l’immediata successiva divisione della band.

Ti piacerebbe ri-registrare i primi due album con questa formazione?
Non credo che sia necessario o che sia una buona idea in generale. I fan adorano gli album per quello che sono e questo è un bene. Sarebbe un po’ una mossa infame solo per far soldi, far ricomprare alle persone un album che già possiedono. Penso anche che non migliorerebbe i dischi originari. Molte band hanno già ri-registrato i loro album classici e suonano per lo più come spazzatura omologata al presente e senza tutta la magia che ha reso quei dischi così speciali. Quindi no, non lo faremo.

Qual è il tuo album preferito degli Iron Angel
Domanda difficile… Ovviamente sono un po’ di parte, ma in termini di songwriting e performance, sicuramente il nuovo “Emerald Eyes”, ma quando si parla di oscurità e intensità, preferisco ancora “Hellish Crossfire”.